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Ritratto di Francia, con cadavere squisito, firmato da Michel Houellebecq

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 settembre 2010 alle ore 16:20.

Doveva arrivare nelle librerie francesi l'8 settembre, una data segnata nelle agende da tanti fanatici di Michel Houellebecq. Ma l'ultima sua opera, «La carte et le territoire», ha cominciato ad affluire con anticipo nei punti vendita per i timori di Flammarion, la casa editrice, che lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni (e gli inevitabili strascichi logistici) rovinassero la festa. Il precedente romanzo, «La possibilità di un'isola», risale al 2005 e, se proprio la vogliamo dire tutta, non aveva riscosso il successo sperato.

Houellebecq, comunque, tradotto in una quarantina di paesi, resta lo scrittore francese più famoso al di fuori dei confini patrii. Un suo nuovo libro, a Parigi, è sempre un avvenimento. Tra elogi e mille polemiche.

«La carta e il territorio», si direbbe in italiano. E quella «carta» è intesa nel senso geografico, di mappa. Il protagonista, in effetti, è un giovane pittore, Jed Martin, che, dopo fasi alterne nella propria evoluzione creativa, si dedica a opere realizzate a partire da foto di carte Michelin. Il personaggio (classico anti-eroe houellebecqiano, tendente alla depressione) si innamorerà di una brillante dirigente di Michelin. E' ovviamente l'alter ego dello scrittore, anche se Michel Houellebecq in persona a un certo punto entra in scena. Si', Jed, alle prese con la sua prima mostra di un certo rilievo, chiede a «questo» scrittore di successo di mettere giù la prefazione del catalogo. Peccato che, più in là nel romanzo (non siamo comunque alla fine e, in ogni caso, l'episodio è già stato svelato da tutti i giornali francesi) il cadavere di Monsieur Houellebecq venga trovato massacrato, ridotto in lamelle, miseramente spiaccicato sul pavimento. Inizia li' come un secondo romanzo, di tipo poliziesco, di cui non sveleremo niente, più o meno ispirato al genere Agatha Christie, un mito per lo scrittore francese, citata già in vari suoi libri.

Insomma, siamo sempre nel registro del romanzo visionario di Houellebecq, con vari spostamenti, pure fisici, tipici di un autore che ama viaggiare. Anche se tutto ruota intorno alla Francia, «a questo paese – ha scritto Raphaelle Rérolle su Le Monde – e a una sua certa modernità frenetica, polarizzata intorno ai suoi grandi ipermercati e ai suoi personaggi del genere «people» più o meno gloriosi. Un paese che gira come un derviscio intorno a un centro vuoto». Rispetto alle sue opere precedenti, vedi «Le particelle elementari» o «Piattaforma», il sesso (e volgarità e misoginia che l'accompagnano) trovano decisamente meno spazi, a parte un vibrante elogio dei seni di silicone. Quanto alla vena autobiografica, si afferma ormai senza remore, con lui che è li', prima di essere fatto fuori, in carne e ossa («vecchia tartaruga malata», si autodefinisce, fra le altre cose). E il richiamo al reale è fatto della presenza nel libro di personaggi veri e famosi, come lo scrittore Frédéric Beigbeder e tante (troppe) vedette giornalistiche della televisione francese. Molti i riferimenti, come nei libri precedenti, a svariati pittori, compresa una stroncatura (provocatoria e in fondo un po' facilina) di Picasso. Anche i giornalisti di cultura francesi, che non lo capiscono mai e ai quali non concede mai interviste, ovviamente non mancano.

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Tags Correlati: Agatha Christie | Bernard-Henri Lévy | Cultura | Flammarion | Francia | Frédéric Beigbeder | Martin Jed | Michel Houellebecq | Michelin | Monsieur Houellebecq | Raphaelle Rérolle |

 


Da vari giorni non mancano neppure le polemiche, che puntualmente accompagnano l'uscita dei libri di uno scrittore cosi' amato e cosi' odiato. L'ultima accusa, aver copiato da Wikipedia (ma chi, al giorno d'oggi, non copia da Wikipedia?). Strano personaggio Michel. Nato nel 1958 (o forse nel '56, anche su questo c'è polemica), figlio di un padre guida d'alta montagna e di una madre medico, viene affidato a soli sei anni alla nonna paterna (Houellebecq è il suo cognome). Si laurea in agraria, poi studia cinema, gli inizi sono difficili, fra lunghi periodi di disoccupazione, sempre senza un soldo, e lavoretti, perfino nell'informatica. Il successo giunge improvviso negli anni novanta, per un personaggio ostico, introverso, a tratti aggressivo, che ormai vive più in Irlanda e in giro per il mondo che nella natia Francia. «In realtà è un buon tipo – ha detto nei giorni scorsi Bernard-Henri Lévy, che lo conosce bene – Non è vero che è un misantropo. Gli piace mangiare bene, gli piace bere, gli piacciono le donne. Ama la vita. Ed è un grande scrittore. Semplicemente vuole essere lasciato in pace».

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