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La vera spinta per sbloccare l’Italia migliore

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idee per l’italia

La vera spinta per sbloccare l’Italia migliore

(Bloomberg)
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La situazione in Italia ha ripercussioni che vanno ben al di là dell’Europa, perché gli avvenimenti politici sono coerenti con un trend mondiale che prevede un passo indietro rispetto alla globalizzazione ed esige sempre più a gran voce che i governi nazionali riaffermino il controllo sui flussi di beni e servizi, capitali, persone, informazioni e dati. A ripensarci, questo trend planetario sembrava inevitabile. Per anni, le forze globali di mercato e le nuove tecnologie hanno semplicemente travalicato la capacità delle economie e dei governi di adattarsi al cambiamento economico.

In termini generali, quindi, la situazione dell’Italia non è unica. Eppure, più di molti altri Paesi, l’Italia ha disperatamente bisogno di un’agenda che garantisca stabilità macroeconomica e incoraggi una crescita inclusiva. Ciò si traduce in più occupazione, in una distribuzione più equa del reddito e della ricchezza, e in maggiori opportunità imprenditoriali.

Senza una maggiore inclusività economica, presto l’Italia potrebbe scoprire che il suo principale prodotto di “esportazione” sono i suoi giovani di talento: lavoratori mobili nel fiore degli anni che cercheranno di mettere a frutto le loro competenze, la loro creatività, le loro inclinazioni imprenditoriali altrove. A quel punto l’Italia avrà perduto uno dei motori più importanti del dinamismo, della crescita e dell’adattabilità.

A eccezione di chi frequenta gli ambienti della finanza e dell’economia, gli stranieri hanno la tendenza a vedere dell’Italia qualcosa di assai diverso e importante. Vedono un Paese di una bellezza straordinaria, straripante di asset intangibili, di cultura, di aziende creative, un Paese che ospita alcune delle mete più ambite al mondo per i viaggi. Gli stranieri che lavorano nelle università o in specifici settori del mondo degli affari conoscono i centri italiani di eccellenza specializzati nelle scienze biomediche, in robotica e nell’intelligenza artificiale, e sanno che i ricercatori, gli esperti di tecnologia e gli imprenditori italiani compaiono in ruoli di spicco nei centri di innovazione di tutto il mondo. Altri ancora, senza dubbio, sono consapevoli del fatto che i governi italiani tendono ad andare e venire di frequente, e che di rado l’economia e la società hanno risentito di indebite perturbazioni.

Di fatto, gli osservatori internazionali e gli italiani saranno d’accordo nel convenire su un punto: l’Italia ha un enorme potenziale economico. La vera sfida, però, sta nel dargli via libera, il che esige che accadano numerose cose indispensabili.

Tanto per cominciare, il governo deve sradicare la corruzione e l’abitudine a occuparsi del proprio tornaconto personale, dimostrandosi più impegnato a perseguire il bene comune. I populisti, probabilmente, hanno ragione al riguardo. E, probabilmente, hanno ragione anche quando affermano che per contrastare le forze centrifughe sociali, politiche e tecnologiche che emergono in modo palese in una molteplicità di Paesi avanzati è indispensabile riaffermare una sovranità maggiore nei confronti dei flussi più importanti della globalizzazione.

In Italia, oltre a ciò, è fondamentale sviluppare gli ecosistemi imprenditoriali che sorreggono il dinamismo e l’innovazione. Per come stanno le cose, il suo settore finanziario è un sistema troppo chiuso, che offre finanziamenti inadeguati e scarso sostegno alle nuove imprese. Nuove importanti opportunità, che abbassano le barriere all’ingresso e promuovono l’innovazione, si spalancano ora con l’e-commerce, i sistemi di pagamento con telefonia mobile, e le piattaforme dei social media. La Cina, per fare un esempio, sta facendo progressi giganteschi in questi settori, creando opportunità significative soprattutto per i giovani.

Naturalmente, con ogni tecnologia digitale, ci sono legittime preoccupazioni per la sicurezza dei dati e della privacy, e c’è chi manipola notizie e informazioni per minare la coesione sociale e le istituzioni democratiche. Tuttavia, queste preoccupazioni legittime non dovrebbero ostacolare la realizzazione delle enormi potenzialità delle tecnologie digitali come motore di una crescita inclusiva.

Infine, vale la pena notare che la collaborazione tra governo, imprese e forza lavoro ha assolto a una funzione determinante nei Paesi che si sono adattati con maggiore successo alla globalizzazione e ai cambiamenti strutturali generati dalla tecnologia. Certo, la collaborazione richiede fiducia e la fiducia si costruisce un passo dopo l’altro, nel tempo. In mancanza di collaborazione, però, le strutture economiche si fossilizzano, la produttività rallenta, la competitività ne risente e le attività economiche legate a beni commerciabili e servizi si trasferiscono altrove.

In questa fase, l’incertezza riguardo al futuro è inevitabile. Ma, a meno che un Paese non sia disposto ad accettare una stagnazione a lungo termine, adattarsi non è un’opzione praticabile. Con un chiaro mandato per il cambiamento, il nuovo governo italiano potrebbe realizzare un’agenda politica vigorosa, pragmatica e a lungo termine, tale da dar vita a una crescita inclusiva. In caso contrario, il grande potenziale dell’Italia continuerà a non realizzarsi appieno.

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