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La Bce mantiene la rotta senza trascurare le nubi

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Falchi & colombe

La Bce mantiene la rotta senza trascurare le nubi

(Ap)
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La rotta della politica monetaria che è stata definita fino all’estate 2019 non si cambia, e le nubi - il rischio protezionismo in testa - finora non destano preoccupazioni. Il percorso che porterà gradualmente alla normalizzazione di tassi e liquidità non muta. È questo il messaggio che il presidente Mario Draghi ha offerto ai mercati; un segnale incoraggiante, ma non definitivo, in quanto la Banca centrale europea (Bce) è soddisfatta, ma allo stesso tempo non intende cantar vittoria troppo presto.

Vi era attesa circa le comunicazioni - più che sulle decisioni - che ieri la Bce avrebbe offerto sullo stato di salute dell’economia europea, e di riflesso sull’atteggiamento - soprattutto prospettico - che la Banca centrale avrebbe assunto in termini di strategia della politica monetaria.

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Le attese erano motivate dalla presenza di una serie di nubi che - secondo alcune analisi - potrebbero offuscare la situazione di bello stabile che caratterizza oggi lo scenario europeo. Sono nubi che riguardano rispettivamente gli aspetti reali, finanziari e monetari. Draghi le ha esaminate una a una, mostrandone l’irrilevanza, almeno sulla base delle informazioni oggi disponibili.

Alcune nubi riguardano l’economia reale. La crescita dell’economia europea continua, anche se ha rallentato nell’ultimo trimestre. Occorre preoccuparsi? La Bce dà una risposta negativa. È in corso un effetto che potremmo battezzare “effetto risacca”: c’è stata una crescita particolarmente vigorosa nei trimestri precedenti, spinta in particolare dalle esportazioni, e ora - come dopo un’onda particolarmente vigorosa - la linea dell’acqua sulla battigia torna un attimo indietro, per poi di nuovo avanzare. Anche per quel che riguarda la crescita dei prezzi, l’esuberanza trimestrale - che fa toccare il fatidico 2% su base annua - va in realtà ridimensionata, sottraendo l’andamento dei prezzi più volatili, rappresentati da energia e alimenti. Infine, vi è il rischio protezionismo. Draghi ha contestualizzato il fenomeno, sottolineando la differenza tra quello che sta accadendo oggi sullo scenario internazionale e una guerra commerciale vera e propria. Oggi esiste un rischio protezionismo, il cui esito non appare affatto scontato, in quanto le dichiarazioni “bellicose” si alternano ai tentativi di mediazione. In un simile scacchiere, la politica monetaria riconosce che una nube esiste, e che va monitorata, in quanto catalizzatore di incertezza, ma la sua pericolosità oggi è solo eventuale.

Altre nubi riguardano gli aspetti finanziari. Una espansione monetaria che dura da almeno sette anni può aver fatto crescere liquidità e debiti - privati e pubblici - in modo storicamente straordinario. Dal 2008 in avanti i Paesi avanzati hanno imparato - o meglio ricordato - una lezione importante: esiste una catena con tre anelli, che passa dall’eccesso di liquidità, all’eccesso di debito, per arrivare a una crisi prima finanziaria e poi economica. Ma è una lezione che appare ben presente alla Bce; Draghi ha affermato che anche dal punto di vista della resilienza finanziaria lo stato di salute dell’economia europea appare sotto controllo.

Infine, vi sono le nubi sugli aspetti monetari in senso stretto. In primo luogo, gli squilibri nei saldi dei pagamenti tra un Paese e l’altro dell’Unione - in gergo i saldi Target. Taluni ritengono tali saldi un indicatore del grado di solidità dell’architettura dell’euro. Draghi - non è la prima volta che lo fa - ha pedagogicamente ricordato che simili letture del sistema dei pagamenti sono forzate e strumentali. Gli attuali squilibri infra area euro sono riflessi temporanei dell’azione di politica monetaria espansiva messa in atto in questi mesi, che nascono dalla diversa ubicazione di compratori - le banche centrali - e venditori - le banche - dei titoli oggetto degli scambi. Niente di meno, ma neanche niente di più.

Poi vi sono alcuni che vedono oggi nubi che forse potrebbero esistere domani. Ad esempio: nel futuro percorso di normalizzazione, l’azione della Bce potrà continuare a essere ancorata a quei criteri oggettivi - tipo la correlazione tra gli acquisti di titoli e le quote di capitale della banca centrale di pertinenza dei vari Paesi - che assicurano l’indipendenza della politica monetaria da ogni altra influenza, tipo l’agevolare la politica fiscale di questo o quel Paese? È stato facile per Draghi osservare che la Bce non può discutere oggi la rilevanza di nubi che (forse) esisteranno domani. Insomma, la rotta della Bce non cambia. Le nubi ci sono, ma non giustificano ripensamenti. Ma neanche che il timoniere si rilassi. Anche su questo, il comunicato della Bce è stato molto chiaro.

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