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Questo articolo è stato pubblicato il 27 febbraio 2011 alle ore 08:22.
Martedì6dicembre 1938. Per una singolare, tragica coincidenza,quelgiornola scienza italiana perde due dei più grandi fisici della sua storia. Concluso il Consiglio della Facoltà di scienze di Roma, che dichiara decaduti i matematici Tullio Levi-Civita e Federigo Enriques a seguito delle leggi razziali, la sera stessa Enrico Fermi parte con la famiglia dalla stazione Termini alla volta di Stoccolma per ritirare il premio Nobel, e poi imbarcarsi per gli Stati Uniti. In Italia sarebbe ritornato solo un paio di volte, dopo la guerra. Nello stesso giorno Bottai, ministro dell'Educazione nazionale, firma il decreto che sancisce che Ettore Majorana, professore ordinario di fisica teorica a Napoli, deve considerarsi ufficialmente "dimissionario" essendosi «allontanato dal l'ufficio, senza giustificati motivi, per un periodo superiore a dieci giorni». In realtà, Majorana era scomparso, senza lasciar traccia, da oltre otto mesi.
Sono Fermi e Majorana il Papa e l'Inquisitore di cui narra questo bel libro di Giulio Maltese. Nella scherzosa terminologia adottata dal gruppo di fisici di Roma, diventati celebri come i "ragazzi di via Panisperna", circolavano infatti soprannomi di ispirazione ecclesiastica. Fermi, infallibile come il Papa. Majorana, il Grande Inquisitore per il suo straordinario acume critico. La loro storia, come quella del gruppo dei "ragazzi" romani, è stata raccontata molte volte, arricchita di numerosi aneddoti. L'interesse e l'originalità di questo libro consiste nel fatto che Maltese rivolge la sua attenzione ai rapporti scientifici intercorsi tra i due grandi fisici, che descrive sulla base di un'accurata ricerca documentaria sulle fonti edite e inedite, affidata all'impressionante numero di note che correda ogni capitolo.
Ma per "far parlare" le carte e i documenti d'archivio occorre collocarli nel contesto, leggerli alla luce delle conoscenze dell'epoca, dei rapporti personali e di quelli intessuti con la comunità scientifica internazionale. «La storia dei rapporti tra due fisici "immersi" in un mondo di fisici non può prescindere dalla fisica», afferma a ragione Maltese. In primo luogo, dunque, dalla fisica che faceva Fermi e la "scuola" che gravitava intorno a lui, a cominciare da Majorana. Dai loro contributi scientifici "immersi" nel quadro dello sviluppo della fisica dell'epoca. Affidandosi a testimonianze, documenti, fatti accertati, Maltese ricostruisce quel singolare rapporto maestro-allievo, che rapidamente evolve in collaborazione paritaria. Dalla sua indagine sulle interazioni tra Fermi e Majorana e gli altri membri del gruppo, sui percorsi individuali, le carriere scientifiche e accademiche, i rapporti con i fisici stranieri, la figura di Majorana emerge sotto una nuova luce. Una figura più ricca e complessa del genio solitario e inaccessibile che la tradizione ci ha consegnato. Infine, la scomparsa di Majorana. Un tema che ha alimentato congetture di ogni sorta, tutte peraltro rimaste senza prove. «Ma tu credi – commentò Fermi con un collega – che Majorana, con il suo genio, se poneva il problema di scomparire, e di far scomparire il suo cadavere, non sarebbe riuscito a risolverlo?». Maltese si limita a riportare fatti, tenendosi lontano dalle ipotesi più o meno stravaganti che, anche in tempi recenti, hanno trovato spazio sulle pagine dei quotidiani. Basta ricordare la cronologica di quel tragico anno, dal l'Anschluss dell'Austria alla Germania nazista, alla crisi di Monaco, alle leggi razziali per concludere, con Maltese, che «era l'inizio di una buia stagione», nella quale i destini del Papa e dell'Inquisitore furono segnati, il primo da «ragioni sopranazionali e incontrollabili», il secondo da motivi «personali e imperscrutabili».








