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La minaccia delle guerre commerciali

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L'Editoriale|L’ITALIA E IL MONDO

La minaccia delle guerre commerciali

L’Italia è profondamente inserita nell’economia globale. Non ci può essere sviluppo nell’isolamento, ci ricorda Visco. Per questo cita la guerra commerciale tra i rischi maggiori per l’economia mondiale. Il timore è soprattutto l’incertezza che le altalenanti dichiarazioni di Trump e le possibili reazioni dei partner commerciali degli Stati Uniti generano sulle prospettive future dei mercati mondiali. Anche se le minacce si risolvessero in una bolla di sapone, l’incertezza è comunque un costo per l’economia mondiale.

In chiusura delle Considerazioni finali la parola fiducia è stata ripetuta quattro volte in un solo paragrafo. Il governatore si riferiva soprattutto all’instabilità politica italiana che può rendere vano il faticoso percorso di uscita dalle pance della doppia recessione e la ripresa in corso.

Ma il concetto che l’incertezza possa minare la fiducia degli investitori vale appunto anche per l’economia reale e per il commercio internazionale. Certamente lo spettro delle guerre commerciali non rende gli animi di imprese e cittadini più sereni. Un’azienda che decide di entrare in un nuovo mercato deve pianificare investimenti e sostenere costi straordinari. Le aziende che già esportano fanno conto su mercati esteri in espansione. Un aumento delle barriere rende più elevati costi e incertezze e può rendere vana o meno benefica l’espansione internazionale.

Per l’Italia questo è un problema davvero serio. La nostra crescita dipende moltissimo dalle esportazioni, che nel 2017 sono aumentate del 5,4%, più che negli altri Paesi dell’area euro. Siamo il secondo Paese esportatore di manufatti dell’Europa con un surplus di bilancia commerciale molto elevato. Questa dinamica traina la crescita e ha anche un impatto positivo sulla solidità finanziaria del Paese.

Come ricorda il governatore, grazie alla nostra crescente competitività, le passività nette dell’Italia (ossia la posizione finanziaria del Paese verso il resto del mondo) si sono ridotte in cinque anni dal 23% al 7%, il che ci rende meno dipendenti dai flussi di capitale dall’estero di quanto non fossimo durante la crisi.

Le esportazioni hanno anche un effetto molto importante sugli investimenti e dunque sulla componente interna della crescita economica. Questi sono cresciuti del 3,8% in corso d’anno. Grazie agli incentivi del governo, sono anche aumentate le spese in ricerca e sviluppo e in innovazione. Accumulazione di capitale e ricerca rendono la crescita persistente in futuro.

Queste dinamiche sono il risultato di un profondo mutamento del sistema produttivo italiano, che durante la crisi ha perso i suoi elementi più deboli e ha, al contrario, visto il rafforzamento delle imprese più dinamiche e capaci di stare sui mercati. Ricerca e investimenti sono soprattutto dovuti all’attività di queste imprese, per le quali i mercati globali sono essenziali. In un Paese dove la produttività continua a rimanere anemica e a essere un motorino poco potente per la nostra crescita (che comunque rimane più bassa che per gli altri partner europei), il rafforzamento dei nostri produttori migliori è un traino per tutto il sistema produttivo.

Tra l’altro, ricorda il governatore, l’espansione del nostro export è avvenuta in un periodo di euro forte e anche nei mercati extra Ue. Il che dimostra che le imprese hanno saputo adattarsi a un contesto mondiale dove la concorrenza si fa non solo sui costi, ma soprattutto sulla qualità e l’innovazione.

Questi processi virtuosi sarebbero a rischio se davvero le guerre commerciali portassero a un aumento significativo delle barriere. Il che non si tradurrebbe solo in minori esportazioni, ma anche nel rallentamento del processo virtuoso di riorganizzazione del nostro sistema produttivo. Veniamo da un quarto di secolo di arretramento economico rispetto agli altri Paesi avanzati, ricorda il governatore. Ora ne stiamo venendo fuori lentamente e in gran parte grazie alla nostra capacità di stare sui mercati globali.

Le guerre commerciali esterne o le sirene interne sulle virtù dell’isolamento potrebbero davvero farci del male.

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