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Il privato sociale che funziona

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cura e salute

Il privato sociale che funziona

Il Villaggio Alzheimer di Roma è, insieme, tante cose. È una iniziativa di privato sociale che sceglie di replicare in Italia il modello olandese. È una struttura in grado di garantire un accudimento che anticipa e stempera, condiziona beneficamente e (quasi, in parte) sostituisce le cure mediche. Ed è, anche, una vicenda civile che, nonostante le patologiche difficoltà collegate alla realtà italiana, è arrivata, alla fine, al lieto fine.

Il Villaggio Alzheimer che a Roma sorge alla Bufalotta ospiterà dal 5 giugno i suoi primi ospiti. «Residenti, non pazienti», chiarisce il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele, ispiratore del progetto.

Venire qui, alla Bufalotta, a quaranta minuti dal centro di Roma - le dignitose case popolari che si alternano ai palazzoni senza armonie del sacco della capitale degli anni Cinquanta, l’uscita per Settebagni e il Grande Raccordo Anulare - e trovarsi in questo Villaggio è come entrare in una dimensione insieme nordica e mediterranea, razionale e intima.

«Nel 2012 - dice Emanuele - visitai il villaggio De Hogeweyk a Weesp, nei sobborghi di Amsterdam. L’ambiente era particolarmente favorevole e amico per l’ospite, il quale era messo nella condizioni di sperimentare una buona vita. Una buona vita costruita su due sentieri. Il primo sentiero era composto da oggetti, quadri e fotografie che l’ospite portava con sé dalla sua precedente vita, quella della piena salute, in questa nuova vita, in cui la malattia avanzava. In questa nuova vita, appunto, tali cose rappresentavano una sorta di argine alla degenerazione mentale e nervosa. Il secondo sentiero era rappresentato dalle attività condotte ogni giorno: la musica e l’arte, le letture e le esperienze teatrali. Il risultato era il rallentamento dell’espansione irrefrenabile della malattia».

Nel 2012, è iniziata la ricerca del terreno. L’operazione è stata realizzata in sei anni. Una durata su cui ha inciso, naturalmente, il fattore Italia. «Sulla carta, sarebbero bastati due anni», osserva Emanuele. In realtà, ne è servito il triplo, per assorbire appunto la complessa e irrazionale - talvolta fantasiosa e vessatoria - iper regolamentazione italiana. In tutto, sono state necessarie 45 autorizzazioni burocratico-amministrative. Per esempio, a un certo punto il Consorzio Bonifica Tevere ed Agro Romano ha chiesto agli autori di questo progetto una certificazione che attestasse che il Tevere non sarebbe esondato nei successivi duecento anni investendo con le sue acque l’intero Villaggio Alzheimer. Peccato che il Tevere, qui, non sia visibile nemmeno ad occhio nudo. Tanto che è dovuta intervenire l’Avvocatura del Comune di Roma per sancire che la richiesta del Consorzio Bonifica Tevere ed Agro Romano andava rivolta soltanto agli insediamenti nelle immediate vicinanze del fiume. «Finché si hanno problemi con un museo o con una mostra, pazienza. Ma quando si gioca con la sorte dei meno fortunati...», nota Emanuele.

In questa struttura sono stati investiti 19 milioni di euro. Un tassello che rientra nel più ampio mosaico della Fondazione Roma che ha un patrimonio da 1,4 miliardi di euro e che, in questi anni, ha realizzato interventi - fra arte e cultura, sanità e ricerca scientifica - per circa 900 milioni di euro. Un patrimonio costruito e interventi generati a partire dalla scelta di uscire dalle banche e di rimanere lontana dalla politica compiuta dalla Fondazione Roma ai tempi della legge Amato-Ciampi.

Superate le “normali” Malebolge italiane, siamo arrivati qui, a ridosso dell’apertura di una struttura ispirata fedelmente al modello De Hogeweyk di Eloy van Hal - certificata dallo stesso come prima e unica in Italia - e costruita ricalcando esattamente i principi architettonici e organizzativi dello studio dell’architetto Frank van Dillen, il Dva (Dementia Village Architects). Fra pochi giorni, inizieranno ad arrivare gli 84 ospiti residenti (in case arredate secondo i tre stili diversi tradizionale, cosmopolita e urbano), a cui si aggiungeranno 40 ospiti diurni su due turni. Ospiti che, personalmente, non pagheranno alcuna retta: è tutto a carico del Villaggio Alzheimer e della Fondazione Roma che lo ha creato e che lo sostiene. Intanto, si sta ultimando la selezione dei 98 operatori socio-assistenziali che vigileranno su chi vive il dramma dell’Alzheimer: più di uno per ogni ospite fisso. Tutti i residenti faranno la spesa nel negozio interno al Villaggio e cucineranno i cibi acquistati, si dedicheranno al giardinaggio e dipingeranno, suoneranno lo strumento preferito e reciteranno: insomma, proveranno a ridurre e a contrastare il rinsecchirsi e l’affievolirsi della Vita, nelle loro vite.

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