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Questo articolo è stato pubblicato il 10 gennaio 2012 alle ore 18:19.

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La Chesterton Review sbarca in ItaliaLa Chesterton Review sbarca in Italia

Il grande scrittore e convertito inglese G. K. Chesterton sta conoscendo in Italia una nuova fioritura editoriale, grazie al lavoro di numerose persone competenti e appassionate, oltre che all'impegno di alcune benemerite case editrici come Lindau e Rubbettino. Fiore all'occhiello di questo rinnovato amore chestertoniano (i più ricorderanno la fortunata serie televisiva degli anni '70 dedicata al prete-investigatore padre Brown, interpretato da Renato Rascel), rinfocolato di recente anche dal quotidiano Il Foglio, è l'edizione italiana della "Chesterton Review", pubblicata in inglese da 38 anni a cura del Chesterton Institute for Faith & Culture della Seton Hall University (New Jersey) e finalmente giunta in Italia in collaborazione con i gesuiti della Civiltà Cattolica. Il primo volume, distribuito in anteprima al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, è da questo mese disponibile in libreria e raccoglie testi recenti sullo scrittore inglese, nonché i frutti delle conversazioni e delle relazioni tenute in Italia lo scorso anno da vari esperti, in particolare in occasione del Chesterton Day organizzato il 17 maggio da La Civiltà Cattolica e dall'associazione culturale Bomba Carta.

Curioso il rinnovato interesse, ora, per questo paradossale scrittore inglese, pensatore "politicamente scorretto", non progressista, non conservatore, ma cattolico a tutto tondo (per giunta convertito), totalmente lontano dalle ideologie che ancora imprigionano la scena politica. Un cristiano che ha sempre avuto il coraggio di sostenere che la fede è amica della gioia e dell'intelligenza, e che è l'unica salvezza autentica per l'uomo. Uno scrittore che, a differenza di tanti intellettuali della sua (e della nostra) epoca, non si è chiuso nell'angusto spazio del relativismo e dello scetticismo, ma ha voluto dare delle risposte e scommettere la sua vita su Dio, anziché sul nulla. Ribaltando l'opinione comune grazie all'uso del paradosso, Chesterton sostiene che l'uomo si trova in realtà ancora nell'Eden (ecco il mistero della chiamata all'esistenza e alla vita), ma non è più in grado di vederlo, né di lasciare che la sua luce disperda le nostre tenebre. E il paradosso prosegue quando all'uomo novecentesco e razionalista lo scrittore inglese obietta che gli "indovinelli" di Dio sono più soddisfacenti delle soluzioni degli uomini. La vita è sempre una cosa buona, alla fine, perché è sempre una creazione da ciò che non esiste ancora.

La conversione al cattolicesimo, per Chesterton, seppur ampiamente preparata nel corso della a vita, è stata come il sigillo definitivo al suo pensare "antimoderno" e paradossale. «Non abbiamo bisogno di una religione che sia nel giusto quando anche noi siamo nel giusto. Quello che ci occorre è una religione che sia nel giusto quando noi abbiamo torto», scrive nel suo saggio sulla Chiesa Cattolica, il luogo dove – egli dice – «tutte le verità si danno appuntamento» grazie anche ai dogmi che rappresentano non l'abdicazione alla razionalità, ma, come per Tommaso d'Aquino, un coronamento del pensiero. Ha notato giustamente il filosofo Ralph McInerny che per Chesterton l'autorità e la fede costituiscono lo spazio «in cui la ragione può conseguire al meglio il suo fine».

Quali le ricadute di questo pensiero e di questa fede sulla sfera sociale? Il pensatore inglese, anche qui mostrando la sua vena "antimoderna", celebra tutto ciò che è piccolo e locale, la proprietà privata contro l'invasione dello Stato nella vita dei cittadini, e poi la famiglia, lì dove l'individuo trova la felicità e la sua vera sicurezza. Per Chesterton la vita pubblica è subordinata alla vita privata e quest'ultima è considerata come una preparazione alla contemplazione, che rappresenta il vertice della dignità umana. Onore, famiglia, amicizia, lavoro, fedeltà, persino il mangiare e il bere: sono questi i valori di Chesterton, accanto alla sua inconfondibile gratitudine per il mondo.

Ha scritto Paolo Gulisano che lo scrittore inglese «ha mostrato come si testimonia la fede in una società a essa largamente indifferente, non solo non più cattolica, ma nemmeno più cristiana», e inoltre spesso smarrita nella confusione e nella menzogna. E proprio la ragione è lo strumento che più caratterizza il prete-detective padre Brown, ma, a differenza dello Sherlock Holmes di Conan Doyle, una ragione dono di Dio che funziona al suo meglio quando è rischiarata dalla luce della Grazia.

The Chesterton Review, edizione italiana. Pagg 188, euro 18

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