Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 08 dicembre 2011 alle ore 12:40.
La critica, si sa, è costitutivamente divisa. Sta qui la sua forza, guai non lo fosse. Eppure. Eppure questa prima della Scala più che una divisione variegata sembra segnare uno spartiacque quanto a polarizzazione dei giudizi . «Noi non sapremo dirne né bene né male», afferma in esordio Paolo Isotta sul Corriere della Sera, che pure aggiunge che la direzione di Daniel Barenboim «non gli è del tutto piaciuta» e «i cantanti sono di buona qualità salvo Giuseppe Filianoti».
Sulla stessa onda Michelangelo Zurletti che dalle pagine della Repubblica alla direzione di Barenboim arriva a preferire la regia di Carsen. «Non pare che si tratti di un'esecuzione eccezionale musicalmente. Barenboim fa la sua parte, certo, con delicatezza assoluta di fraseggio e con grande attenzione al rapporto tra buca e palcoscenico, ma anche con un certo allargamento di tempi non necessario».
Un Don Giovanni «sdolcinato» e «senza emozione», scrive in anteprima la critica di Le Monde Marie-Aude Roux. Per lei nonostante «l'impressionante» distribuzione, la «migliore del momento» con Daniel Barenboim alla direzione e Robert Carsen alla regia, «non c'è niente da fare: all'opera di Milano, Mozart è senza emozione», con Barenboim che sfoggia «un classicismo sdolcinato» e Carsen, «arbitro di eleganza», fa del teatro scaligero l'unico decoro della sua scenografia.
Sul crinale è Giorgio Pestelli che dalle pagine de La Stampa apprezza la direzione «tutta compostezza e raccoglimento» del maestro argentino.
Entusiasta nel definire «un Mozart da urlo» è Carla Moreni sulle pagine del Sole24 Ore, che trova la regia «trascinantissima» e che valorizza la scelta di «aver finalmente avuto il coraggio di rileggere il capolavoro mozartiano come un melodramma giocoso». E ancora apprezza «il protagonista, uno splendido Peter Mattei, voce baritonale piena, seducente, ricca di controluce».
Di tutt'altro avviso è Filippo Facci che dalle pagine di Libero definisce Mattei, «che non ci è piaciuto per niente», «troppo scanzonato, cinico, mai eclettico e realmente struggente, mai eroico, soprattutto, mai pregnante, un personaggio né da odiare né da amare più di tanto. Sempre vestito come George Clooney», tanto che, stoccata finale, «forse sarebbe stato meglio quel fico del suo sostituto, Ildebrando D'Arcangelo».
Per Facci il problema di questa prima «abbiamo quasi vergogna a confessarlo, perché è sempre la stessa storia: regia e scene e costumi». Ironia della sorte, questa prima degli opposti lo mette così d'accordo con il suo «arci-nemico» Saverio Borrelli, «perplesso sulla regia» di questo Don Giovanni «nichilista che non rispetta la tradizione». Miracolo di un Don Giovanni che alla fine concilia, forse, gli opposti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Nemo propheta in patria
di Livio MagniniUn musicista nel 2012
di Livio MagniniMoschettiere, giullare o chimico e tecnico farmaceutico?
di Livio MagniniUltimi di sezione
- Al via nel segno della Regina il Chelsea Flower
- Da Fontana a Burri, a Milano Christie's batte
- A Cannes applausi per «Io e te» di Bertolucci.
- A sangue caldo
- L'educazione baluardo contro la mafia e
- Ornaghi da Cannes: l'Italia sfrutta solo il 50%
- Da Lucio Dalla a Robin Gibb. Il 2012 si conferma
- Volano sui nostri sogni gli «Uccelli» di









