Commenti

Se l’occidente si fa male da solo

  • Abbonati
  • Accedi
l’analisi

Se l’occidente si fa male da solo

Reuters
Reuters

C’è qualcosa di surreale e inquietante nei sussulti dell’attuale disordine mondiale alla confusa ricerca di una governance alternativa più equilibrata ed efficace.

Da una parte il G-7 , il club dei primati politici economico-industriali e strategici dell'Occidente, si ritrova a La Malbaie nel Quebec, sfiorando per la prima volta nei suoi 42 anni di storia il rischio concreto di una frattura letale.

Dall'altra, nelle stesse ore, a Pechino si ostenta l'idillio tra il presidente Xi Jinping e il russo Vladimir Putin, addirittura insignito della prima medaglia cinese dell'amicizia. «La situazione internazionale è fluttuante ma Cina e Russia hanno sempre considerato lo sviluppo delle loro relazioni una priorità» ha detto Xi definendo il capo del Cremlino «il mio migliore e più intimo amico». Poi una salva di accordi bilaterali. E la preparazione del vertice, nel weekend a Qingdao, dello Sco, l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, il gruppo a guida russo-cinese per la cooperazione nella sicurezza e possibile creazione di una futura area di libero scambio.

Nato nel 1996, lo Sco include i paesi dell'Asia centrale e dal 2017 anche India e Pakistan. Presto potrebbe allargarsi all'Iran. Tramonta l'ordine mondiale del dopoguerra, il triplice credo in democrazia, liberi scambi e assetto multilaterale che ha cementato l'Occidente oggi in piena guerra civile, mentre a Oriente si rafforza un contro-ordine globale ansioso di rubargli lo scettro e anche le vecchie buone abitudini? Troppo presto per un verdetto definitivo.

Ma una cosa è certa: mentre la Cina appare la calamita sempre più irresistibile dell'altra metà del cielo, con la Russia di Putin a farle da attiva e abile spalla, l'America First di Donald Trump pare impegnata a smantellare il proprio mondo: cultura, partner e alleati. Usa e Ue sono ai ferri corti (Canada e Giappone non sono da meno) al punto che il presidente francese Emmanuel Macron non ha esitato a sbottare: «Nessun leader è per sempre», nulla vieta che il G-7 diventi G-6. La Germania di Angela Merkel, la più esposta alle ire commerciali di Trump, con l'auto tedesca nel mirino, predica l'unità europea e tenta di frenare la spirale delle ritorsioni contro i dazi Usa su acciaio e alluminio, di non rompere ma continuare a negoziare. Posizione molto simile a quella del premier inglese Theresa May. Al suo debutto internazionale, l'Italia di Giuseppe Conte si è presentata a La Malbaie in una posizione debole e al tempo stesso scomoda: debole perché il cambio di Governo ha cambiato da positiva in negativa la percezione dei mercati sulla sua stabilità mettendo in allarme l'eurozona.

Scomoda perché fuori linea rispetto ai partner Ue anche nella richiesta della fine delle sanzioni alla Russia. Dopo un lungo e ortodosso schieramento europeo e atlantico, l'Italia sembra volersi ritagliare un nuovo ruolo di ponte a cavallo tra gli smottamenti in atto tra Oriente e Occidente. Scelta lungimirante? A far passare lo strappo in secondo piano ci ha pensato Trump con l'ennesimo coup de théatre aprendo al rientro della Russia nel G8 senza condizioni, per sentirsi rispondere da Putin di «essere concentrato su altri format,a parte il G-7».

La confusione regna sovrana, con un presidente americano che sembra trovare più facile provare a intendersi con antagonisti e grandi potenze concorrenti piuttosto con i tradizionali partner e alleati. C'è chi minimizza parlando di una delle tante “liti di famiglia” ma tutto il G7 si sente tradito: non ci sono solo i dazi, ma anche la concorrenza fiscale che richiama i capitali negli Usa. Per ora il presidente non intende ragione: denuncia gli «ingiusti accordi commerciali» che penalizzano il made in Usa. Su Iran e clima non intende rimangiarsi le rotture. Di questo passo e senza negoziati costruttivi su tutti i dossier aperti, il rischio è distruggere la coesione occidentale senza ricostruire una partnership più equa e migliore. Il rischio è condannare l'Occidente a dividersi riducendolo all'impotenza globale. Ne sa qualcosa l'Europa. Vale la pena farsi male da soli?

© Riproduzione riservata