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Ilva, il dossier all’Anticorruzione mossa da chiarire che preoccupa

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acciaio a rischio

Ilva, il dossier all’Anticorruzione mossa da chiarire che preoccupa

O è un bluff. O è un progetto. In nessuno dei due casi va bene. La consegna da parte del ministro dello Sviluppo economico Di Maio della lettera di Michele Emiliano all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone è un atto politico chiaro che ha finalità – e conseguenze - ancora tutte da chiarire. È un atto politico chiaro perché, nella sostanza, legittima e accetta – o, per lo meno, non neutralizza né respinge - il punto di vista del presidente della Regione Puglia.

E cioè: qui qualcosa non funziona, c'è un odore cattivo che promana dall'assegnazione dell’Ilva di Taranto ad Am Investco.

Si tratta di un invito formulato – attraverso il Ministero dello Sviluppo economico - da un magistrato in aspettativa (Emiliano) a un altro magistrato in aspettativa (Cantone). Detto in parole semplici: non si capisce perché se Emiliano – al di là delle legittime opinioni sulla migliore bontà dell’offerta di Jindal - sa qualcosa su qualcosa di losco, non abbia scelto di rivolgersi direttamente - lui - ai magistrati. E se sa qualcosa, perchè non si sia rivolto nei mesi scorsi all’Anticorruzione. In ogni caso, il dato è l’avallo di Di Maio ai dubbi e ai sospetti di Emiliano. E, da qui, bisogna partire. Perché Luigi Di Maio è vicepresidente del Consiglio e soprattutto è ministro dello Sviluppo economico del Governo grillino-leghista. Cosa significa la consegna della lettera a Cantone? Un mododi guadagnare tempo al tavolo con azienda e sindacati? Un nuovo progetto?

È un bluff se verrà usata da Di Maio come elemento negoziale nella trattativa condotta con Arcelor Mittal all’insegna del «chiedo di più per l’occupazione e per la tutela dell’ambiente».

È un progetto se, invece, questo passaggio porterà al profilarsi di due bivi, differenti ma entrambi dannosi per l’industria (e la società) italiana. Il primo bivio è un progetto minimo: uno scarico di responsabilità per cui si sceglie di girare la palla a Cantone. Che decida lui. Che porti lui – se mai troverà qualche irregolarità - il peso della cancellazione di una operazione da 4,1 miliardi di euro.

Il secondo bivio è, invece, un progetto massimo: aggiungere un altro elemento – l’Anticorruzione di Cantone, appunto – ad un iter che è già una Via Crucis, per trasformare in linea politica le posizioni più radicali del partito – incarnate da Beppe Grillo – che a Taranto desiderano una riconversione fatta di chiusura e deindustrializzazione. Bluff o progetto: in ogni caso questa non è la politica industriale di cui il Paese ha bisogno.

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