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Cultura-Domenica Libri

Meno comizi più letture di poesia

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2011 alle ore 08:22.

¶ Pochi comizi e molte letture di poesia. Sarebbe bello così. Certo, molte discussioni storiche, ma sarebbe bello molte passeggiate, molte visite guidate e molte poesie. Ora che si dipanerà il filo di celebrazioni dell'Unità d'Italia, ora che si parlerà di lei, questa splendida ragazza che ci fa impazzire e arrabbiare da secoli, chiedete ai poeti di parlarne. Ai poeti di ieri e a quelli di oggi. Ai poeti dei secoli passati, che furono i primi a parlare di lei. Prima dei parlamenti, prima dei re. Si dia la parola a Virgilio, a Petrarca, a Dante, e su su a Pascoli, Ungaretti, Betocchi ai tanti grandi dialettali e ai tanti poeti di ogni parte d'Italia, più che ai politici, ai presidenti, più che ai notabili. Più che a coloro che pensano di averla già fatta o a coloro che pensano di doverla fare in altro modo. Fate parlare i poeti che da sempre la desiderano e la cantano. E che ne han fatto oggetto di invettiva per troppo amore, non per senso di superiorità (come certi intellettuali e giornalisti attuali) o per interesse politico. Pochi comizi e molte letture di poesia. Sarebbe un buon segno. Mario Luzi lo disse: l'Italia è una aspirazione. Se cessa di esser desiderata, l'Italia diventa solo un pretesto per nuovi e antichi dissidi. Nel mondo nessuno pensa di dover ammirare in noi grandi statisti o la stabilità politica o il senso delle istituzioni. Cose sacrosante, da incrementare, ma non sono il nostro profilo. Ci chiedono di essere la terra del desiderio che dà vita ai capolavori, al gusto del vivere secondo finezze e abissi che altri normalmente non colgono o censurano. Senza far risuonare la lingua della poesia – e non come orpello o momento di intrattenimento culturale, ma come messa a fuoco del problema Italia – avremo solo celebrazioni retoriche. Più o meno compiaciute, più o meno condivise ma senza desiderio. Senza far sentire la commozione (via primaria alla responsabilità) di essere concittadini della bellezza, piccoli fratelli di Michelangelo, di Raffaello, di Caravaggio, di Dante, di Leopardi saranno celebrazioni mute al cuore. So che qualcuno ci sta pensando. A Padova, a Torino... Ma ovunque dovrebbe esser così. Se no per l'Italia ci sarà il paradosso di celebrazioni poco italiane.
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