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Marco Gualtieri: «Il cibo? Per l’Italia è innovazione»

È successo. Un imprenditore del ticketing online ha immaginato da zero la creazione di un evento di portata internazionale sull’industria innovativa del cibo italiano. Voleva connettere l’ecosistema delle startup al sistema produttivo più consolidato e renderlo parte della dinamica che genera innovazione in un territorio. «Abbiamo cominciato cercando un contesto abilitante. E abbiamo trovato Milano nell’anno dell’Expo» dice Marco Gualtieri, fondatore di Seeds&Chips. Ha funzionato?

Le risposte non può che cominciare da una constatazione: se un uomo come Barack Obama ha deciso di fare la sua prima visita in Italia giusto dopo la fine del suo mandato di presidente degli Stati Uniti per partecipare a Seeds&Chips a Milano, l’anno scorso, allora vale la pena di capire meglio di che cosa si tratta. Perché, evidentemente, quell’evento dedicato all’innovazione nella filiera alimentare italiana è riuscito a superare una soglia nella gerarchia dell’importanza internazionale. Segno che, in vista della nuova edizione della manifestazione, questo può essere un buon momento per conoscere meglio la persona che ha immaginato Seeds&Chips.

Si può scommetere che lui, Gualtieri, in quella parola “evento” non si riconoscerebbe. In realtà, è la sua è un’impresa articolata disegnata per creare un sistema. «A Milano c’è il Salone del Mobile. È un concentratore di attenzione, di business e di conoscenza. A livello globale. Si poteva replicare per la filiera alimentare? Questa era l’intuizione di Seeds&Chips» ricorda Gualtieri. Per lui, nella filiera alimentare si sta sviluppando una delle frontiere dell’innovazione più affascinanti: «Modificherà la forma delle città, le opportunità di accesso al cibo per tutti, la qualità della vita. Intelligenza artificiale, Big data, sensoristica, robotica e altre tecnologie di punta sono coinvolte in pieno» spiega Gualtieri.

In effetti, secondo Allied Market Research, tanto per fare un esempio, l’agricoltura verticale in città può raggiungere i 6,4 miliardi di valore di mercato entro il 2023 grazie agli investimenti in infrastrutture, dall’irrigazione agli edifici, dall’illuminazione alla sensoristica e al controllo climatico, e all’innovazione nei sistemi di coltivazione, dall’idroponica all’aeroponica.

La crescita vertiginosa della popolazione urbana spinge alla ricerca di soluzioni agricole innovative, localizzate nelle città stesse. I vincoli delle risorse naturali e l’esigenza di garantire un ambiente sano, spingono alla ricerca di tecniche per limitare l’uso di acqua e di pesticidi. Solo l’innovazione può candidarsi a raggiungere questi risultati. Lo studio mostra che il settore potrebbe crescere del 23% all’anno da qui al 2023 e i tassi di espansione più elevati si dovrebbero registrare in Europa.

Inoltre, l’innovazione potrebbe riguardare non solo la grande produzione, ma anche una sorta di fai-da-te casalingo, con l’invenzione di nuovi elettrodomestici in grado di produrre cibo sano e conveniente. «Non è fantascienza, ma prototipazione a livello avanzato, come Robonica una startup italiana che produce, tra le altre cose, “Linfa” una sorta di “serra” tecnologicamente avanzata per la coltivazione di vegetali commestibili in casa: si basa su led per la luce e il calore, nutrienti organici, programmi per la crescita di diverse piante ottimizzati per le diverse localizzazioni in base a un vasto utilizzo di sensori e big data» dice Gualtieri. Ma questo è solo uno degli aspetti di un vastissimo sistema di innovazioni che riguarda la filiera alimentare. E il compito di Seeds&Chips è quello di intercettarle e connetterle. Almeno nelle intenzioni di Gualtieri. Che dopo l’exploit dell’anno scorso, con Obama, si prepara a conquistare ancora una volta l’attenzione con i nuovi testimonial che si sta preparando a ospitare nella prossima edizione. Per esempio John Kerry, ex segretario di Stato americano, e Howard Schultz, executive chairman di Starbucks.

