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Alleanza M5S-Pd per ridare peso all’Italia

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L'Editoriale|verso il governo / 1

Alleanza M5S-Pd per ridare peso all’Italia

L’Unione europea ha più che mai bisogno di unità per affermare i suoi valori e i suoi interessi in un’era in cui la leadership globale statunitense è sull’orlo del crollo, la Cina è in fase di ascesa e la Russia vacilla nuovamente tra la collaborazione e lo scontro con la Ue. Divisa, la Ue è una semplice spettatrice impotente di fronte a una serie di sconvolgimenti geopolitici.

Unita, la Ue può invece svolgere un ruolo globale fondamentale in quanto può unire la prosperità alla democrazia, al rispetto dell’ambiente, all’innovazione e alla giustizia sociale. Se l’Unione riuscirà a riacquistare un’unità di intento o se invece finirà per entrare in una spirale che la porterà alla distruzione, dipende da ciò che succederà ora in Italia.

Il ruolo fondamentale dell’Italia deriva dalla sua posizione geografica che separa la prosperità del Nord Europa dalla crisi del Sud Europa e dalla divisione intellettuale ed emotiva che il Paese rappresenta tra un’Europa aperta e quella intrappolata nel nazionalismo e nella paura. L’Italia rappresenta anche il divario politico, con un nuovo partito dissidente, il Movimento Cinque Stelle, che si contende la scena politica con la Lega, il partito di destra, anti-Ue e anti immigrazione, e il Pd, il partito di centro-sinistra, pro-Ue ma alquanto indebolito.

In tutta l’Unione i partiti di centro-sinistra e di centro-destra favorevoli alla Ue stanno perdendo voti, mentre, proprio come in Italia, i partiti nazionalisti anti-Ue, come la Lega, stanno prendendo voti. Dal canto loro, i movimenti dissidenti e anti-establishment come M5S, Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, stanno guadagnando il potere o mantenendo l’equilibrio tra i principali partiti tradizionali pro-Ue e i partiti nazionalisti anti-Ue.

Ci sono tre ragioni dietro al cambiamento dello scenario in Europa. La prima, e forse la meno riconosciuta, è una politica estera disastrosa degli Usa in Medio Oriente e Africa. Dopo la Guerra fredda nei primi anni 90, Stati Uniti e alleati locali avevano come obiettivo quello di stabilire un’egemonia in Medio Oriente e nel Nord Africa attraverso guerre di regime guidate dagli Usa in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia. Il risultato è stato una serie di violenze continue e di instabilità che ha portato alla fuga di milioni di persone verso l’Europa. Questi flussi hanno, a loro volta, stravolto la politica di un Paese della Ue dopo l’altro.

La seconda ragione è la fase persistente di sottoinvestimento dell’Europa, in particolar modo da parte del settore pubblico. Con l’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, una Germania autocompiaciuta ed economicamente di successo ha bloccato il processo di crescita guidato dagli investimenti in tutta Europa e ha trasformato l’Eurozona in una prigione di debitori per la Grecia e in una scoraggiante area di stagnazione per gran parte dell’Europa del Sud e dell’Est. Con una politica economica Ue limitata all’austerità non è difficile capire perché il populismo abbia preso piede.

La terza ragione è di carattere strutturale. L’Europa del Nord ha sempre portato avanti una politica di innovazione, mentre l’Europa del Sud e dell’Est sostanzialmente no, o per lo meno non agli stessi livelli. L’Italia è a cavallo delle due facce dell’Europa con un Nord dinamico e un Sud in difficiltà. È una vecchia storia, che aiuta a spiegare la linea del fronte della politca della Ue. Il M5S ha trionfato in particolar modo nel contesto stagnante del Mezzogiorno.

Politicamente prediligo la socialdemocrazia. Colpevolizzo i conservatori, come Schäuble, per aver spinto gli elettori nelle braccia dei partiti populisti, ma ci sono anche stati troppi leader socialdemocratici che hanno taciuto insieme a Schäuble. Anche il cancelliere Angela Merkel e altri leader europei hanno sbagliato nel non alzare abbastanza i toni contro le guerre in Medio Oriente e nel Nord Africa. I leader europei avrebbero dovuto essere ben più energetici in seno alle Nazioni Unite nel contrastare la politica egemonica americana in Medio Oriente, con i suoi effetti catastrofici tra cui gli sfollamenti di massa e i flussi dei rifugiati.

I sostenitori di una Ue forte e vibrante (e io sono tra questi) dovrebbero sperare che i partiti dissidenti uniscano le forze con i partiti tradizionali socialdemocratici, ormai indeboliti, per promuovere uno sviluppo sostenibile, l’innovazione e una crescita guidata dagli investimenti per bloccare le coalizioni anti-Ue. Oppure, come in Germania, dovrebbero spingere le grandi coalizioni di partiti di centro-destra e centro-sinistra a diventare più dinamiche e ad aumentare gli investimenti su scala europea sia per il buonsenso economico sia per contrastare i nazionalisti di estrema destra. Oppure, come nel caso della Francia, dovrebbero favorire la fusione dei tradizionalisti pro-Ue e dei dissidenti in un movimento simile a quello di Emmanuel Macron ovvero La République en marche ! Questi allineamenti a favore della Ue possono dare tempo all’Unione di riformare le sue istituzioni, tracciare una politica estera comune e avviare una crescita guidata da investimenti e innovazione al posto dell’austerità.

I partiti socialdemocratici tradizionali evitano, per la maggior parte, i nuovi partiti dissidenti considerandoli populisti, irresponsabili, opportunistici e disonesti. Questa è la visione in Italia da parte dei democratici, tanto che i principali politici democratici rifiutano una coalizione con i M5S. Ciò è comprensibile dato che i nuovi arrivati hanno sconfitto i democratici al voto, spesso con promesse populiste “fuori misura”. Tuttavia i socialdemocratici sono stati muti di fronte all’austerità promossa da Schäuble e alle guerre irresponsabili guidate dagli Usa. I partiti tradizionali di stampo socialdemocratico dovranno riacquistare il loro dinamismo e la voglia di correre dei rischi per poter vincere di nuovo alle urne come veri partiti progressisti.

La posta in gioco in Italia è alta. Con l’Europa divisa politicamente e geograficamente, la politica italiana potrebbe far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Un’Italia pro-Ue governata da una coalizione tra M5S e i democratici potrebbe unirsi alla Francia e alla Germania nel riformare l’Unione europea, riacquistare una voce decisa per la Ue nella politica estera di fronte a Usa, Russia e Cina e implementare una strategia per una crescita verde e fondata sull’innovazione.

Per forgiare questa alleanza, i Cinque Stelle dovrebbero adottare un programma economico responsabile e ben definito, mentre i democratici dovrebbero accettare di essere il partner junior di una forza dissidente mai testata. Un aspetto chiave verso una fiducia reciproca potrebbe essere l’assegnazione del ministero delle Finanze ai democratici, e del ruolo di primo ministro ai Cinque Stelle.

Non sorprende che Stephen Bannon, l’imprudente ex consigliere del presidente Trump, sia corso in Italia a incoraggiare M5S e Lega a formare una coalizione che ha definito come «il sogno più ambito», in quanto dividerebbe la Ue. Questo fatto dovrebbe di per sé ricordare agli italiani l’importanza di una coalizione pro-Ue che ripudi questo miserevole incubo.
(Traduzione di Marzia Pecorari)

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