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l’agenda per la fiducia UE passa dalla direttrice roma-berlino

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DOVE VA L’UNIONE

l’agenda per la fiducia UE passa dalla direttrice roma-berlino

Abbiamo alle spalle mesi di turbolenze politiche, a livello interno e internazionale. La divisione dell’Occidente è uno degli elementi più preoccupanti e urgenti degli ultimi due anni, con importanti ripercussioni sul benessere dell’Europa, dell’Italia e della Germania. E poi c’è la questione delle pressioni migratorie, un problema grave per molti cittadini. Il futuro dell’Europa dipenderà dalla capacità dell’Unione di rispondere a queste sfide.

Ma la questione più spinosa resta il futuro dell’Eurozona. Molte speranze sono state riposte nella prossima riunione del Consiglio europeo a fine giugno, ma con un po’ di realismo è chiaro che non si possono fare miracoli in un incontro solo. I progressi saranno graduali, data l’estrema complessità delle questioni implicate e i tanti interessi coinvolti. Quando si parla di grandi accordi, è facile che le discussioni si arenino. Nell’annoso dibattito sulla condivisione/riduzione del rischio emergono sempre gli stessi schieramenti sulla necessità per la Germania di condividere il rischio e per l’Italia di ridurlo.

Anziché mirare a grandi accordi illusori, la Ue deve lavorare a un’agenda concreta e percorribile e piano piano bisogna ricostruire un clima di fiducia dimostrando che le soluzioni congiunte possono funzionare.

La prima questione cruciale è il completamento dell’Unione bancaria. Ci sono stati progressi significativi e sono state avanzate proposte chiare sulle modalità per portare a termine il processo. Creare un’assicurazione europea dei depositi, con quote differenziate secondo gli indicatori nazionali, dovrebbe essere un obiettivo raggiungibile in questa fase. Qui non si tratta di una concessione da parte del Nord o del Sud, ma di una politica di buon senso per dei Paesi che condividono la stessa moneta. E il progetto è importante anche per ritrovare un clima di fiducia, poiché darà maggiore stabilità dell’Eurozona.

Ma fare altri passi avanti per risolvere i problemi dell’Eurozona richiederà più fiducia di quanta ve ne sia al momento. Manca la fiducia fra Italia e Germania, fra i cittadini e le élite, fra contribuenti e assistiti, fra le istituzioni dell’Ue e i politici nazionali. Senza la fiducia, la possibilità che Germania, Francia e Italia possano giungere a un accordo su una maggiore condivisione del rischio fiscale, o addirittura di un Tesoro comune, è pura illusione.

I leader europei invece devono capire cosa i Paesi dell’Ue possono fare meglio insieme che singolarmente: ovvero offrire dei beni pubblici veramente europei. Definire un’agenda positiva per l’Europa creerà fiducia, poiché i cittadini vedranno che l’Europa risponde alle loro preoccupazioni. Il benessere dei cittadini dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee, di concerto con quelle nazionali, di fornire dei beni pubblici europei.

Due potenziali beni pubblici, oltre all’Unione bancaria, dovrebbero essere al centro del dibattito al prossimo Consiglio . Il primo è L’immigrazione che è in cima alla lista delle preoccupazioni dei cittadini di molti Paesi Ue ed è un tema sul quale convogliano gli interessi di diversi Stati membri dell’Ue, Italia e Germania ovviamente comprese. L’Ue ha creato importanti strutture per aiutare gli Stati membri a gestire i problemi emergenti dal fenomeno dell’immigrazione, dal sostegno finanziario all’integrazione degli immigrati, a quello tecnico o concreto sui controlli alle frontiere attraverso Frontex. Tuttavia, c’è ancora spazio di miglioramento. La Commissione propone di aumentare le voci di finanziamento all’immigrazione nel prossimo bilancio Ue, un passo importante. Ma come sempre, i nodi emergono al momento di definire le procedure. Se per esempio, l’Ue volesse aumentare il contingente di Frontex a 5mila persone, andrà stabilita una determinata procedura per decidere come e quando i nuovi dipendenti lavoreranno alle frontiere nazionali. Ed è una questione che merita la massima attenzione politica.

In secondo luogo il Consiglio deve fronteggiare le sfide che emergono dalla guerra commerciale globale e da una politica tecnologica più aggressiva da parte dei cinesi. L’Ue ha una struttura istituzionale forte per fare fronte a sfide di tale portata, ma è impreparata in termini di dibattito politico. In questo caso, il Consiglio dovrebbe trovare la strategia migliore per rispondere al Presidente americano Trump, ma anche, cosa forse ancora più importante, per consolidare la capacità innovativa dell’Europa e tenere testa ai nostri partner commerciali globali sempre più competitivi.

L’Ue sarà capace di rispondere con una nuova strategia industriale europea fondata su innovazione, crescita e occupazione, o passerà a un modello di stampo più protezionista che, nel lungo termine, andrà a minare il nostro potenziale di crescita? Come Paesi europei, riusciremo a collaborare insieme per far fronte a queste sfide?

Qualcuno potrebbe obiettare che questi beni pubblici non sono direttamente correlati all’euro. Ma la coerenza politica dipende proprio da loro. E senza coerenza politica, le fondamenta dell’euro saranno più fragili che mai.

Mi pare che i discorsi del presidente francese Emmanuel Macron e del premier olandese Mark Rutte abbiano giustamente posto l’accento su queste priorità, in questa fase. Il punto è se Italia e Germania seguiranno quella linea e cercheranno di capire cosa possono fare meglio insieme che da soli.

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