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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2011 alle ore 14:54.
COPENHAGEN - Il mio pensatore ambientalista preferito? Kermit, la rana del Muppet Show!» Certo non si può annoverarla tra le risposte che ci si aspetta da un ministro, specie dopo aver posto la domanda con cruccio intellettuale interessato. «Per la sua frase "è difficile essere verdi", ovvio», aggiunge con ironia.
L'ironia gioviale, insieme al pragmatismo ferreo, costituiscono l'anima di Lykke Friis, 41 anni, ministro danese con doppio portafoglio, per il Clima ed energia e per le Politiche di genere. Divenuta un personaggio conosciuto nel circuito ambientalista europeo dopo il suo exploit al negoziato di Cancún, ha scalato le vette del gradimento per la sua giovane età, un savoir-faire anticonformista e per la sua dedizione alla causa del cambiamento climatico, uno dei pochi ministri a porre la questione del riscaldamento globale in cima all'agenda politica di una nazione europea.
Il suo curriculum professionale e politico fa invidia a ogni under-40. Già prorettore nel 2006 all'università di Copenhagen (dopo aver iniziato a insegnare a 34 anni alla facoltà di scienze sociali), ha ricoperto dal 2003 al 2006 la posizione di responsabile al desk Politiche Europee presso la Confindustria danese. In politica ci entra dalla porta principale, come ministro, e alla faccia delle correnti si iscrive al Venstre – il partito liberale danese – solo dopo l'incarico ministeriale. IL l'ha incontrata nel suo ufficio ministeriale di Copenhagen. «Sono appena tornata dalle Maldive, dove la Danimarca ha dato avvio a una serie di progetti multilaterali di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico. Ne abbiamo altri in Kenya e Indonesia.
Ministro, parliamo del suo operato al dicastero del clima ed energia. Quali obiettivi si è prefissata?
«Nel lungo termine l'obiettivo della Danimarca è diventare completamente indipendente dai combustibili fossili entro il 2050, dobbiamo crescere costantemente nella produzione di energia da fonti rinnovabili e implementare l'efficienza energetica. Puntiamo sulla crescita industriale del settore delle energie pulite, ma ci sono anche grandi sfide, come i trasporti. In Danimarca non produciamo auto come in Italia e facciamo affidamento sulla capacità di altri Paesi di produrre auto ecologiche. Cerchiamo sempre nuovi percorsi tecnologici nel segno della sostenibilità economica. Se vedremo che sarà eccessivamente oneroso rimuovere l'ultimo segmento di combustibili fossili nel settore energetico, potremmo anche utilizzare tecnologie per la cattura e sequestro della Co2 (note come Ccs e molto controverse, nda). Per noi è importante avere una politica che bilancia sempre clima e sostenibilità economica».









