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Questo articolo è stato pubblicato il 09 marzo 2011 alle ore 20:18.

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"Water", il piacere dell'acqua nella danza bagnata di Francesca La Cava"Water", il piacere dell'acqua nella danza bagnata di Francesca La Cava

È un trionfo di bianco. E di luci azzurre. Di costumi pastello. Soprattutto di atmosfere acquatiche. Di sonorità liquide. Sulla candida scena il movimento dei corpi di cinque danzatori ascrive segni dinamici e interiori, circolari e rasoterra, per parlarci di quel bene naturale prezioso, indispensabile, qual è l'acqua.

Ci immerge in un mondo onirico, ma anche concreto, "Water", l'ultima creazione della coreografa e danzatrice Francesca La Cava per la sua compagnia Gruppo E-Motion, e Premio Vignaledanza 2010. Sembra felicemente citare Pina Bausch nelle secchiate d'acqua buttate addosso dai danzatori, nelle scivolate finali sul tappeto, in certe melodie brasiliane fra cui "Chove chuva" di Jorge Ben Jor. Anche nei languori di un centro benessere, tra vapori caldi, vasche gonfiabili e asciugamani avvolti sul capo e sui corpi rilassati e sensuali che ricordano "O Dido", mentre scorre sul grande schermo il gocciolio musicale di una doccia.

C'è soprattutto la gioia della danza, già all'inizio nell'ingresso saltellante e circolare che presto si trasformerà in sequenze e immagini riconducibili al tema dell'acqua nelle sue molteplici valenze. Argomento scottante, attualissimo, oggetto anche di conflitti considerando che è la risorsa naturale oggi più contesa e a rischio, che può decidere della vita e della morte, della felicità o disperazione di popoli. "Water" diventa perciò una riflessione sull'importanza vitale dell'acqua che si spera rimanga un bene comune nonostante gli enormi interessi per la sua privatizzazione. La Cava ne traduce i suoi plurimi significati partendo, ad apertura di spettacolo, da un video con una bottiglia – che ritornerà più volte - inquadrata come un monolite che si riempie del prezioso liquido; e da una fila di secchi contenenti bottiglie di plastica piene d'acqua.

Beve il contenuto, lo versa nei recipienti fino ad esaurirne la scorta. Sparse, le bottiglie diventeranno il tappeto per l'intenso assolo della stessa coreografa tra il baluginare di gocce d'acqua che invadono la scena nelle suggestive luci di Stefano Pirandello. Attraverso la declamazione giocosa di parole, i danzatori si rimbalzano indovinelli, modi di dire popolari, versi poetici di Eliot e Palazzeschi. E intanto la coreografia evolve evocando tutto ciò che associamo all'acqua: bisogno, piacere, quotidianità, forza, speranza. Si danza con stivaloni, coi piedi nudi, in body e in tute. Scivolano ora veloci, ora lenti, i movimenti ampi delle braccia rivolte in alto come imprecazione, o in basso facendosi disperazione o preghiera; e quei rotolamenti a terra, nei duetti e negli assoli sempre ricondotti ad una visione che non perde di vista il gruppo.

Che nel finale si veste a festa estraendo dai secchi abiti da sposa in segno di ritrovata gioia. Dato il soggetto, dalle implicazioni sociali, per conferire maggiore forza allo spettacolo, che in alcuni momenti perde coesione per una certa ripetitività dei movimenti, gioverebbe, forse, "sporcare" di più il gesto perché esso si incida maggiormente sulla scena.

"Water", regia e coreografia Francesca La Cava, musiche originali Angelo Valori, disegno luci Stefano Pirandello, video-art Alessandro Petrini. A Verona, Teatro Camploy.

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