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Trasformare il cambiamento in opportunità

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Trasformare il cambiamento in opportunità

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L’adozione di tecnologie per l’automazione e l’intelligenza artificiale trasformerà profondamente il mondo del lavoro nei prossimi 10-15 anni e le persone si troveranno a interagire con macchine sempre più sofisticate. Numerosi saranno i benefici, a livello economico e sociale. Una nostra recente ricerca evidenzia che il 60% della crescita della produttività stimata per il prossimo decennio sarà generato dal digitale.

I vantaggi potenziali per le aziende sono enormi, nei diversi settori. Inoltre, in tutti gli scenari che McKinsey ha sviluppato da qui al 2030, le tecnologie contribuiranno a creare nuovi posti di lavoro compensando quelli che verranno automatizzati, come del resto già avvenuto in passato con altre rivoluzioni tecnologiche. A fare la differenza, oggi, sono la portata e la velocità del cambiamento.

Nello studio “Skill shift: automation and the future of the workforce”, il McKinsey Global Institute ci aiuta a comprendere come evolverà la domanda nel prossimo decennio analizzando la quantità di ore lavorate nelle diverse categorie di competenze in oltre 800 occupazioni. Come prevedibile, sarà la richiesta di skill tecnologiche a crescere di più (55%) e riguarderà sia le competenze avanzate sia quelle digitali di base.

Ma i lavori del futuro continueranno a richiedere anche abilità sociali ed emotive come ad esempio l’imprenditorialità, la leadership e la gestione delle persone – la cui domanda aumenterà di oltre il 20% – e competenze cognitive avanzate come la creatività. Al contrario, alcune skill saranno meno richieste: le capacità cognitive di base diminuiranno del 15%, insieme a quelle fisiche e manuali, che tuttavia resteranno ancora la tipologia più consistente nel 2030 in molti Paesi.

In questo contesto, la riqualificazione professionale sarà l’imperativo del prossimo decennio e interesserà tutte le generazioni di lavoratori: i nuovi talenti che entrano nel mercato del lavoro, che avranno sempre più competenze in ambito scientifico e tecnologico come ad esempio i data scientist, e le persone che già lavorano e che dovranno abbandonare le mansioni più ripetitive e prevedibili per dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto (relazione con i clienti, project management, problem solving e così via). Essere in grado di adattarsi rapidamente diventerà indispensabile: la capacità di adattamento si affianca così al quoziente intellettivo e a quello emotivo, che hanno caratterizzato le generazioni passate. Allo stesso tempo, le aziende dovranno rivestire un ruolo trainante nella preparazione dei propri dipendenti e nella promozione di una cultura improntata all’apprendimento permanente (lifelong learning). Gli imprenditori e i manager più illuminati sapranno incoraggiare e guidare il cambiamento: questa capacità rientrerà tra le caratteristiche di un’azienda di successo. Ma anche tutti gli altri attori coinvolti nella formazione delle persone dovranno fare la propria parte.

Il reskilling è prima di tutto un tema sociale, che va affrontato sinergicamente e tempestivamente affinché la sfida legata all’evoluzione delle competenze possa diventare presto un’opportunità: i vantaggi potenziali in termini di crescita della produttività e di prosperità sono infatti considerevoli.

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