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Un termometro per misurare la febbre «municipalizzata»

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Scenari

Un termometro per misurare la febbre «municipalizzata»

In Friuli Venezia Giulia — dove la raccolta differenziata è pervasiva, dove le città hanno dimensioni raccolte e dove molta parte degli abitanti vivono in campagna — la nettezza urbana spende 240,93 euro per ogni tonnellata di spazzatura raccolta, molto meno rispetto ai 337,26 euro teorici di quel tipo di zona. A Roma il servizio rifiuti spende 406,03 euro la tonnellata rispetto a una spesa teorica che per la città è stimata in 349,8 euro. Palermo ha il rapporto peggiore: il contesto palermitano consentirebbe di spendere 404,16 euro per ogni tonnellata e invece il costo reale addirittura è 550,47 per tonnellata di rifiuti. Questi numeri sono un modo in cui gli economisti cercano termometri che possano misurare in modo chiaro la febbre delle aziende di servizi pubblici locali, quelle che una volta venivano chiamate in modo generico “municipalizzate”.

Misurare il servizio

Nel settore dei rifiuti e nel settore degli acquedotti ci sono molti strumenti di misura, ma non mostrano alcuna correlazione fra loro. Si sa quanto fattura un’azienda di rifiuti e quanta immondizia raccoglie, si sa quanto pervasiva sia la raccolta differenziata e si conosce l’indice di gradimento del servizio. Si analizzano gli investimenti di un’acquedotto, le perdite dalle tubature, la presenza di colibatteri o solventi clorurati. Ma sono rilevazioni non correlate fra loro e di queste aziende non si conosce l’efficacia ed efficienza reale.

Tre domande (una è un po’ spinosa)

Domanda: gli investimenti in camion compattatori (rifiuti) e l’acquisto di tubazioni di gres (acqua potabile) sono stati ben indirizzati o sono soldi dissipati?
Domanda: gli slogan come “bene comune” hanno senso reale o sono velleità per utopisti delle belle parole?
Domanda abbastanza spinosa e rivelatrice: l’attività della “municipalizzata” è uno strumento il cui fine è il cittadino, oppure i termini sono invertiti e il cittadino è lo strumento per conseguire come fine l’azienda?

Due analisi a confronto

Due economisti incrociano i diversi strumenti di lettura — economici, di efficienza, di qualità del servizio — alla ricerca di un termometro di misurazione molto più aderente alla reale efficienza delle aziende di servizi pubblici locali. Ecco per il segmento dei rifiuti Massimo Beccarello (Università Bicocca) con lo studio «Il servizio di gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in Italia: valutazioni di efficienza e proposte di regolamentazione», condotto insieme con Giacomo Di Foggia.
Ed ecco per il settore idrico Andrea Gilardoni (Università Bocconi) con l’evento «L’industria idrica italiana in una prospettiva europea». Entrambi gli economisti hanno interrelato le loro analisi economiche e di mercato insieme con la rotta delineata dall’Autorità dell’energia (Aeeg, Autorità dell’energia elettrica e del gas) cui nel 2014 è stata affidata la regolazione degli acquedotti (Aeegsi, Autorità dell’energia elettrica, del gas e dei servizi idrici) e quest’anno anche il settore dei rifiuti (Arera, Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente).
Entrambi gli osservatori hanno notato come l’organismo indipendente di regolazione abbia un ruolo di promozione dell’efficienza a favore dei consumatori.

Perdere acqua

Lo conferma Gilardoni: «Nel settore dell’acqua potabile sono raddoppiati gli investimenti dopo che nel 2014 è cominciato il lavoro dell’Autorità. In pochi anni l’organismo di regolazione ha introdotto strumenti di controllo anche sulla qualità tecnica degli acquedotti, in modo da monitorare la gestione del servizio idrico attraverso vari indicatori prestazionali».

L’effetto di questa promozione dell’efficienza è leggibile attraverso i bilanci aziendali, i quali enumerano il fatto che le migliori aziende dell’acqua stanno aumentando la redditività.

