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Burlesque romano. Quando un festival osé sa trasgredire con ironia

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 novembre 2010 alle ore 17:00.

Le regine dello strip ‘divertito' affondano nell'atmosfera fellininana con gesti impenitenti ed irriverenza. Signore e signori, "più urlate e più loro si spogliano: benvenuti al Festival del Burlesque".

Succede tutto al Micca Club di Roma. Qui, a ridosso del Colosseo e, soprattutto, non molto distante da Piazza San Pietro, sul tavolo verde delle notti d'arte romane si calano gli insoliti assi e non solo dello sberleffo osé. Il Festival, in scena dal 18 novembre al 5 dicembre, si propone come elemento trasgressivo, ma fino a un certo punto. Del resto "qui non si parla di pornografia, ma di arte", ci raccontano in coro Melody Sweet ed Anna Fur Laxis, due delle splendide cinque performers che tengono banco, a fasi alterne e trasformando la location, per l'occasione, in un piccolo Moulin Rouge. Raggiunte un attimo prima del cambio d'abito per il loro esordio in scena, con tenera grazia adolescenziale ci spiegano come non vi sia affatto nulla di male nel sedurre il pubblico attraverso il proprio corpo.

L'importante è farlo con ironia ed intelligenza. Così Melody Sweet, da New York: corpo da odalisca mozzafiato, dominato dal viso di una Cleopatra: "In America suonavo e cantavo in una band e per arricchire l'offerta, beh, ogni tanto mostravo qualcosa. Da qui al Burlesque il passo è stato breve", racconta. Provare per credere.Poco dopo, quando entra in pista è un carico di dinamite. Contenuta, a stento, dentro un corpo minuto, sì, ma solo a prima vista. Il bello è che mentre calamita l'attenzione del pubblico dimenandosi come uno squalo nell'intento di divorare la sua preda, ad un certo momento si placa, punta il microfono a centro sala e canta live (garantito) perfino un pezzo swing. A quel punto, anche i meno coinvolti non possono non tributarle l'onesto applauso. Lo stesso riservato ad Anna Fur Laxis, regina della provocazione e del trasformismo. Molto applaudita, oltreché per le sue grazie, anche per la particolare capacità di incitare il pubblico. Poco ma sicuro: la sua rappresentazione è stata meno sobria e casta delle altre. "Ah, lo so che siamo a Roma – spiega la strip girl di Manchester – però io di scrupoli non me ne creo granché". Incauta, forse. Comunque schietta.

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D'altronde quando si tratta di nudi, accontentare ogni palato diviene impresa ardua.
Lo si intuisce vedendo più di uno sguardo smarrito in mezzo alla platea di gente che, comunque, sgomita non poco pur di non perdersi neppure un voluttuoso contorsionismo delle dive.
Fu così anche due secoli addietro, quando il burlesque spopolava in America ed Inghilterra. Si trattava di uno spettacolo che parodiava il mondo, le abitudini e i passatempi dell'aristocrazia e dei ricchi industriali, per divertire le classi meno abbienti. Che lo crediate o no c'era pure una trama, per quanto esile. Si cantava, si ballava e si concedeva spazio alla comicità. Tuttavia, per diversificare la forma di intrattenimento dal semplice varietà, o dal suo precursore, già all'epoca della ottocentesca Rivoluzione industriale i fautori degli spettacoli non si facevano scrupoli nel mettere sul palco anche qualche donna poco vestita.

vviamente con le dovute proporzioni rispetto ad oggi. Allora, la trasgressione consisteva nel sollevare la gonna quel tanto che bastava per far scattare la scintilla, solo quella, tra i presenti. Invece si sollevarono pure gli scandali. Tutto tornò a favore dello spettacolo ed in quel di Broadway, forse grazie anche a queste polemiche si tirò il carro per molto tempo. Tra gli show più famosi: The Black Crook, che è ricordato soprattutto per l'esibizione di ballerine in succinte calzamaglie; ma soprattutto Ixion che, messo in scena dalla compagnia inglese British Blondes di Lydia Thompson, divenne lo spettacolo più chiacchierato, nonché uno dei più visti, del tempo. Da lì in poi, tuttavia, seguì un cammino con altalenanti fortune. Negli anni Cinquanta, il burlesque arrivò addirittura a servire da soggetto per i primi filmini spinti. Una decina d'anni dopo venne imbavagliato, a malapena trovando spazio nei go-go club. Altro che fasti e sfarzi da Belle Epoque.

La febbre burlesca, tuttavia, tornò a salire negli anni Novanta, quando si raggiunse la giusta alchimia tra rappresentanze prorompenti sul palco e voglia di fremiti raggiunti quasi a livello onirico. Poi arrivò Dita Von Teese ed il concetto di strip tease non aggressivo, come lo stile lap dance made in Usa per intenderci, trovò di nuovo una collocazione di prestigio. A tal punto che da allora si parla di New Burlesque. Un movimento, rigorosamente sensuale, giunto perfino sul nostro palco dell'Ariston a Sanremo. Qui, lo scorso febbraio di quest'anno, la stessa Von Teese si esibì in diretta Rai nel celebre streap dentro la sua coppa gigante di champagne. Entusiasmando, sì. Ma fino ad un certo punto. Al Micca, come in altri clubs dove trova non difficile ospitalità, l'atmosfera è senz'altro diversa: meno dispersiva; meno telegenica. Forse, per questo, più eccitante.

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