Economia

Basta fondi Ue ai governi autoritari

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il futuro dell’europa

Basta fondi Ue ai governi autoritari

Da quando la Ue si è ampliata, il suo meccanismo di finanziamento regionale punta a ridurre le disuguaglianze economiche tra vecchi e “nuovi” stati membri.

Per garantire la coesione all’interno dell’Unione europea, superare le disparità tra i Paesi e migliorare commercio, trasporto e infrastrutture per le comunicazioni in tutto il blocco sono da tempo considerati punti focali.

La politica di coesione dell’Ue è di fatto la sua più visibile iniziativa. Gli investimenti fatti tramite il Fondo di coesione promuovono lo sviluppo nella regione, supportano l’innovazione, migliorano l’istruzione, espandono la digitalizzazione e le reti di trasporto, e sostengono programmi che migliorano il mercato unico incentivando la crescita, la produttività e le specializzazioni. La politica di coesione avvantaggia cittadini, comunità locali e aziende in tutta la zona euro, soprattutto negli Stati membri di recente ingresso.

Il prossimo budget del Fondo coprirà i sette anni dal 2020 al 2027, e la Commissione europea offrirà all’inizio di maggio proposte su come poter allocare tali fondi. Sono attesi negoziati alquanto febbrili. Per un motivo, perché si sono palesate diverse nuove priorità negli ultimi anni, come ad esempio la necessità di rafforzare la protezione lungo i confini, un sistema per gestire la migrazione e progetti di difesa più condivisi.

A complicare ulteriormente le cose ci si mettono i leader dell’Ue, i quali sperano di continuare a spendere ai ritmi attuali anche dopo il ritiro del Regno Unito dal blocco previsto per la prossima primavera. E una volta trovato l’accordo sulle priorità di spesa, il Parlamento europeo dovrà ancora approvare il budget finale.

Ma senza alcun dubbio l’evento politico più importante dopo gli ultimi negoziati sul budget nel 2014 – più importante dei flussi di profughi o della Brexit – è l’ascesa dei governi populisti illiberali di destra di Ungheria e Polonia. Con il budget di coesione del 2014-2020, che ammontava a oltre 350 miliardi di euro, Polonia e Ungheria hanno ricevuto rispettivamente 77 miliardi di euro e 22 miliardi di euro, rendendoli i maggiori beneficiari dei fondi Ue, al quarto posto della graduatoria. E i Paesi contribuenti come Germania, Francia e Regno Unito, va detto, hanno fortemente sovvenzionato questa magnanimità.

Eppure, invece di abbracciare i valori che hanno ispirato tale generosità, i governi autoritari di Polonia e Ungheria stanno attivamente compromettendo lo stato di diritto e smantellando i sistemi giudiziari. Se uno di questi Paesi chiedesse oggi di aderire all’Ue, la sua domanda sarebbe rigettate.

Entrambi i governi hanno fatto un giro di vite sulle organizzazioni non-governative e preso di mira gli organi di stampa. E ancora, in ciò che resta della libertà di stampa ungherese, talvolta è possibile trovare report credibili secondo cui il primo ministro Viktor Orbán e i suoi amici starebbero saccheggiando i fondi Ue per avvantaggiare se stessi, le proprie famiglie e i propri soci in affari. Di fatto, il governo di Orbán è stato oggetto di una serie di indagini condotte dall’Olaf (Ufficio europeo per la lotta anti-frode).

Malgrado tale comportamento, Orbán è stato rieletto all’inizio di questo mese, e il suo partito Fidesz, alleato dei cristiano-democratici, ora detiene una maggioranza parlamentare di due-terzi – sufficiente per modificare la costituzione. Durante la campagna elettorale, il governo di Orbán ha saturato il Paese con una propaganda xenofoba e antisemita. In base ai monitoraggi sulle elezioni condotti dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, il voto «è stato caratterizzato da una pervasiva sovrapposizione tra risorse dello stato e partito al potere, compromettendo la capacità dei concorrenti di competere a parità di condizioni».

Nel frattempo, il partito Diritto e Giustizia (PiS) al governo in Polonia è attualmente oggetto di un’inchiesta della Commissione europea per una serie di violazioni alle norme Ue sullo stato di diritto e di infrazioni sull’indipendenza della magistratura.

È inaccettabile che i soldi dei contribuenti europei siano utilizzati per sostenere i progetti di vanità delle élite illiberali che non mostrano alcun rimorso per aver compromesso le istituzioni democratiche che rendono l’Ue quella che è. È fondamentale che dal 2020 in avanti i fondi di coesione siano sborsati a condizione che gli stati membri destinatari tutelino e rispettino lo stato di diritto.

A tal scopo, l’Ue dovrebbe introdurre una procedura oggettiva per monitorare la conformità e congelare i fondi laddove necessario. A titolo esemplificativo, se venisse attivata la procedura dell’Articolo 7 del Trattato sull’Unione europea contro uno Stato membro per violazioni dello stato di diritto, tutti i fondi assegnati a quel Paese potrebbero essere accantonati in un fondo di riserva. E fino a quando la procedura dell’Articolo 7 sarà sospesa o annullata, quei fondi dovrebbero essere reindirizzati per sostenere università, istituti di ricerca e altri gruppi della società civile di quel Paese.

Questo approccio dimostrerebbe ai cittadini dei Paesi ribelli che l’Ue non intende punirli per il comportamento dei loro governi. E spingerebbe maggiormente quegli stessi governi a osservare le norme dell’Unione europea e a rispettare i valori condivisi che consentono al mercato unico di funzionare correttamente.

La triste realtà è che i governi illiberali, come quelli al potere in Polonia e Ungheria, sono più che felici di prendere i soldi dell’Unione europea e rigettarne i suoi valori. È tempo di dimostrare che il disprezzo per le norme Ue ha un prezzo.

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