Un rinascimento

Sia chiaro, una migliore redditività non significa in un servizio migliore, però condizioni di salute aziendale migliore danno alle aziende di servizi pubblici locali le risorse finanziarie per modernizzarsi. «E quando si modernizza — ricorda Gilardoni della Bocconi — il settore punta su potabilizzazione e qualità dell’acqua di fronte alle nuove norme e dei nuovi inquinanti, come l’arsenico di origine naturale presente nel sottosuolo e nelle acque sorgive di molte province, e punta a rinnovarsi anche sulle reti di distribuzione dell’acqua e sulla gestione di flussi e interconnessioni».

Secondo l’analisi di Gilardoni si può pensare che il settore idrico stia vivendo un nuovo rinascimento ma va chiarito il modo in cui le aziende del settore si collocano rispetto all’Europa, va individuata la mèta dell’eccellenza e ne va misurata la distanza da percorrere.

I costi della spazzatura

Simili le domande che sul settore dei rifiuti si pone Beccarello. L’analisi condotta dal Cesisp (Centro studi in economia e regolamentazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico della Bicocca) parte da un metodo per individuare i costi di base del servizio di nettezza urbana.
Non ha senso dire che in una città il servizio di nettezza urbana costa più o meno che in un’altra. Ogni zona ha costi diversi. Gli abitanti dei quali raccogliere l’immondizia sono molto concentrati in città fitte, per i quali il camion della spazzatura si riempie con un solo viaggio, oppure gli abitanti sono dispersi in campagne remote e bisogna compiere viaggi lunghi e labirintici? Ci sono servizi di raccolta differenziata molto esigenti e raffinati oppure si raccoglie un misto di rifiuti a bassa propensione per il riciclo? Ci sono discariche insostenibili ma poco costose, inceneritori a tecnologia complessa oppure raffinatissimi sistemi di ricupero dei materiali? Così Beccarello e gli economisti della Bicocca hanno mappato la griglia dei costi ideali e li hanno confrontati con quelli realmente sostenuti. Così si scopre che la migliore efficienza è in Friuli Venezia Giulia e la peggiore è Palermo. Bella forza, diranno alcuni: la solita Alta Italia efficiente contro il solito Mezzogiorno.

Fare i conti

«Sotto il profilo economico-finanziario, il servizio rifiuti presenta una limitata accountability, tranne nelle realtà di grandi dimensioni fortemente orientate al mercato», osserva Beccarello di Milano Bicocca. «Per questo motivo nella nostra analisi abbiamo cercato di valutare le principali determinanti che influenzano la struttura del costo medio di raccolta»

Luoghi comuni da smentire

Ma ecco qualche numero. In Friuli il costo osservato è 240,93 euro per ogni tonnellata di rifiuti e il costo stimato è 337,26 euro la tonnellata. Ma sono in vantaggio economico anche Vicenza (osservato 259,09 euro, stimato 356,52) e in terza posizione da podio la meridionale Isernia (costo osservato 249,82 euro per tonnellata di rifiuti contro un costo stimato di 331,05 euro). E seguono nella graduatoria altre città in modo indistinto del Nord, del Centro e del Sud: bravissime Fermo (Marche), Barletta-Andria-Trani (Puglia) e anche Reggio Calabria. Malissimo Roma dove — per colpa della mancanza di impianti e della soluzione salvacoscienza dell’esportazione della spazzatura — il costo è incivile: la metropoli spende ben 406,03 euro per tonnellata di rifiuti quando una città di quelle dimensioni e con quelle infrastrutture potrebbe spendere molto meno, appena 349,8 euro per ciascuna delle 2.406.921 tonnellate che i romani gettano ogni giorno.

Un mercato da 10 miliardi

«Il valore del servizio di raccolta urbana è pari a circa 10,05 miliardi l’anno , considerando l’indotto delle attività attivate si stima un valore pari al 2-3% del Pil», rileva l’analisi del’Università Milano Bicocca. «Negli ultimi tre anni il costo del servizio di raccolta rifiuti urbana Tari è stato considerato dall’opinione pubblica soprattutto per i criteri allocativi con i quali, agli utenti del servizio, è stato richiesto il pagamento del contributo. Limitate sono state le considerazioni in merito ai costi del servizio, alle modalità utilizzate per il loro riconoscimento, agli strumenti economici che potevano essere utilizzati per ottimizzare i costi e generare risorse finanziare per nuovi investimenti per rendere il servizio più efficiente».

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