Gualtieri è un milanese doc e parla volentieri della sua città, del quartiere dove è cresciuto attorno a via Vincenzo Monti, delle scuole che ha frequentato, delle vacanze a Madonna di Campiglio, delle rimpatriate con i compagni di scuola: sembrano tutti puntini che si uniscono per costruire la sua risorsa fondamentale, la consapevolezza di una comunità di riferimento, un valore raro che sembra traghettare l’esperienza della città tradizionale, culturalmente e socialmente solida, attraverso la dissoluzione delle relazioni avvenuta nel contesto della vita metropolitana spersonalizzante, per arrivare fino a un futuro nel quale socialità, l’ecologia, la cultura e l’economia ritrovano un equilibrio. È la sua visione e il suo approccio.

La sua vicenda imprenditoriale ha origine e trova la sua accelerazione con la storia di TicketOne. «Era una piattaforma pionieristica per la vendita di biglietti online nata dalla mia tesi di laurea a Pavia, diventata realtà con l’acquisto dell’esclusiva per l’Italia di un software per il ticketing e poi partita davvero con la conquista del primo cliente: il polo museale fiorentino». Una corsa da leader durata una decina d’anni, per Gualtieri, che gli consente di conoscere persone di tanti mondi, dall’arte allo spettacolo.

È così che progressivamente la sua comunità si allarga. E arriva a comprendere anche Marialina Marcucci, imprenditrice e fondatrice, tra l’altro, di Videomusic. Che a sua volta lo connette, con disarmante naturalezza, alla scena internazionale. «Quando Kathleen e poi Kerry Kennedy cercano di portare una sede della Fondazione Bob Kennedy in Italia si rivolgono a Marialina. E lei le consiglia di chiamare me».

Chi, pensando al passaggio di Obama a Seeds&Chips, cerchi di capire quali siano le risorse di Gualtieri si dovrebbe interessare dei fili che attraverso il suo modo di essere – naturalmente amichevole – uniscono persone di ogni livello sociale, compresa la mitica dinastia di Camelot. Perché poi è proprio dalla conoscenza con le Kennedy che si arriva alla sera dell’inaugurazione della presidenza di Obama. Gualtieri è invitato a viverla in prima persona a Washington. Arriva due giorni prima. «Atterro e mi suona il telefono. È Ethel Kennedy, la moglie di Bob» racconta Gualtieri con l’espressione di un inesauribile stupore: «Mi chiede: cosa fai? Vieni qui a casa, ti aspetto». Gualtieri resta a bocca aperta. «Mi ha ospitato a Hickory Hill, mi ha preparato la cena, mi ha raccontato storie di famiglia che per noialtri sono la Storia. Fino a quando poi arriva anche Kerry».

Gualtieri racconta questi fatti senza perdere la misura e coltivando una certa leggerezza. A guardare bene, nella sua espressione si cela un simpatico punto di domanda: ma come è possibile che mi sia capitata questa intimità con persone che hanno vissuto da protagoniste momenti di mito del Novecento? E che tutt’ora influenzano la società americana.

Quell’understatement che caratterizza i racconti che Gualtieri dedica alla sua comunità consente di comprendere come i suoi progetti si situino a un livello di realizzabilità più concreto di quanto si potrebbe pensare a prima vista ascoltandone qualche accenno.

Come quando finalmente Gualtieri si lancia a descrivere la sua vera passione: «Nella filiera dell’innovazione alimentare l’Italia deve trovare il suo posto di protagonista e leader. Si tratta del futuro del cibo, una delle grandi sfide del pianeta che incrocia tutto: la salute della popolazione mondiale, la lotta alla povertà, il cambiamento climatico. L’Italia è un protagonista assoluto nel mondo del cibo. E in questo mondo può essere un leader nell’innovazione». Come gli americani lo sono nel software. Gualtieri facilita il processo con il suo evento, con l’hub dell’innovazione, con i suoi nuovi format televisivi. Parla di trovare il modo di produrre il cibo nel deserto, discute dell’alimentare utilizzato per la cura della salute, si occupa della catena dell’alimentazione sostenibile, come se vedesse tutto questo già realizzato. E probabilmente immagina che la sua comunità non possa che vedere le stesse cose con lui.

Del resto, ci sono due modi per reagire a una cena a casa Kennedy: uno è credersi chissà chi; l’altra è imparare a vedere che, in fondo, il confine del possibile è più largo di quanto si pensi.

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