Il Sole 24 Ore
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29 luglio 2010

Le Giornate degli autori, tra cronaca e crisi

di Bruno Patricolo


C'è molta Italia nella settima edizione delle Giornate degli Autori, e c'è la crisi dentro e fuori la Villa degli Autori. Non la crisi del settimo anno, che sembra scongiurata da una selezione comunque sempre di alto livello, che miscela scoperta e grandi autori. Molto attesi infatti, dall'1 all'11 settembre nella sezione parallela della Mostra Cinematografica, registi come il premio Oscar Danis Tanovic con Cirkus Columbia, in cui il cineasta torna a Sarajevo e dintorni, o Marion Hansel che, come dice il direttore, il delegato generale Giorgio Gosetti, alla sua quarta edizione (le altre tre, altrettanto belle, furono appannaggio dell'attuale responsabile del progetto 100+1, Fabio Ferzetti), "è stato selezionato perchè fa un film diverso con cui si sorprende e ci sorprende".

Ed è difficile non stupirsi di fronte al suo Noir Ocean, storia di una fregata francese, con marinai giovani e coscritti che prestano servizio nelle acque della Polinesia. Precisamente, a pochi passi dall'atollo Mururoa, negli anni '70. C'è anche Antonio Capuano: Fabrizio Gifuni, Valeria Golino e Luisa Ranieri nel cast del suo L'amore buio, storia di uno stupro e di ciò che viene dopo, imprevedibile e potente, tra la Napoli bene e il carcere di Nisida. E la terribile tematica dello stupro è anche alla base di In terra pax. Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, giovanissimi esordienti ("nati" nella rivista di cinema diretta da Giovanni Spagnoletti, Close up), con un budget minimo hanno portato avanti un'opera dura e importante, alla periferia di Roma, al Corviale, una storia quasi pasoliniana. Ad aprire la rassegna sarà però una commedia, Le bruit des glacons, di Bertrand Blier. "Una commedia letale", l'han definita i suoi produttori, uno sguardo ironico e malin-comico sulla malattia e la morte. Alle Giornate degli Autori- anche grazie al lavoro dell'ottimo team, da Giorgio Gosetti a Sylvain Auzou, da Gaia Furrer a Julie Thibaudeau, fino ai bei documentari che quest'anno sono passati per l'occhio esperto di Maurizio Di Rienzo, solo per citarne alcuni- colpisce, della selezione la grande varietà, geografica, di genere, di potenza politica e sociale dei temi. Così dalla Colombia arriva un film d'animazione, Pequenas Voces, particolare e bellissimo, sulla guerra civile che da decenni stupra quel paese, e dal Burkina Faso l'intenso Notre Etrangere, dal Cile La vida des los peces, storia personale di un ritorno, ma anche, forse, storia collettiva di una generazione e di un paese, e dall'America una divertente, agrodolce commedia su una sfida individuale, buffa, contro la globalizzazione, Happy Poet.

E ancora, dal Canada, sulle tracce di una forte figura di madre, dei figli scoprono il Medio Oriente, in Incendies, per scoprire una terra e una donna che non hanno trovato pace. E senza pace sono anche i Giulietta e Romeo moderni, uccisi dal conformismo, che si vedono in Majority: "c'è chi la definisce una commedia triste- ha detto Gosetti- e chi una tragedia divertente". Il terzo italiano nella selezione ufficiale è Cielo senza terra, della coppia Maderna-Pozzoli, documentario che parla di lavoro, puntando la cinepresa sull'Insse, così come nella sezione "Spazio aperto" si può trovare La svolta. Donne contro l'Ilva di Valentina D'Amico, su una tragedia civile quotidiana che già, recentemente, era stata trattata dal film Marpiccolo. Non potendoli citare tutti (il programma intero è su www.venice-days.com), però vale la pena fare ancora un nome. Quello di Andrea Segre, documentarista straordinario, presente nella sezione "Ritratti e paesaggi italiani" che torna con Il sangue verde: con il solito amore, la solita attenzione per gli esclusi, dopo la Libia e Ponte di Nona, ora va a Rosarno, tra i "reduci", per non lasciare nel silenzio quello che è successo. Un programma intenso, importante, che rischia però di essere soffocato dai tagli che la Mostra del Cinema di Venezia è stata costretta a fare.


29 luglio 2010