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Uno sguardo oltre l’orizzonte dei ritorni

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Uno sguardo oltre l’orizzonte dei ritorni

(Marka)
(Marka)

Il ruolo che la gestione degli investimenti svolge all’interno della società sta evolvendo. Realizzare rendimenti positivi sul lungo periodo per i propri clienti è certamente necessario e importante, ma non è di per sé sufficiente.

Tre sono le aspettative fondamentali che la nostra società nutre nei confronti degli asset manager: la prima è poter ottenere una buona performance dagli investimenti a fronte di un prezzo equo; la seconda è beneficiare di un’efficiente allocazione del capitale tra gli investimenti che realizziamo. La terza, infine, è una gestione efficace di tali investimenti.

Siamo pertanto chiamati a investire con finalità di più ampio respiro rispetto a quelle puramente finanziarie. In tal senso, ritengo che il nostro settore si trovi oggi ad affrontare una sfida importante, riassumibile in una domanda: disponiamo dei giusti incentivi per realizzare i più ampi benefici sociali che abbiamo il potenziale e la responsabilità di offrire? La regolamentazione ha provato a incoraggiare le società di investimento ad adottare comportamenti “adeguati” attraverso una serie di nuove misure.

Per quanto le intenzioni siano buone però la normativa può spingersi solo fino a un certo punto. Spetta a noi, come industria, catalizzare il cambiamento nei comportamenti. Possiamo farlo spostando l’attenzione oltre i parametri puramente finanziari come garanzia di successo e dimostrando che è possibile investire in modo giusto per soddisfare le aspettative più ampie che la società ripone nei nostri confronti.

Ecco perché credo sia ora di sviluppare una nuova serie di indicatori di performance a lungo termine per i fondi di investimento.

I rendimenti finanziari ponderati per il rischio continueranno senza dubbio a essere una misura essenziale delle performance, ma non l’unica sufficiente. Per assumere le responsabilità di cui siamo investiti in quanto asset manager e riconoscere l’impatto generale che deriva dalla nostra attività di investimento dovremo tenere conto di criteri non esclusivamente finanziari.

Come possiamo riuscirci? Propongo l’adozione di un sistema di valutazione standardizzato, inedito, per misurare le performance dei fondi. Questo sistema potrebbe includere parametri quali impatto ambientale e sociale, impronta ecologica, sostenibilità della filiera, diversity e inclusione.

Tali criteri potrebbero essere allineati agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che comprendono cinque pilastri universali e interconnessi: le persone, il pianeta, la prosperità, la pace e la collaborazione.

A ciascun fondo, attivo o passivo, potrebbe così essere assegnato un punteggio in base a ciascuno di questi criteri, a seconda del modo in cui è investito. Tali punteggi dovrebbero essere standardizzati, così come lo sono oggi i risultati finanziari, in modo che gli investitori potenziali possano confrontare facilmente un fondo con l’altro. Allo stesso modo, gli investitori già attivi potrebbero verificare l’impatto del fondo in cui sono investiti e confrontarlo con quello di altri strumenti di investimento.

Certamente ci sarà chi sosterrà che i rendimenti finanziari rappresentano tutto ciò che sta a cuore agli investitori. Per alcuni di loro questo è senz’altro vero. Così come è vero che lo scopo principale di chi gestisce gli investimenti continuerà a essere quello di fornire rendimenti affinché i risparmiatori possano raggiungere i propri obiettivi di risparmio e di vita sul lungo termine.

Ma è altrettanto vero e sempre più evidente che sono in molti a chiedere di ricevere qualcosa di più di un profitto superiore al benchmark con il patrimonio che hanno investito.

La domanda di fondi che integrano fattori Esg - ambientali, sociali e di governance - nella strategia di investimento è forte e in crescita per tutte le principali asset class. A novembre 2017, quasi 350 miliardi di euro erano gestiti da fondi di investimento responsabili in Europa, in aumento di oltre un quinto rispetto all’anno precedente.

La nostra industria deve intervenire per soddisfare questa domanda. Sviluppare un nuovo sistema di valutazione per la performance dei fondi rappresenta un’opportunità per gli asset manager di investire per il bene comune. Nessuna società di gestione di fondi può però riuscirci da sola. Deve essere un’iniziativa trasversale al settore, possibilmente in collaborazione con le Borse o gli index provider, con i consulenti finanziari e con le società di rating, per poter misurare in modo standard l’”impronta” di qualsiasi portafoglio. Tecnologie come l’intelligenza artificiale e il machine learning possono facilitare questo processo.

Tutti sappiamo che conta tutto ciò che viene misurato. Dobbiamo assicurarci di misurare ciò che conta. Il passaggio a un sistema di valutazione imparziale e condiviso costituirà un positivo passo in avanti in tale direzione.

Chief Executive M&G Investments

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