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New York in fermento per «Armory show»

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Questo articolo è stato pubblicato il 27 febbraio 2011 alle ore 08:22.

Apre fra tre giorni «Armory Show 2011», la fiera d'arte moderna e contemporanea di New York. Attorno all'evento, la Grande Mela si sta animando di una galassia di manifestazioni che agiteranno l'intera città e con lei, si spera, anche il mercato dell'arte. La 13ª edizione della fiera porta sui moli 92 e 94 dell'Hudson River 274 gallerie blue-chip da 31 paesi, attende oltre 60mila visitatori, di cui 9mila muniti di tessera vip, 4mila rappresentanti di 600 musei mondiali; ha 28 musei partner da Harlem a Chinatown, 9 mostre d'arte pubblica («Art in the Parks») tra il Queens e Brooklyn, un programma anfetaminico di eventi che si concludono solo a notte fonda con le visite al Guggenheim («Art after dark»). E le fiere satellite sono ben nove: «Volta» di fronte all'Empire State Building, «Pulse» nel Flatiron District, «Scope» sull'Hudson River, «Red Dot» a Soho; il pubblico passerà dalla raffinata «The Art Show» ideata dall'associazione di Art Dealers americani, all'alternativa «Fountain» (così chiamata in onore dell'urinatoio di Duchamp), dall'«Independent» strutturata come un museo senza divisioni tra gli stand alla «Moving Image», dedicata alla video arte (protagonista David Wojnarowicz, divenuto icona della libertà d'espressione dopo esser stato censurato dallo Smithsonian), mentre gli after hour saranno tutti per la debuttante «Verge Art Brooklyn» che occupa l'intera area di Dumbo, nove location tra il Brooklyn Bridge e il Manhattan Bridge, in gallerie, locali e studi d'artista. I prezzi degli stand per gli espositori vanno dai 500 dollari di quest'ultima, a ingresso gratuito per i visitatori, agli oltre 30mila dollari dell'«Armory», il cui biglietto per i non-vip costa 30 dollari.
L'identità visiva della fiera è stata affidata al messicano Gabriel Kuri, che non a caso si occupa di estetica del consumismo, "artificando" scontrini, ricevute e fatture. Ma è soprattutto l'Open Forum dell'«Armory», il programma di conversazioni artistico-finanziarie, a dimostrare che le fiere stanno diventando sempre più dei think tank di economia internazionale. Gli argomenti in discussione sono legati all'attualità politica: che fine stanno facendo le collezioni corporate? Che garanzie etiche dovranno dare in futuro gli art funds? Ma soprattutto: cosa ne sarà dell'arte contemporanea nei paesi bollenti del Medio Oriente?

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Tags Correlati: Arte | Brooklyn | David Wojnarowicz | Gabriel Kuri | Smithsonian

 

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the armory show New York, sedi varie dal 3 al 6 marzo www.thearmoryshow.com. eventi e fiere collaterali: www.armoryartsweek.com.

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