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Il Gorbaciov napoletano di Toni Servillo

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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2010 alle ore 19:22.

«Gorbaciov ha al suo centro una dimensione lirica poetica fatta di sguardi e di intese che vanno oltre le parole », dice Toni Servillo, protagonista del film di Stefano Incerti presentato oggi fuori concorso alla Mostra. « Appena ho letto la sceneggiatura ho amato, e subito accettato di interpretare, questo personaggio animato da grandi passioni. Noi attori dobbiamo avere il coraggio di dire tanti no, ma anche riconoscere al volo quando è il momento di dire un bel sì. E' l'unico modo per conservare al nostro mestiere una certa nobiltà».
Anche il direttore del festival di Toronto ha dato il suo assenso a Gorbaciov «inserendolo nella prestigiosa sezione delle Special presentations», dice Incerti, che dunque partirà per il Canada subito dopo il passaggio veneziano.

«E' stato giudicato un film poco italiano, anche perché i dialoghi sono stati ridotti all'osso tanto da renderlo quasi muto, ma proprio per questo universalmente comprensibile». Ma perché Gorbaciov non è in concorso a Venezia? E' proprio vero che, come ha detto l'altro napoletano al Lido, Antonio Capuano, i selezionatori di questa edizione sono stati insensibili (per usare una metafora)? «Quando nel calcio chiedono un commento all'allenatore lui risponde che non parla degli arbitri. Io vorrei fare lo stesso», sentenzia Servillo, con una delle sue smorfie da Stregatto.
Ambientato a Napoli, Gorbaciov narra la vicenda del cassiere di un carcere con una vistosa voglia sulla fronte (di qui il suo soprannome) che fa la cresta per pagarsi il vizio del gioco e che si muove fra usurai e malviventi; ma è soprattutto una storia d'amore fra un napoletano verace e una cinese, che anche se non parlano la stessa lingua si capiscono perfettamente. In una Mostra impostata sulle divergenze, almeno a giudicare dai primi film visti dentro e fuori il concorso, Gorbaciov mostra due culture che si attraggono e si completano a vicenda. «All'inizio la protagonista femminile era italiana, poi abbiamo capito che l'incontro fra un napoletano verace come Toni Servillo, con la sua maschera quasi grottesca, e una ragazza dalla mimica compassata tipica del volto orientale, avrebbe rivelato una complementarietà», dice Incerti.

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Nella foto Carlo Mazzacurati durante una scela del film «La passione» (Photomovie)

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Tags Correlati: Antonio Capuano | Canada | Gorbaciov | Politica | Stefano Incerti | Toni Servillo

 

La storia ricorda curiosamente quella di Le conseguenze dell'amore di Paolo
Sorrentino: anche qui un "contabile" si innamora di una ragazza molto più giovane e per lei è disposto a cambiare vita. «Stavo già scrivendo la mia sceneggiatura quando Paolo mi ha fatto vedere il suo film», precisa il regista. «Certo, anche lì il protagonista è Toni, e dunque il paragone è immediato. Ma mentre Titta di Le conseguenze dell'amore era un'emarginato, un perdente che subiva la solitudine, Gorbaciov è una tigre, si è creato un habitat che domina a modo suo, reagisce e se necessario mena le mani. Anche la struttura del film è più scarna, racconta un mondo sospeso, quasi metafisico: anzi, lo definirei zen, vista la presenza della ragazza cinese».

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