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Cultura-Domenica Libri

Si aggirano ombre attorno all'editore

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 dicembre 2010 alle ore 08:21.

Con un titolo così, Dublinesque, e la firma di Enrique Vila-Matas, il lettore avvertito sa già cosa aspettarsi da questo romanzo: una lucida e intelligentissima girandola di citazioni e riferimenti letterari, perché si sa che è la letteratura stessa ad alimentare l'universo narrativo dello scrittore catalano. E tuttavia, stavolta il lettore scoprirà anche qualche importante cambiamento. In primo luogo, invece di incatenare una serie di frammenti sulla cui base far esplodere i suoi fuochi artificiali di riflessioni che partono dalla letteratura per ritornarvi più forti e profonde, Vila-Matas elabora per questo romanzo una vera e propria trama di stampo più classico. Certo, il protagonista, un editore di nome Samuel Riba, appartiene pur sempre all'ambiente letterario, eppure, ormai sessantenne, ex alcolizzato ancora in cerca della propria identità, nascosta perfino a lui stesso "dal catalogo dei libri che ha pubblicato", smarrito nell'inattività seguita alla chiusura della propria casa editrice di qualità, spinta ai margini del mercato dalla produzione più commerciale dei concorrenti, Riba si trova a fare i conti non soltanto con il senso d'inutilità della sua nuova condizione, ma con la vecchiaia e la morte tout court. Così progetta un viaggio a Dublino in compagnia di tre amici scrittori: avverrà durante il Bloomsday (vale a dire il 16 giugno, il giorno in cui Joyce fa intraprendere al protagonista dell'Ulisse le sue peregrinazioni per la capitale irlandese) e dovrà concludersi con una specie di funerale per l'era gutenberghiana in un mondo sedotto dalla presunta follia dell'era digitale.
Il tema è impegnativo: nientedimeno che la fine del mondo, sia pure in via metaforica. Ma Vila-Matas (e qui sta il secondo cambiamento importante) affronta l'Apocalisse che ogni epoca storica è convinta di vivere in modo parodico e umoristico. Il romanzo stesso è costruito sul palinsesto stilistico del capolavoro di Joyce, mentre, in una Barcellona e una Dublino in cui praticamente non smette mai di piovere, Riba continua a cercare lo scrittore geniale che non ha saputo scoprire mentre era ancora editore e vede apparire qui e là fantasmi inquietanti. Uno di questi spettri è molto simile al giovane Beckett. Ed è qui, nel passaggio dalle epifanie joyciane all'afasia beckettiana, che sta il vero pendant con le avventure professionali e matrimoniali dell'ex editore. Ma sempre, parodicamente, fino a un certo punto: perché, sembra dirci Vila-Matas, la morte della letteratura verrà pur sempre raccontata dalla letteratura del futuro.

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Tags Correlati: Cultura | Dublino | E. Liverani | Enrique Vila-Matas Feltrinelli | Samuel Riba |

 

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dublinesque Enrique Vila-Matas Feltrinelli, Milano pagg. 246|€ 18,00 traduzione di E. Liverani

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