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La Nato rischia lo scisma d’Occidente

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Le tensioni usa-ue

La Nato rischia lo scisma d’Occidente

(EPA/ETIENNE LAURENT)
(EPA/ETIENNE LAURENT)

«Avrò incontri alla Nato, in Gran Bretagna in pieno subbuglio e con Vladimir Putin. Francamente Putin potrebbe rivelarsi il mio interlocutore più facile. Chi l’avrebbe mai pensato?» .

Forse Donald Trump è ormai diventato prevedibile nella sua imprevedibilità o forse il mondo ha imparato a conviverci. Però quella frase che il presidente degli Stati Uniti ha lanciato in partenza da Washington - e le minacce di abbandono dell’Alleanza durante il vertice di Bruxelles -riflette con estrema crudezza l’approccio mentale con cui guarda al Vecchio continente e di qui al sistema di sicurezza transatlantica.

«Obsoleta», così aveva liquidato la Nato ai suoi esordi alla Casa Bianca. Oggi nella sua lente rovesciata l’arci-nemico di ieri, la Russia di Putin, appare un semplice concorrente con cui potrebbe essere più piacevole intrattenersi che con gli arci-amici di ieri: gli alleati europei, e addirittura il Regno Unito, il Paese preferito da sempre, il più alleato di tutti gli altri.

«Penso che andare d’accordo con la Russia, la Cina e altri sia una cosa buona, non cattiva». Dalla crisi di Suez negli anni ’50 alla lacerazione sull’Iraq nel 2003 la Nato altre volte ha sfiorato il baratro senza lasciare sul campo coesione e unità: mondo allora quasi immobile, crisi sempre sotto controllo.

Oggi quasi tutto è fuori controllo ma il primo a esserlo è il presidente Usa e la sua dottrina dell’America First che scuote le fondamenta dell’ordine globale e multilaterale. Ma incrocia sulla sua strada un’Europa immatura, velleitaria, nazionalista, ridottasi da sola ai suoi minimi termini ma senza perdere prosopea né presunzione. Incapace di cogliere il nuovo spirito dei tempi e di adeguarvisi in fretta.

A torto o a ragione, Trump si intende con i forti e non ha intenzione di continuare a fare il tutore della sicurezza altrui a spese dei propri contribuenti. L’aveva chiarito anche prima di essere eletto ma pochi ci credevano. A quanto pare intende mantenere la parola, accanendosi sull’Europa, che invece rifiuta il bagno nella nuova realtà. Anche se ha già visto saltare l’adesione Usa all’accordo sul clima e all’intesa sull’Iran, consumarsi il clamoroso strappo dentro il G-7 e sta vivendo i primi contraccolpi di una guerra commerciale che potrebbe allargarsi ancora, travolgendo alla fine la tenuta stessa del Wto.

Scoppierà tra oggi e domani, lo scisma d’Occidente con spallata finale anche all’unità dell’Alleanza Atlantica?

Vertice Nato e spese militari. Le critiche di Trump agli alleati europei

Nel suo quartier generale di Bruxelles la diplomazia, anche americana, ha fatto l’impossibile per smussare angoli, limare divergenze, moltiplicare segnali rassicuranti in tutte le direzioni, insomma scrivere un comunicato finale conciliante, che risparmi lacerazioni o sorprese.

Però le tensioni sono nell’aria. E forti. Erano palpabili ieri quando, commentando la firma della dichiarazione comune Ue-Nato sul rafforzamento della cooperazione reciproca, il polacco Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha commentato: «Cara America, cerca di apprezzare i suoi alleati, visto che dopo tutto non ne hai davvero molti». Decisamente, un benvenuto poco soave.

La verità è che Trump rinnega la diplomazia multilaterale e le categorie mentali che l’hanno mossa nel dopoguerra: in questo senso pone un problema di rinnovamento strutturale e culturale dell’ordine mondiale che l’Europa fa fatica a cogliere prima ancora che ad accettare.

Per esempio, il legame che Trump stabilisce tra il contributo Usa, oggi straripante, alla sicurezza collettiva dell’Occidente e una maggiore equità nella dinamica degli scambi commerciali è puro anatema per gli alleati europei che ritengono sacrilego appiattire le due variabili su una semplice questione di vil denaro, depurandola dei valori comuni da difendere.

Per esempio, quando invita brutalmente l’Europa ad aumentare, come da impegni assunti nel 2014, le sue spese militari al 2% del Pil (oggi la media è dell’1,5%, con i francesi al 2,1 e i tedeschi all’1,24), quando minaccia di ritirare dalla Germania i 35mila soldati Usa che vi stazionano e al tempo stesso lancia ambigue avance alla Russia di Putin nonostante restino sempre clamorosamente aperti i contenziosi su Crimea e Ucraina che agitano sonni e sicurezza in molte cancellerie europee, Trump sembra giocare a rosolare le ansie degli alleati. Ma lo fa in un clima di totale confusione, visto che poi sono gli americani, regolarmente frenati dagli europei e finora con successo, a spingere per allargare la Nato ai Paesi del Caucaso e dei Balcani (il vertice presenterà alla Macedonia l’invito ad aderire) suscitando le ire furibonde di Mosca.

Con la sua rivoluzione ancora informe dell’ordine globale, il ciclone Trump sorprende l’Europa in uno dei suoi momenti peggiori: anche tralasciando il caos Brexit, ma a fatica visto che i britannici restano una componente essenziale della difesa europea, la Germania di Angela Merkel che sopravvive di crisi in crisi è ormai un’anatra zoppa, la Francia ostenta il blasone appannato del fu Emmanuel Macron di grandi speranze (era solo un anno fa), l’Italia è costretta a prendere le misure del primo governo populista della sua storia, per citarne solo i protagonisti della partita.

E mentre l’involuzione nazionalista blocca l’auto-riforma dell’Eurozona e dell’Unione bancaria, rallenta i primi passi verso una credibile euro-difesa ma in compenso alimenta e aggrava l’emergenza migratoria, Cina e Russia fanno a gara a conquistarsi peso e influenza intorno e dentro l’orto di casa europeo, cominciando dai Balcani.

Estrema vulnerabilità politica interna, crescente insicurezza esterna e intorno all’Unione: non è un biglietto da visita brillante con cui presentarsi a un vertice Nato che si annuncia molto difficile. Forse alla fine si salverà l’unità di facciata. Forse. Ma l’apparenza della concordia euro-americana non fermerà gli smottamenti tettonici in corso.

Se almeno le sfuriate di Trump servissero a catapultare l’Europa nell’età adulta... Non è vietato sperare ma i segnali incoraggianti sono fievoli e pochi.

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