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Pensioni e Ape volontario, una soluzione salva-conti

L'Editoriale|pensioni

Pensioni e Ape volontario, una soluzione salva-conti

Viviamo più a lungo e ci viene chiesto di lavorare più a lungo. Se razionalità economica e conti pubblici sembrano rendere questa equazione ineludibile, non mancano le (buone) ragioni per chiedere maggior flessibilità in uscita dal mercato del lavoro per i lavoratori anziani. La domandano alcune imprese, interessate ad aumentare la produttività attraverso ristrutturazioni del personale che svincolino i lavoratori ultra sessantenni.

La chiedono molti lavoratori ormai prossimi al pensionamento, desiderosi di ampliare le possibilità di scelta in questa fase finale della loro vita lavorativa. Si tratta di una domanda di flessibilità potenzialmente elevata, poiché la percentuale di uomini tra i 55 ed i 64 anni che lavorano è aumentata dal 39% nel 2000 al 63% nel 2017.

L’Ape volontario (Anticipo pensionistico) - partito finalmente ieri con le prime domande all’Inps - prova a dare una risposta a queste legittime esigenze. Si tratta, come è ormai noto, di un prestito agevolato che i lavoratori con più di 63 anni, in possesso di alcuni requisiti previdenziali e creditizi, possono richiedere alle banche tramite l’Inps. Il prestito è erogato mensilmente fino alla data di pensionamento di vecchiaia ed è restituito nei venti anni successivi tramite una trattenuta sulla pensione. In caso di premorienza del richiedente, un’assicurazione subentra a restituire le rate residue senza che eventuali pensioni di reversibilità siano penalizzate. Metà del premio assicurativo e degli interessi è a carico dello Stato, grazie a un’agevolazione fiscale.

Poiché l’Ape volontario è compatibile con l’attività lavorativa, questo strumento apre diversi scenari di flessibilità per i lavoratori anziani. Si può passare al part-time, compensando attraverso l’Ape la diminuzione del reddito da lavoro. Si può smettere di lavorare del tutto e finanziarsi attraverso l’Ape fino alla pensione. Ma si può anche continuare a lavorare e chiedere l’Ape, se nell’ambito familiare sono necessarie risorse aggiuntive.

Quando invece la domanda di flessibilità parte dalle imprese, è giusto che siano le imprese a pagarne il costo. L’Ape volontario lo consente attraverso l’opzione dell’Ape aziendale. In questo caso, le imprese versano i contributi previdenziali aggiuntivi per incrementare la pensione del lavoratore e finanziare così la restituzione del prestito.

L’Ape volontario aumenta dunque la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro - tuttavia a un costo, seppur agevolato dallo Stato o pagato dalle imprese. Ma perché un lavoratore, dopo aver pagato i contributi durante tutta la vita lavorativa, dovrebbe accendere un mutuo per poter andare in pensione?

La domanda è sicuramente legittima. Per dare una risposta, valutiamo tre possibili opzioni. La più popolare è sicuramente di consentire ai lavoratori anziani di smettere di lavorare prima dell’età di pensionamento, ma senza ridurre la loro pensione. In pratica, a questi lavoratori verrebbe dato un monte pensione più elevato, se calcolato nell’arco della loro vita da pensionati. Ma queste maggiori entrate previdenziali per i lavoratori anziani si tradurrebbero in maggiori costi per lo Stato e maggiori contributi per i lavoratori giovani. Si tratta quindi di una via difficilmente percorribile, visto lo stato dei conti pubblici, e comunque profondamente iniqua verso i giovani.

La seconda opzione per aumentare la flessibilità è di permettere ai lavoratori un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, in cambio di una riduzione della loro pensione, così che il loro monte pensione, calcolato durante l’intera vita da pensionati, rimanga invariato. In questo caso, i lavoratori avrebbero un’opzione di flessibilità, ma costosa. Ma anche questa opzione, sicuramente più equa, si scontra con i vincoli di finanza pubblica.

Il pagamento delle nuove pensioni erogate si contabilizza subito e va quindi finanziato. Il costo stimato della meno generosa tra queste proposte di flessibilità è comunque molto elevato: 39 miliardi di euro in dieci anni.

L’Ape volontario si ispira dunque alla seconda opzione e prova a riprodurla attraverso l’uso del mercato - bancario ed assicurativo - e dell’agevolazione fiscale. Il tutto per rispettare i vincoli di bilancio.

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