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L’affaire Benalla riporta Giove-Macron sul pianeta Terra

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PRESIDENTE IN DIFFICOLTÀ

L’affaire Benalla riporta Giove-Macron sul pianeta Terra

Il primo grande test della presidenza Macron avrebbe dovuto essere sulle sue riforme, l’economia francese, l’Europa o i suoi rapporti con Trump. Invece, 14 mesi dopo la vittoria elettorale, l’esame è arrivato da una direzione inattesa: Alexandre Benalla, una delle sue guardie del corpo, è stato ripreso mentre, vestito da poliziotto senza esserne autorizzato, malmenava due manifestanti di sinistra durante il corteo del Primo maggio.

L’Eliseo potrebbe anche liquidare «l'affaire Benalla» come una montatura mediatica ma la realtà è che l’episodio sta influenzando il modo in cui i francesi vedono il quarantenne presidente e le sue stesse prospettive di imprimere una svolta al Paese. Come spesso accade, non è stato tanto l’evento in sè a provocare la crisi quanto la reazione del governo, troppo lento a sanzionare Benalla - il fedelissimo del presidente in materia di sicurezza - quando il caso è scoppiato.

Macron ha impostato la campagna elettorale sulla promessa di una nuova forma di governo in contrasto con le pratiche opache della Quinta Repubblica. Ma alla luce della natura quasi monarchica della sua presidenza, è forte la sua tentazione di ritenersi al di sopra della legge e di dare un premio alla lealtà personale.

Agli inizi della Quinta Repubblica negli anni 50 i militanti gollisti, impegnati a combattere gli estremisti nazionalisti, prestavano poca attenzione alla legalità. Negli anni 80, François Mitterrand aveva una cellula segreta all’Eliseo che spiava gli oppositori, i media e chiunque potesse svelare notizie sulla sua amante e il loro figlio. I successivi governi sono stati scossi da scandali per mancanza di trasparenza e indulgenza nei confronti di chi serviva gli interessi presidenziali.

Quando è entrato in carica Macron ha promesso un sistema più etico e aperto.Ha immaginato una presidenza alla «Giove», capace di stare al di sopra delle partigianerie che hanno tormentato la Francia per tanto tempo. Con il suo nuovo partito, La République en Marche, ha promesso di di creare una nuova forma di politica «esemplare» per il XXI secolo. La protezione accordata a Benalla ha aperto una falla. Il presidente è ora dipinto come uno che siede al centro di una rete di stretti rapporti in cui l’auto-protezione e l’arroganza imperano.

Le rivelazioni e i goffi tentativi di metterle a tacere segnano una forte rottura con la straordinaria fortuna di cui Macron aveva goduto finora, quando era apparso come una figura provvidenziale per la Francia. Durante la campagna presidenziale i su0i rivali sono implosi strada facendo, concedendogli una roboante vittoria contro Marine Le Pen. En Marche in seguito ha ottenuto la maggioranza all’Assemblea Nazionale. I moderati di destra e sinistra si sono uniti a lui mentre la frammentazione dell’opposizione ha fatto il suo gioco. Le prime riforme sono state ben accolte dall’opinione pubblica. Pur avendo ottenuto poco dal corteggiamento di Donald Trump, il profilo internazionale della Francia è cresciuto. La vittoria ai Mondiali di calcio non ha certo guastato.

Ma da quando la storia di Benalla è esplosa il 18 luglio, Giove è sceso sulla Terra. Benché il governo abbia facilmente respinto due mozioni di sfiducia, un recente sondaggio YouGov assegna a Macron una magra popolarità del 27 per cento. È accusato di non essere più in sintonia con i bisogni dei francesi e riceve critiche non solo dall’opposizione ma anche da alcuni economisti che hanno contribuito al suo manifesto elettorale. Dicono che appare indifferente ai temi sociali, facendo eco alle accuse che lo ritraggono come «il presidente dei ricchi».

Sarà ancora più difficile «vendere» al Paese il prossimo round di riforme, mentre il tasso di crescita del Pil frena. Macron afferma che le sue politiche hanno bisogno di tempo per produrre risultati, ma i francesi non sono famosi per la loro pazienza. Il sistema Macron è fatto in modo che tutto ruota intorno a lui, cosa che peraltro appare compiacerlo. «Se cercano un responsabile quello sono io, solo io», ha detto ai membri di En Marche dopo l’affaire Benalla. La verità è che Macron agisce davvero per conto suo, ma questo aumenta i rischi di una presidenza che già non risponde a nessuno.

Il primo ministro Edouard Philippe, oscuro politico di provincia prima di salire a Palazzo Matignon - la sede del governo, ndr - è serio e competente ma non può fare da parafulmine del presidente. Né questo sembra essere il desiderio di Macron. Ora che si appresta a varare una nuova serie di riforme, Macron può anche essere poco amato dal Paese, ma ha bisogno del suo rispetto e fiducia. L’affaire Benalla ha messo tutto questo a repentaglio.

*Autore di: «Crucible: Thirteen Months that Forged Our World and The History of Modern France»

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