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Il valore dell’indipendenza per il guardiano del Mercato

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FRA POLITICA E LOBBY

Il valore dell’indipendenza per il guardiano del Mercato

Le autorità indipendenti sono un pilastro delle democrazie liberali, perché garantiscono la tutela di beni pubblici fondamentali dei cittadini, qualunque siano gli interessi ideologici o elettorali dei governi in carica: nel mercato finanziario tale tutela è affidata alla Consob, che la eserciterà nell’interesse collettivo, che ne renderà conto sia nei modi e nei tempi che le forme istituzionali prevedono sia che la sostanza consiglierà.

Non poteva iniziare in modo più alto la presidenza di Mario Nava alla Consob che con un richiamo ai principi che sorreggono il ruolo e le funzioni delle autorità di controllo sui mercati finanziari.

Mario Nava ha posto al centro del suo mandato il ruolo che i mercati devono svolgere per servire - sottolineando proprio l’espressione «servizi finanziari» - al meglio l’economia reale, cioè gli interessi dei risparmiatori da un lato e delle imprese dall’altro. I mercati devono far incontrare al meglio la domanda di rischio con l’offerta di rischio. Ma perché tale funzione sia svolta al meglio, occorre che nei mercati vengano tutelati due beni pubblici primari: la trasparenza e la correttezza. In più, in un mondo - non solo finanziario - sempre più connesso e globale, occorre garantire anche la sicurezza delle informazioni e comunicazioni, pubbliche e private, che rappresentano la linfa di cui quotidianamente i mercati si nutrono e producono.

La garanzia pubblica non significa però promettere un illusorio, ipocrita e formale paternalismo di tutela incondizionata: Nava ha sottolineato come i mercati esistono se esistono i rischi, e non esistono rendimenti senza rischi.

Ma per offrire una tutela pubblica della trasparenza e della correttezza la Consob deve essere indipendente. L’indipendenza della autorità finanziaria deve essere garantita rispetto a due diversi interlocutori: da un lato la politica, dall’altro le lobby dell’economia, siano esse le imprese o le banche. La politica può avere un interesse ideologico, o elettorale, a distorcere i controlli finanziari a suo favore; imprese e banche possono avere più di una ragione per catturare la supervisione finanziaria. E poi c’è il combinato disposto di politica ed economia che possono intrecciarsi per deviare la regolamentazione. I mercati vengono distorti, anche se continuano a funzionare; i costi collettivi della distorsione sono posticipati, o nascosti. Ad esempio, la più recente analisi economica ha acceso i riflettori sui rapporti tra mercati finanziari e imprese - o banche - connesse politicamente: le istituzioni connesse hanno rendite di posizione, e i mercati ne prendono atto, premiandole ulteriormente.

Oggi la Consob può contare su un assetto di governo garantito dalla nomina del presidente della Repubblica, dopo che lo stesso assetto ha avuto un profilo più volte modificato in questi anni. Quello che però il presidente Nava non ha potuto commentare - per correttezza professionale e istituzionale - è l’attuale assetto della vigilanza finanziaria in Italia. L’assetto della vigilanza può essere in generale disegnato secondo tre principali approcci: l’approccio unificato, in cui una autorità è responsabile di tutto; l’approccio per mercati, in cui il perimetro delle responsabilità delle diverse autorità coincide con quello di diversi mercati; l’approccio per funzioni, in cui concretamente le autorità finiscono per essere due, dedicate rispettivamente alla trasparenza e correttezza e alla stabilità. In mercati sempre più intrecciati e connessi, l’approccio per funzioni appare essere quello che coniuga meglio l’efficacia della vigilanza - tutela dei beni pubblici con la sua efficienza - attenzioni ai costi della regolamentazione che gravano sui mercati controllati.

Abete: obiettivi indicati da Nava ambiziosi, ma realizzabili

E l’Italia? Il nostro Paese è ancora caratterizzato da un assetto ibrido, obsoleto, in cui filosofie diverse si sono stratificate nel tempo. L’assetto ibrido ha mostrato alcuni dei suoi difetti - problemi di comunicazione e di coordinamento - durante la gestione delle ultime crisi bancarie, emerse anche durante il dibattito avvenuto nelle sedi parlamentari, puntualmente ricordato da Mario Nava. Oggi la Consob e la Banca d’Italia stanno già affrontato attivamente e autonomamente le criticità emerse. Un legislatore lungimirante potrebbe dare un prezioso contributo a migliorare l’efficacia delle nostre autorità di controllo, rafforzandone di riflesso la necessaria indipendenza. La politica deve disegnare buone regole, ma mantenere la distanza di braccio dalle autorità. Ieri a Palazzo Mezzanotte, il presidente Nava ha parlato in completa assenza dei rappresentanti del Governo. Lo interpretiamo come un buon segnale di rispetto proprio dell’indipendenza, e ci auguriamo che lo stesso accada anche nei prossimi anni non solo a Milano per la Giornata Consob, ma anche a Roma per le Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia.

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