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Con AI e assistenti vocali Il Sole 24 Ore innova per il digitale di qualità

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EDITORIA

Con AI e assistenti vocali Il Sole 24 Ore innova per il digitale di qualità

Intelligenza artificiale e assistenti vocali per un’informazione di qualità sempre più su misura. Se c’è una predizione che trova d’accordo i manager dei più importanti media internazionali è di certo questa. E nel tradizionale paper del Reuters Institute che ogni anno definisce «Technology trends and predictions» le due grandi sfide di AI e Voice sono scolpite nella pietra: come ciò che i media non possono non fare se vogliono evitare di essere travolti dall’ennesima disruption.

Perché dopo l’era del clic e quella del touch, stiamo correndo in quella della voce. Lo strumento più naturale dell’uomo ci guiderà nell’interazione digitale. I device Home di Google e Alexa di Amazon sono solo l’inizio di ciò che l’Internet of things ci riserverà in contesti connessi dove con una semplice richiesta vocale potremo essere guidati, consigliati, informati durante la nostra vita quotidiana. E l’intelligenza artificiale, con il machine learning, lavorando grandi masse di dati e imparando a farlo sempre meglio, sarà una componente fondamentale per costruire risposte informative su misura del consumatore.

Per dirla con Mark Thompson, ceo del New York Times, visionario e determinato leader del più prestigioso giornale internazionale, l’intelligenza artificiale e gli assistenti intelligenti consentiranno a chi produce informazione di rispondere ai bisogni di conoscenza dei consumatori secondo i device, gli ambienti, i media che stanno utilizzando/frequentando.

Per un brand come Il Sole 24 Ore che da 150 anni produce giornalismo di qualità è fondamentale costruire dei percorsi ancor più personalizzati ed efficienti per distribuire la propria informazione. Tanto più in un mondo dei media che sta abbracciando la strada di modelli pay – cosa che Il Sole ha fatto prima e più degli altri per i suoi contenuti specializzati e selezionati – messo di fronte alla fine dell’illusione che la pubblicità potesse finanziare il giornalismo come nell’era analogica, visto che questo mercato è stato i monopolizzato dagli Over the top.

Ed ecco allora mesi di lavoro di un team multi competenze (dalla redazione al lab Area 24, dal media development al marketing digitale all’It) per definire due progetti – “Royalty” per Il Sole 24 Ore e “AI Anchor” per Radio 24 – che ruotano intorno alle sfide dell’intelligenza artificiale, dell’audio e della personalizzazione. E Google DNI Fund, il programma europeo ideato nel 2015 per promuovere l’innovazione nell’editoria, li ha selezionati e premiati con un grant complessivo di 978mila euro.

Da tre anni, in Europa la relazione tra Google e gli editori è uscita infatti dalla pura conflittualità alla ricerca di punti di convergenza. Da qui l’accordo complessivo in Italia con Fieg e anche la spinta affinché testate grandi e piccole partecipassero ai round di selezione del Digital News Innovation Fund.

La futura monetizzazione dei progetti è stata in questo quinto round un elemento chiave del giudizio della Fondazione che gestisce il portafoglio di Google. I progetti finanziati sono stati 98 per un totale di 21,2 milioni di euro su 820 candidature ricevute da 29 Paesi europei. Nove in Italia, di cui due del Gruppo 24 Ore. Con “Royalty” che è stato inserito da Google nei quattro più interessanti insieme a un progetto francese, uno del Regno Unito e uno belga.

Gli altri italiani finanziati sono quattro prototipi, un progetto medio (“Aladin” del giornale La Sicilia) e due di grandi dimensioni (“News Juice” di Adnkronos e Digital edition su smartphone di Rcs).

Adesso il Digital News Innovation Fund avrà un ultimo round in autunno, quando in ballo dovrebbero esserci ancora oltre venti milioni di euro che si sommeranno così ai 115 fin qui distribuiti. Poi l’esperienza probabilmente finirà perché a Mountain View non sembrano voler proseguire in un’opera di sostegno dell’ecosistema digitale, nonostante i vertici europei di Google spingano con decisione per il rinnovo.

Di certo per gli editori il DNI Fund è stato importante non solo per i finanziamenti ma per la spinta allo sviluppo della cultura della ricerca e dell’innovazione. Una sfida, specie sull’intelligenza artificiale, che in realtà il Gruppo 24 Ore ha abbracciato con decisione già dallo scorso anno con la creazione di Area24, un content innovation lab diviso tra New York, Roma e Milano, che lavora in stretta sinergia con la direzione editoriale, e sviluppa ricerche idee e prototipi.

E ora ecco il salto di questo laboratorio e del resto delle strutture aziendali dai prototipi a due progetti più strutturati. Dove le competenze del Sole si incontreranno con quelle di alcuni partner che hanno maturato in questi anni un know-how importante.

Per “Royalty”, che richiederà 16 mesi di lavoro, Il Sole sarà affiancato da Teorema Engineering per creare, pescando nel grande serbatoio di informazione di qualità del giornale, un prodotto editoriale premium, personalizzato sulle preferenze di contenuto ma anche di device e di contesto del lettore. L’intelligenza artificiale sarà un supporto fondamentale ma decisiva sarà la capacità della redazione di addestrare la “macchina” a confezionare contenuti su misura.

“AI Anchor” è invece il progetto che nasce sotto le insegne di Radio 24 e punta – con un lavoro di 12 mesi e due partner come Dataninja e il team del professor Attardi del l’Università di Pisa – a costruire contenuti audio di alta qualità partendo da dati strutturati come bilanci aziendali, dati macroeconomici. Per realizzarne podcast personalizzati che gli utenti potranno scegliere di ricevere sulle diverse piattaforme.

Essere tech company e non solo media company è la grande sfida per l’editoria. “Royalty” e “AI Anchor” sono la risposta del Gruppo 24 Ore.

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