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I monumenti antichi rinascono come show in 3D

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ARCHEOLOGIA HI-TECH

I monumenti antichi rinascono come show in 3D

Fori di Augusto
Fori di Augusto

Il videogioco culturale prima era un come un cavolfiore ricoperto di cioccolato, nel senso che gli intenti didattici ed educativi erano ben dichiarati e distinti rispetto al “cioccolato”, ovvero all’aspetto ludico. Ora non più. L’intreccio tra i due aspetti è molto più stretto: si gioca e si impara. “Father e Son”, il videogioco realizzato dal Mann, il museo archeologico di Napoli, del “cavolfiore” non ha nulla. La cultura, insomma, si appoggia sempre di più alla multimedialità. Siamo agli inizi di un percorso molto promettente.

Di esperienze ce ne sono già. E non solo relative ai videogiochi. Ci sono le visite ai Fori di Augusto e Cesare, che riprendono vita sotto gli occhi dei visitatori, la riproduzione degli affreschi di luoghi del Palatino e del Foro Romano, come il criptoportico neroniano, gli Horti Farnesiani o Santa Maria Antiqua, la ricostruzione della Domus Aurea o delle terme di Caracalla, l’esperienza immersiva del racconto di Michelangelo e della Cappella Sistina o del progetto Welcome to Rome, che racconta la Città Eterna. Solo per citarne alcuni.

La vera novità è che anche le istituzioni ci credono. Il ministero dei Beni culturali perfezionerà a breve un nuovo accordo quadro con il Cnr e ha iniziato un censimento degli allestimenti e dei lavori già realizzati utilizzando la realtà artificiale (aumentata o virtuale). In più, esistono finanziamenti che vanno in questa direzione: uno proviene dalla collaborazione tra i ministeri dei Beni culturali e dello Sviluppo e stanzia 20 milioni di euro, un altro è di ambito regionale, si chiama LazioInnova e mette a disposizione 23,2 milioni. In entrambi i casi si supportano progetti e applicazioni delle nuove tecnologie in un’ottica di valorizzazione del patrimonio culturale.

«L’alleanza tra le istituzioni - sottolinea Sofia Pescarin, ricercatrice all’Itabc (Istituto di tecnologia applicata ai beni culturali) del Cnr - è sicuramente un fatto positivo. Per quanto riguarda i videogiochi, si sta superando il concetto di serious game, di gioco espressamente finalizzato alla didattica. Ora il cioccolato (è sua la similitudine del cavolfiore, ndr) è molto di più. E questo senza perdere di vista il rigore scientifico, che rimane fondamentale».

Ma ci sono anche altri indicatori positivi: l’industria del settore cresce. «Gli sviluppatori anche piccoli e indipendenti - prosegue Pescarin, che ha una laurea in archeologia e un dottorato in storia e informatica - aumentano e questo permette di abbassare i costi, ma allo stesso tempo, continuare a mantenere alta la qualità. Nel nostro Paese abbiamo forti capacità di design, di sceneggiatura e di narrazione. Su tutto questo faremo il punto il prossimo fine settimana al Videogame lab, festival che si terrà dal 4 al 6 maggio negli studi di Cinecittà e dove tutte le parti in gioco si incontreranno: ministero, Cnr, industria ed esperienze di Paesi stranieri».

Ci saranno anche dal Mann di Napoli con il loro Father and Son, che ha fatto da battistrada. Lanciato a marzo dello scorso anno con un investimento di 60mila euro, il gioco vede impegnato Michael, un ragazzo che da New York arriva a Napoli sulle tracce del padre archeologo che non ha mai conosciuto. «Il museo, dove il padre aveva lavorato, è - spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann - uno dei luoghi dell’azione, che si sviluppa su tre livelli spaziali e temporali: la Pompei del giorno prima dell’eruzione, l’Egitto e la Napoli borbonica, interagendo con molte opere che si trovano qui. Abbiamo pensato al videogioco per diffondere l’immagine del Mann nel mondo. Un museo conosciuto perché è quello che fa il maggior numero di prestiti di materiale di archeologia classica al mondo, alimentando molte mostre. L’idea che del Mann si ha è, però, soprattutto quella del museo con i reperti di Pompei. Volevamo che venisse conosciuto anche il resto. I due milioni di download gratuiti del gioco in un anno, con numeri importanti da Cina e India, dicono che ci siamo riusciti. E diecimila dei giocatori hanno poi visitato il Mann, perché alcuni contributi aggiuntivi del videogioco si possono scaricare solo venendo qui. E ora abbiamo pronto il sequel».

Da Napoli a Roma. Il videogioco che il Cnr sta sviluppando con università inglesi e olandesi, una società di Malta e la casa-museo di Edward Jenner, lo scopritore del vaccino contro il vaiolo, ha come ambientazione il Foro di Augusto. «Sarà pronto a dicembre - spiega Pescarin - e ci siamo ispirati al gioco The Chantry, dal nome della casa di Jenner a Berkeley, in Inghilterra. In quel caso, il museo ha messo a disposizione degli sviluppatori la parte scientifica e potrà utilizzare il gioco, che arriverà a giugno, per organizzare eventi speciali. Inoltre, riceverà parte degli introiti. Nel nostro caso non abbiamo ancora deciso le modalità di diffusione del gioco, ma di certo il suo contenuto scientifico sarà più che certificato».

La strada per l’ingresso del virtuale nei beni culturali è tracciata. E non è un caso se la giornata internazionale dei musei, organizzata a maggio da Icom (Consiglio internazionale dei musei), avrà come tema i musei iperconnessi.

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