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I diritti connessi tutelano la democrazia

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I diritti connessi tutelano la democrazia

Se mi dicessero che Internet potrebbe essere oscurato e che io potrei essere perseguito per aver condiviso i link di articoli con amici e familiari se dovesse passare una certa legge, sarei in prima linea per firmare la petizione che la vuole bloccare. Se mi dicessero che votare la direttiva europea sul diritto d’autore segnerebbe la fine di Wikipedia, dei meme e di un open internet, voterei contro.

Fortunatamente per tutti noi, non è stata proposta una legge del genere.

Sfortunatamente, però, una campagna feroce e spesso isterica, alimentata dall’ala radicale degli attivisti per la libertà di Internet e finanziata con 36 milioni di dollari dai giganti americani del web, vorrebbe farci credere che la proposta europea, attualmente al vaglio legislativo, di concedere agli editori il publishers’ neighbouring right, ovvero un diritto connesso per gli editori, potrebbe segnare la fine di Internet come lo conosciamo. Sciocchezze!

O almeno questo è quello che troveremo su Internet se gli editori della stampa non potranno più sostenere un giornalismo professionale e fact checking, se i piccoli editori indipendenti falliranno, se gli editori della stampa non potranno più finanziare i corrispondenti che ci fanno arrivare da tutto il mondo notizie, intrattenimento, inchieste e analisi che popolano Internet con informazioni di cui noi editori siamo legalmente responsabili.

È stata proposta una legge sul diritto d’autore - questo è vero - per concedere agli editori il publishers’ neighbouring right. Attualmente, per la legge europea sul diritto d’autore, gli editori non hanno il diritto di proteggere le loro pubblicazioni: tutti i contributi di giornalisti, fotografi, grafici e redattori non sono protetti a livello di editore. I diritti connessi renderebbero gli editori proprietari dei diritti del prodotto pubblicato finito.

Negli ultimi due anni, quattro importanti commissioni europarlamentari hanno approvato il publishers’ right, riconoscendo il bisogno di questo strumento giuridico per mettere il diritto d’autore al passo con l’era digitale e affrontare il problema attuale di tutti quei preziosi contenuti che puntualmente vengono copiati, riutilizzati e monetizzati da terzi, senza autorizzazione né remunerazione.

Ma la settimana scorsa, al Parlamento europeo, Big tech ha portato a casa un voto importante per emendare il progetto di direttiva presentato dalla commissione giuridica. È difficile lottare contro una lobby che alimenta falsità e propaganda populista. Non possiamo esprimere con abbastanza veemenza quanto sia alta la posta in gioco per il futuro della stampa europea se non avremo gli strumenti giuridici per portare le aziende online al tavolo delle trattative e vincolare a licenza i nostri contenuti, permettendoci di continuare a investire nei nostri giornalisti, free lance e fotografi.

Ci auguriamo di arrivare al punto in cui copiare e monetizzare in rete i contenuti dei giornali senza licenza sarà inaccettabile, com’è sempre stato fuori da internet. Nel frattempo, il riconoscimento del publishers’ neighbouring right agli editori sarebbe un buon punto di partenza e incoraggerebbe i negoziati più che le controversie. Più giusto sarà l’ecosistema digitale, meglio potremo finanziare il giornalismo professionale e dare a internet il suo giusto valore.

Perciò, la prossima volta che vi chiederanno di firmare una petizione contro la riforma del diritto d’autore (cinicamente chiamata #savethelink), saprete cosa state sottoscrivendo: il diritto di rubare e approfittare degli sforzi e degli investimenti altrui e la protezione dei giganti americani di Internet.

La prossima volta che Wikipedia si oscurerà e vi dirà che la fine è vicina, sappiate che Wikipedia stessa ha ammesso di sapere che le enciclopedie online sono esenti da tale direttiva e vi chiederete perché dovrebbero adottare tattiche così allarmiste e infondate, o perché compaia sempre ai primi posti su Google.

Una stampa libera e indipendente è fondamentale per la nostra preziosa democrazia. Il link e l’open internet non sono affatto in pericolo. Quello di cui invece dovremmo preoccuparci è che tipo di ecosistema vorremmo e quanto abbiamo cara la nostra stampa diversificata e indipendente in Europa.

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