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Paradosso Macron: un leader amato da molti ma senza alleati nel mondo

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un anno all’eliseo

Paradosso Macron: un leader amato da molti ma senza alleati nel mondo

Pochi leader internazionali fanno bella figura come Emmanuel Macron. Meno di due settimane fa, il presidente francese ha ricevuto un’ovazione dal Congresso degli Stati Uniti. Pochi giorni prima il Parlamento europeo gliene aveva riservata un’altra.

In un periodo in cui Angela Merkel appare stanca, Theresa May disorientata e Donald Trump delirante, il presidente francese irradia energia, carisma e acume. Il suo viaggio negli Stati Uniti gli ha fruttato titoli d’apprezzamento in prima pagina: un articolo del “Washington Post” sostiene che “il destino dell’alleanza occidentale sia nelle mani di Macron”, e “Politico” proclama che il presidente francese “il nuovo leader del mondo libero”.

Per fare da guida, per, bisogna che qualcuno ti segua. O, quanto meno, sia un alleato fidato. Fino a questo momento Macron risulta carente sotto questo aspetto. Ha ammiratori in molte capitali occidentali (e ancor pi nelle redazioni dei quotidiani occidentali). Ma, per adesso, ci sono scarse prove tangibili dalle quali desumere che possa formare coalizioni internazionali in grado di influire sulla direzione degli affari del mondo.

Predecessori illustri

Si tratta di una faccenda importante, perch c’ un limite a quello che il presidente di una potenza europea di medie dimensioni pu realizzare da solo. Gli statisti francesi e britannici pi efficienti delle ultime generazioni sono riusciti a influire e plasmare la scena politica internazionale soltanto perch erano alleati con altri leader occidentali dalle idee simili.

Franois Mitterrand, presidente francese negli anni Ottanta, lavor in stretta collaborazione con Helmut Kohl in Germania e con Jacques Delors, presidente della Commissione Europea. Pi o meno nello stesso periodo, Margaret Thatcher stringeva un’alleanza con Ronald Reagan. Negli anni Novanta, la pretesa di Tony Blair di essere un leader mondiale trasse lustro dalla sua alleanza della “terza via” con Bill Clinton e il tedesco Gerhard Schrder.

In confronto, a dispetto di tutto il suo fascino, a Macron risulta difficile convincere altri a seguirlo. Dopo la sua partenza da Washington, Trump ha definito il suo omologo francese un “uomo splendido”. Nonostante la scaltra bonomia tra i due e le spazzolate di giacca per eliminare la forfora, non sembra che Macron sia stato in grado di far cambiare idea a Trump su nulla di significativo.

Le divergenze principali tra loro – Iran, cambiamento del clima e protezionismo – sussistono come prima. Del resto, non c’ di che stupirsi se si tiene conto, come ha detto chiaramente Macron nel suo discorso di Washington, che lui e Trump si collocano alle estremit opposte dello spettro ideologico.

Isolato anche in Europa

L’arena pi naturale nella quale il presidente francese potrebbe stringere alleanze l’Europa. Anche l, per, inspiegabilmente isolato. Macron ha puntato molto sul fatto di riuscire a persuadere la Germania a compiere un altro balzo in avanti verso “un’unione ancora pi stretta”, in particolare approvando un budget e un ministro delle finanze per la zona euro. Eppure, l’indubbio calore nei confronti di Macron nella Berlino dei canali ufficiali non bastato alla Germania per avvicinarsi a lui. Il sospetto che il piano del presidente francese sia soltanto un modo stravagante per far s che i contribuenti tedeschi finanzino lo stato francese sovra-esposto resta forte e altissimo.

Senza un valido sostegno dalla Germania, a Macron restano poche alternative. La Brexit crea uno spartiacque naturale con il Regno Unito, accentuato dal sospetto dei britannici che la Francia stia spingendo la Commissione europea ad assumere una linea particolarmente dura nei negoziati.

I britannici hanno apprezzato molto il sostegno di Parigi in occasione del recente diverbio con Mosca. Ma alcuni momenti ad hoc di cooperazione strategica tra Regno Unito e Francia, sullo sfondo della Brexit, non possono certo bastare o essere il presupposto a partire dal quale Macron potr diventare il “leader” di una nuova alleanza occidentale.

Neanche le altre opzioni a disposizione della Francia appaiono pi promettenti. Macron non intenzionato a proporsi come leader di un raggruppamento dell’Europa meridionale, nel timore che ci alimenti i sospetti dei tedeschi sul lassismo fiscale francese. L’Italia, dominata dai populisti del Movimento Cinque Stelle e della Lega, non di sicuro un partner naturale per la Francia. Gli olandesi, nel frattempo, stanno dando vita a una nuova “Lega anseatica” informale dei paesi dell’Europa del nord, che nutre ancora pi sospetti dei tedeschi nei confronti delle riforme dell’eurozona proposte da Macron.

E l’Europa centrale? Le prospettive appaiono ancora peggiori. Il presidente francese stato tra i primi a stigmatizzare la “democrazia assolutistica”, in ovvia allusione agli attuali governi di Ungheria e Polonia. La sua schiettezza apprezzata e ardita. Tuttavia, non gli torner utile per conquistare l’amicizia di molti di coloro che frequentano le cancellerie dell’Europa centrale.

“L’arena pi naturale nella quale il presidente francese potrebbe stringere alleanze l’Europa. Anche l, per, inspiegabilmente isolato”

 

Un leader controcorrente

L’unica zona dell’Ue dove Macron gode di un sostegno forte e dichiarato Bruxelles. Nei corridoi della Commissione Europea, il presidente francese considerato alla stregua di un idolo. Altrove, sempre a Bruxelles, c’ per contrariet. Il fatto che Macron sia alla testa di un nuovo partito, La Rpublique en Marche, implica che i suoi sostenitori non appartengono alle strutture tradizionali di potere del Parlamento europeo, il che rappresenta un problema quando si tratta di mettere a punto un disegno di legge e di assegnare le cariche pi alte.

Il vero pericolo per Macron diventare un leader non in sintonia con la sua epoca. In patria un riformista economico liberale, in una fase storica in cui il “neoliberalismo” non mai stato meno allettante di cos. un filo-europeo in un periodo di euroscetticismo dilagante in tutta l’Unione. un sostenitore del globalismo e dell’internazionalismo proprio quando protezionismo e nazionalismo sono sempre pi popolari. In tutte le sue posizioni c’ qualcosa di nobile. Invece di cavalcare l’onda della Storia, per, Macron potrebbe finire col nuotare controcorrente.

Traduzione di Anna Bissanti
2018, Copyright The Financial Times Limited, 2018. All rights reserved.

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