Commenti

Ristrutturare il debito sovrano: la pericolosa proposta…

  • Abbonati
  • Accedi
VERSO IL SUMMIT UE

Ristrutturare il debito sovrano: la pericolosa proposta franco-tedesca

Emmanuel Macron con Angela Merkel al vertice di Meseberg del 19 giugno scorso  (Afp)
Emmanuel Macron con Angela Merkel al vertice di Meseberg del 19 giugno scorso (Afp)

Nella “Dichiarazione di Meseberg” riaffiorano alcune idee che, se recepite, sarebbero molto pericolose per l’Italia. Si tratta in sostanza dell’ipotesi della ristrutturazione ordinata di un debitore sovrano all’interno dell’area dell’euro, un tema su cui ci eravamo già soffermati in passato su queste colonne. Nelle intenzioni degli estensori, la ristrutturazione è la via per indurre i Paesi a una maggiore disciplina di bilancio e anche per limitare i rischi per i contribuenti europei derivanti da un default del debito pubblico italiano. Il Meccanismo di stabilità europeo (Esm) verrebbe potenziato, anche cambiandone il nome e facendolo diventare un vero e proprio Fondo monetario europeo. Il Fondo dovrebbe «avere la capacità di valutare la situazione economica in un Paese membro, contribuendo alla prevenzione delle crisi». Sino a che il malato non è grave sarebbe affidato alle cure amorevoli della Commissione, ma se la situazione si dovesse deteriorare entrerebbe in terapia intensiva.

Ebbene, in che cosa consisterebbe? Nel documento si dice esplicitamente: «Ricordiamo che qualsiasi decisione di fornire il sopporto per la stabilità da parte del Fondo ad uno stato membro deve includere l’Asd (Analisi sulla sostenibilità del debito). Qui si cela un messaggio molto chiaro. Se il debito pubblico di un Paese in difficoltà è dichiarato “non sostenibile” dal Fondo non vi sarebbe accesso agli aiuti a meno di una ristrutturazione del debito. E qui si passa alla frase successiva, che appare un po’ criptica ma che in effetti non lo è: «Per migliorare l’attuale cornice finanziaria che promuove la sostenibilità del debito e migliorarne la sua efficacia, dovremmo iniziare a lavorare sulla possibile introduzione di Euro CaCs with single limb aggregation».

Questo può essere semplicemente tradotto dicendo che dovrebbero essere introdotte delle clausole che favoriscano una ristrutturazione concordata con i creditori. Sono idee non nuove, più volte espresse da economisti francesi e tedeschi, ma per la prima volta affiorano in un documento che potrebbe divenire la base del comunicato del vertice europeo.

Come abbiamo già detto l’anno scorso, siamo assolutamente a favore della disciplina del mercato e anche della reintroduzione del principio di no bail-out, disatteso nel caso della Grecia. Si introdurrebbero incentivi corretti per una politica di bilancio virtuosa, partendo però da una condizione di equilibrio finanziario. L’Italia invece è in condizioni di fragilità a causa di un debito pubblico molto elevato e queste iniziative produrrebbero enormi azzardi. Il rischio è quello di un’altra situazione “alla Deauville”, quando per la prima volta Sarkozy e Merkel prospettarono l’ipotesi di coinvolgere i privati nella ristrutturazione del debito greco. Le conseguenze le abbiamo viste tutti: la crisi dei debiti sovrani è improvvisamente peggiorata. Se tutti i Paesi europei fossero virtuosi, autoimporsi una disciplina ferrea aiuterebbe a mantenere la retta via. Ma se la situazione di partenza è quella che sappiamo, l’introduzione di un meccanismo di ristrutturazione ordinata non farebbe altro che aumentare l’aspettativa che questo scenario effettivamente si realizzi. Aumenterebbero gli spread di rendimento, con gravi rischi di destabilizzazione finanziaria.

È il solito problema: quello di anteporre dei princìpi, sia pur validi e condivisibili, a una realistica analisi della fase di transizione. È come puntare la pistola alla tempia, sperando che chi si ostina a non capire l’importanza della disciplina di bilancio si adegui. Purtroppo quella che un anno fa sembrava una prospettiva rischiosa ma ancora lontana, sembra ora avvicinarsi sempre di più. L’Italia può rispondere a questa minaccia in un solo modo: definendo un percorso graduale ma credibile di rientro dal debito pubblico, un sentiero che con il nuovo governo sembra essere di più difficile definizione.

Se poi qualcuno pensa che l’uscita dall’euro sia in definitiva inevitabile e che prima avviene meglio è, ovvero la politica del “tanto peggio tanto meglio” allora il mix diventa esplosivo.

© Riproduzione riservata