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Cittadini e legislatori nella «terra incognita» dei social network

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Cittadini e legislatori nella «terra incognita» dei social network

Gentile Carrubba,
sullo scandalo Cambridge Analytica c’è ogni giorno una novità, ma è emersa una verità: quando beneficiamo di un servizio in un modo o nell’altro lo paghiamo. La profilatura di 50/80 milioni di campioni sono un piatto troppo prelibato per non sfruttarne le potenzialità. I responsabili del marketing che cercano di individuare le preferenze degli individui, grazie agli algoritmi, possono ricavare una miriade di informazioni sia per motivi pubblicitari che per motivi politici. Forse si può essere d’accordo con chi sostiene che certi dati, sempre anonimi, possano, anzi, debbano, essere condivisi tra i vari competitor. Il problema nasce quando le informazioni vere vengono miscelate con quelle false, o peggio ancora che i dati siano sottratti a insaputa degli utenti. Stiamo passando dalle rapine a mano armata o al bancomat fatto saltare alle rapine cibernetiche, non solo di beni ma anche dei dati sensibili. Forse non dobbiamo stupirci che molti italiani ancora siano restii a “lasciare” l’uso del contante, ma, certo, tra cento o mille anni i nostri pronipoti quasi certamente dovranno affrontare altri problemi, quelli tecnologici in primis, ma ognuno è figlio del proprio tempo. Certo che quel batterio apparso sulla terra 4,5 miliardi di anni fa ne ha fatta di strada!
Marco Nagni

I social sono la fiera della vanità di chi vuol mettersi in mostra. Non ci si lamenti poi se qualche furbone vende i profili di chi partecipa a questo nuovo gioco di società. Ora vengono alla luce gli scandali delle commercializzazioni dei profili(veri e falsi) e bisogna cambiare le regole del gioco. Se gli inventori di queste comunicazioni di massa hanno trovato la miniera d’oro gratis,è giusto che i “profilati” usino i social come pietra filosofale per trasformare il nulla in oro: cioè si facciano pagare bei soldoni da chi usa i profili per arricchirsi alle spalle dei gonzi. Da oggi: “gonzi nunca mas”. E così si avrà finalmente un po’ di giustizia “social”.
Gian Carlo Politi

Non dovremo attendere cento o mille anni per vederne delle belle: siamo già inseriti in una corrente di cambiamento tale da rimettere in discussione presupposti che davamo per scontati.
Ma non siamo certo i primi, nella storia dell’umanità, a dover affrontare traumi di questo genere. Quando prese piede la stampa, molti intellettuali dell’epoca si domandarono sgomenti se l’eccesso di idee messo in circolo dai libri non avrebbe finito per sconvolgere la gente comune: dal loro punto di vista avevano ragione. Di nuovo, quando fu inventato il treno, gli scienziati si consultarono per verificare se l’organismo umano fosse attrezzato per affrontare velocità superiori ai 40 km orari. Insomma, innovazione e cambiamento sono sempre stati forieri di distruzione di abitudini, idee, regole e ordine sociale circostanti.
Quello che c’è di nuovo, se mai, è che oggi le sfide poste da social e Intelligenza artificiale, che vanno di pari passo, sono anche di carattere etico e rappresentano, secondo alcuni filosofi, autentiche trasformazioni antropologiche, per la mutata natura del rapporto che definisce la posizione di ciascuno nell’universo, reale non meno che virtuale.
Nella vicenda scandalo Cambridge Analytica, ho l’impressione che molti siano scandalizzati, più che per la violazione della privacy, per l’arricchimento che altri si sono procurati grazie ai dati che ci riguardano, ormai ridotti a materia prima a buon mercato. In realtà, c’è di più. Il controllo personale attraverso i social sta per esempio diventando una potentissima arma in mano ai regimi autoritari, sempre in crescita, che grazie a essi possono meglio controllare, reprimere e mobilitare i propri cittadini (come del resto sapevano già fare benissimo con giornali, radio e tv).
Social e Intelligenza artificiale, dunque, restano insostituibili strumenti di innovazione e diffusione di conoscenze e informazione, ma possono anche minacciare la libertà dell’individuo (anche in democrazia: pensiamo al danno incalcolabile che può provocare una fake news).
Dinanzi a sfide di questo genere, la risposta mi pare ancora debole e divisa; oltre che animata spesso più da intenti punitivi nei confronti di chi è diventato ricco, che non dalla reale valutazione delle diverse poste in gioco. Perciò condivido il richiamo del lettore agli utenti perché siano essi i primi a manifestare responsabilità nell’utilizzo di questi strumenti, e di essere più prudenti a lasciare, novelli Pollicini, sui sentieri della Rete innumerevoli briciole di se stessi che altri beccheranno. Ma temo che una risposta univoca sarà difficile da trovare, e che ci si debba rassegnare (e partecipare) a un lungo periodo di trial and error. Adesso ci sta provando l’Europa, vedremo con quali esiti: speriamo più nel trial che nell’error.

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