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Il passo del granchio della Federal Reserve sulle regole

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falchi & colombe

Il passo del granchio della Federal Reserve sulle regole

Sulle regole bancarie, la Fed – e Trump che la condiziona – sembrano un gambero travestito da granchio. Ovvero: si dichiara di volerle migliorare la legge, con dei ritocchi, procedendo di fianco – come il granchio – ma in realtà è un cammino a ritroso – come il gambero. Il passo del granchio della regolamentazione statunitense offre almeno cinque lezioni, relative alla memoria corta dei cittadini, alla calcolata miopia dei politici, alla vista lunga delle lobby, all’indipendenza della banca centrale, ed infine ai rischi per l’Europa.

Nei giorni scorsi la banca centrale americana (Fed) ha dato una picconata – non è la prima – all’architettura dei controlli bancari - la legge Dodd-Frank - disegnata dal presidente Obama nel 2010 all’indomani della Grande Crisi del 2008. È stata annacquata la normativa – cosiddetta Regola di Volcker – che mira a ridurre l’assunzione di rischio da parte delle banche quando operano sui derivati. Aldilà delle dichiarazioni formali – la riforma viene presentata come una attuazione più efficiente dei principi statuiti dalla legge – la scelta della Fed appare nei fatti un cambio di rotta rispetto agli obiettivi di rendere le regole bancarie più robuste. Le lezioni di tale giravolta sono almeno cinque.

La prima lezione è che i cittadini sembrano - o sono ritenuti essere dai politici, che è lo stesso – dei pesci rossi dalla memoria corta. Non è una novità, ma la conferma di una regolarità: vi sono beni pubblici – come la stabilità bancaria – la cui rilevanza per i cittadini, e quindi per la politica, ha una dinamica carsica. In tempi normali – nel nostro caso nei due decenni della Grande Moderazione che hanno preceduto la Crisi – i cittadini ne dimenticano l’importanza. Poi arriva la crisi sistemica, i risparmi vengono intaccati, i cittadini chiedono di riformare le leggi, e i politici qualcosa fanno. Ma con il passare degli anni i cittadini dimenticano. Qualche mese fa è stato lo stesso Volcker a notare come il consenso che aveva circondato il varo della sua proposta appare affievolito, negli Stati Uniti ma non solo.

La seconda lezione è che alla memoria corta dei cittadini corrisponde una accentuazione della miopia della politica. Il politico dovrebbe disegnare le regole bancarie non in funzione anticiclica – magari sulla spinta di superficiali e qualunquistiche ondate contro le banche e la finanza – ma con un orizzonte di medio lungo periodo, con lo scopo di disegnare regole chiare e stabilite che riducano strutturalmente il rischio di eccesso di assunzione del rischio nei mercati. Il politico tende invece ad avere la vista corta. Una analisi sistematica delle riforme delle regole bancarie avvenute nei Paesi avanzati mostra che il politico non solo cambia le regole sulla spinta delle crisi, ma tende a farlo imitando quello che fanno i paesi simili, seguendo una sorta di “effetto gregge”, che nulla ha a che vedere con una razionalità di più lungo orizzonte. Il presidente Trump rappresenta un esempio efficace del rapporto miope che può legare il politico alle riforme bancarie.

Da candidato alla presidenza, il signor Trump tuonava contro le banche e Wall Street; diventato presidente, annuncia e promuove riforme che nei fatti piacciono all’industria bancaria e finanziaria.

La terza lezione è appunto legata al ruolo delle lobby. Rappresentando interessi specifici e concentrati, possono essere molto influenti sui politici. Nel caso delle regole bancarie americane, le banche hanno vissuto i due decenni della Grande Moderazione come una sorta di età dell’oro, in cui una corretta idea della regolamentazione amica - efficacia ed efficienza delle regole possono andare d’accordo – ha finito per degenerare in una regolamentazione catturata. La Crisi ha fatto oscillare il pendolo delle regole verso una maggiore severità. Ora sembra che il momento di ritornare verso il lassismo sia arrivato.

Anche perché gli interessi coincidenti della politica miope e delle lobby interessate trovano negli Stati Uniti uno strumento nella dipendenza della Fed. La Fed ha un assetto istituzionale – assenza di un mandato vincolante, concentrazione di poteri sia di politica monetaria che di vigilanza – che la rende perfettamente funzionale alla cattura. L’esempio della riforma della regola di Volcker è solo l’ultimo caso di una regolarità storica ed empirica: le banche centrali dipendenti sono strumento di distorsione delle politiche economiche. Nonostante tale regolarità, stupisce che ancora oggi si guardi alla Fed come possibile modello per la nostra banca centrale europea (Bce). L’ultima lezione è per l’Europa. Il mix che si sta ricreando negli Stati Uniti tra lassismo monetario – ancora in atto - e deregolamentazione finanziaria è stato il motore della Grande Crisi. Lo stesso Draghi lo ha ricordato, anche se nelle forme che la diplomazia gli impone. Sarebbe opportuno che l’Unione avesse maggiore contezza che oltre alla minaccia protezionistica – di cui tutti parlano – vi è anche la minaccia di deregolamentazione finanziaria. È più occulta, ma non per questo meno tossica.

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