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Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2011 alle ore 08:23.

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¶ Che cosa farà quella splendida tavoletta chiamata iPad al nostro cervello? E a quello dei nostri ragazzi? Già duemila anni fa si ragionava su come le tecnologie potessero influenzare le nostre facoltà cognitive. Marco Fabio Quintiliano (35/40–96 d.C.), famoso oratore romano e maestro di retorica, noto anche per essere il primo professore "statale" della storia, ne parla nel suo capolavoro pedagogico, l'Institutio oratoria (la formazione dell'oratore): «È meglio scrivere sulle tavolette cerate, perché in queste il cancellare è molto facile, tranne nel caso in cui, per via della debolezza della vista, non si renda necessario il ricorso alle pergamene, le quali, se da un lato aiutano la vista, dall'altro, con il frequente riportare la penna nell'inchiostro, ritardano la mano e interrompono lo slancio del pensiero». Notevole. Non è importante anche oggi trovare il giusto ritmo tra lo scrivere e il pensare? «Ma sia che si adoperino le tavolette, sia le membrane – aggiunge Quintiliano –, bisogna lasciare di fronte allo scritto uno spazio vuoto in cui si possa liberamente riportare una qualche aggiunta. Infatti, la mancanza di spazio rende talvolta pigri nel correggere o, perlomeno, a causa delle aggiunte interlineari, potrebbe causare confusione nella primitiva stesura». E poi ancora: «Inoltre, deve restare libero uno spazio per segnarvi quei pensieri che sono soliti venire in mente a chi scrive, fuori dal tessuto del discorso, cioè da altri punti, diversi da quelli che si stanno trattando. Infatti, a volte sorgono all'improvviso dei bellissimi pensieri, che non è prudente inserire, né converrebbe rimandarne l'annotazione, in quanto ora svaniscono, ora distraggono dall'ideazione di altri concetti gli oratori che si sforzano di ricordarli: e così è molto meglio tenerli di riserva». Ma ancora più attuali suonano alcune considerazioni ergonomiche, non dissimili da quelle che potrebbero occupare le menti dei designer di computer: «Io vorrei anche che le tavolette non fossero smisuratamente larghe, avendo conosciuto il caso di un giovane, del resto studioso, che teneva dei discorsi troppo lunghi, perché egli li misurava dal numero delle righe, e questo difetto, di cui non si era potuto correggere nonostante frequenti richiami, sparì con il cambiamento delle tavolette». Chiaro? Date agli studenti prolissi una tavoletta più piccola e il loro stile si farà subito più rapido e incisivo. Che è anche il trucco della piccola rubrica che state leggendo.
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