Il Sole 24 Ore
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25 agosto 2011

Shane Meadows: «Io, ex skinhead, vi spiego i London Riots»

di Boris Sollazzo


«This is England» è un piccolo capolavoro, uno dei pochi e degli ultimi di un cinema inglese che fatica a riemergere negli ultimi anni. Dietro Loach e pochi altri, insomma, non c'è molto. Per fortuna c'è uno come Shane Meadows, genio ribelle ed emotivo, cineasta diretto e implacabile nel raccontare il suo paese. In questo film, che vinse a Roma, riprende un pezzo della propria biografia, quella adolescenziale, violenta e rabbiosa. E il film, ennesimo corto circuito tra realtà e cinema, arriva in Italia cinque anni dopo, proprio pochi giorni dopo l'esplosione dei London Riots.

Shane, c'è molto di lei in questo film, ci racconta come e nata quest'opera?
Quando ero ragazzo divenni uno skinhead, era una cosa molto comune nei nostri block (quartieri di periferia inglesi- ndr): ognuno aveva una sua divisa, una sua musica e anche un'ideologia da seguire. Noi eravamo le teste rasate, la seconda generazione strumentalizzata dalle destre estremiste dopo che la prima aveva pescato tra disoccupati e figli di operai. Non è stato un periodo facile e io l'ho affrontato in questo contesto. Quel tipo di realtà sono indescrivibili, vanno mostrate e vissute. E' più di una gang, ha aspetti protettivi e di complicità che non ti permettono, spesso, di vederne i lati negativi. Io ci riuscii e quando nella nostra banda entrò la politica, mi tirai fuori.

Un film ambientato decenni fa, ma l'Inghilterra sembra la stessa. Lo ha notato?
Certo e, perdonami la battuta, non a caso ho chiamato il film «This is England» e non This was England. Quel tipo di disagio sociale ed economico si ripropone ciclicamente, ci sono problemi strutturali in Inghilterra che riemergono sempre. Certo l'Iraq e l'Afghanistan non sono le Falkland che racconto io, ma è inevitabile che ci siano certe similitudini. A questo va aggiunto un disagio generazionale che di politico ha poco. La tensione di un clima persistente di paura, unito a una disoccupazione crescente crea grandi difficoltà e reazioni inconsulte. Ma, nonostante il mio passato, non riesco a giustificarli. E soprattutto a giustificarne le derive più criminali, come il saccheggio.

Thomas Turgoose, Stephen Graham sono stati straordinari nel suo film. Ci racconta come l'ha trovati?
Sono stato fortunato a trovare questo cast pazzesco. Il piccolo protagonista l'ho pescato sulla strada, aveva dentro di sé molto del protagonista e di me, tanto che non è stato neanche facilissimo rapportarmi a lui. Aveva la mia stessa indolenza di allora, quando ha capito quanto sarebbe stato faticoso e difficile fare un film, ha cercato di scappare. A questo poi si è aggiunta la tragedia della perdita della madre Sharon per cancro, a cui abbiamo dedicato il film. Io ho pensato che alla sua età avrei voluto che qualcuno mi indicasse dove sbagliavo e le occasioni che stavo perdendo: così ho fatto con lui. Straordinario è stato anche Graham nella parte di Combo, un personaggio complesso e cruciale, che lui ha interpretato in maniera fantastica.

Il tassello che rende il puzzle unico è la colonna sonora. L'ha tirata fuori dalla cantina?
E' molto mia, ho tirato fuori le vecchie audiocassette, il walkman, i vinili. Non c'era mica l'ipod allora, volevo riprendere quell'atmosfera, non solo musicale. E ho visto che la risposta del pubblico è stata positiva anche in questo senso: ho visto molta immedesimazione, molta identificazione con questa storia. E sono curioso di come andrà da voi in Italia, sono felice che ora esca perché dopo la vittoria a Roma non avrei mai pensato di aspettare tanto perché approdasse nelle vostre sale.

Lo sa che ha aperto una moda? A San Sebastian 2010 ha vinto un film di Peter Mullan simile al suo…
E anche Neds non è arrivato da voi! Io non l'ho visto ma mi hanno detto che è molto bello. Se è così credo che il merito sia anche di «This is England», che in qualche modo ha aperto una porta: senza il film e le serie televisive successive (ben tre, in Inghilterra, per ripercorrere dalla strada la propria storia recente- ndr), non si sarebbe creata un certo tipo di sensibilità. Ora, però, farò un film sui delitti dello squartatore dello Yorkshire, ambientato negli anni. Ho voglia di tornare al cinema.


25 agosto 2011