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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2012 alle ore 15:34.
Catalizzatori sociali crescono
Da diversi anni è in corso anche in Italia un ripensamento dei contenuti della biblioteca pubblica. In questa direzione si muove il progetto del Settore biblioteche del Comune di Milano «Vieni! Ci vediamo in biblioteca» che dal 2009, grazie al supporto della Fondazione Cariplo, ha portato nelle biblioteche di quartiere attività e sperimentazioni rivolte a bambini, adolescenti, donne italiane e straniere, immigrati, anziani.
È così che la biblioteca rionale del quartiere di via Padova, salito agli onori delle cronache un paio di anni fa per i disordini legati a problemi di integrazione sociale, è diventata una «Biblioteca Vivente», dove alcune persone si sono trasformate in libri parlanti (sul modello scandinavo), presi a prestito dagli utenti per farsi raccontare la loro storia, superando pregiudizi e predisponendosi all'ascolto della diversità. In altre biblioteche attraverso il cibo sono stati proposti percorsi di conoscenza e scambio tra donne straniere e italiane; oppure si è attuato un incremento dei servizi informativi per gli stranieri e le collezioni multiculturali, inserendo in biblioteca dei mediatori culturali; o ancora si è data la possibilità agli adolescenti di realizzare video e curare rassegne cinematografiche.
Servizi efficienti e vivaci attività culturali sono condizione necessaria ma non sufficiente per garantire il futuro delle biblioteche: queste devono essere luoghi in cui sia piacevole andare, ritornare, intrattenersi. È il motivo per cui nel Nord Europa alla diminuzione dell'indice dei prestiti non corrisponde un calo della frequentazione di questi luoghi. Nel momento di massima diffusione dei motori di ricerca e dei social network, le biblioteche devono puntare su quell'unica cosa che Google, Facebook o Amazon non avranno mai: la fisicità del luogo e la competenza e la disponibilità dei bibliotecari.
È questa la principale motivazione per intervenire sugli edifici bibliotecari. Le 24 rionali del Sistema bibliotecario milanese, ad esempio, coprono bacini di utenza troppo ampi, dai 35mila a 90mila abitanti, con strutture mediamente tra i 200 i 900 mq riservati al pubblico, contro standard dell'Aib (ed europei) che, se applicati, le porterebbero a circa 2-3.000 mq. La limitatezza degli spazi porta alla mancanza di un'ampia sezione bambini e ragazzi, di un sufficiente numero di postazioni internet, di spazi adeguati per l'esposizione di libri e audiovisivi, per la lettura e la socializzazione.
Anche la localizzazione è un fattore essenziale: le biblioteche pubbliche andrebbero collocate dove le persone vanno già, soprattutto nel loro tempo libero, magari in adiacenza ad altri servizi, dando la possibilità agli utenti di coniugare diverse attività. È una delle lezioni fondamentali dell'esperienza londinese delle Idea Store: qui le biblioteche sono state spostate in edifici nuovi o completamente ristrutturati, dall'architettura colorata e trasparente, vicini ad altre funzioni pubbliche e commerciali, e gli edifici storici che le ospitavano in precedenza sono stati a volte venduti o messi a reddito per finanziare la costruzione delle nuove sedi.
Le rionali di Milano riescono comunque a erogare un servizio ben al di sopra delle loro risorse (anche 70mila prestiti annui in strutture di 200 mq). Questo dato, tuttavia, non è indice di una politica vincente, ma solo la conferma dell'efficacia dell'offerta documentaria e della buona volontà e della competenza dei bibliotecari.
Tuttavia, per sopravvivere, le biblioteche dovranno fare molto di più. Diventare catalizzatori della vita urbana: spazi poliedrici per libri, film, musica, internet, ma anche incontri, corsi di formazione, corsi per il tempo libero, esposizioni, gruppi di lettura, eventi di vario genere. Luoghi di aggregazione e coesione sociale, in grado di intercettare quel 71% della popolazione italiana che legge meno di un libro all'anno, o coloro che non usano o non conoscono internet. Una trasformazione delle biblioteche pubbliche tanto più necessaria perché mancano – e mancheranno sempre di più – i finanziamenti per fare diversamente. La tendenza ad accorpare funzioni diverse è in atto in molte nazioni del mondo occidentale. Lo testimoniano in modo esemplare la nuova Idea Store Watney Market, a Londra, che oltre ai servizi bibliotecari e per la formazione permanente ospiterà l'Urp e altri servizi legati agli aspetti sanitari e al mondo del lavoro, o esperimenti interessanti come il Library Museum di Albury (Australia) che integra negli stessi spazi la biblioteca e il museo di storia locale, oppure i Discovery Centre di Gosport o di Winchester (UK), arricchiti con spazi espositivi, corsi di formazione e attività per il tempo libero.
Non ultimo, ai fini dell'efficacia del servizio è indispensabile aumentarne il «valore percepito» da parte dell'utente, promuovendo i servizi, cercando collaborazioni con le realtà locali, realizzando un progetto di comunicazione e di «identità visiva», aumentando la riconoscibilità: dalla segnaletica stradale, a un'insegna riconoscibile sulla facciata (come per farmacie o uffici postali), alle indicazioni da inserire su mappe, fino alle "apps" e, ovviamente, a un sito internet. Qualità del servizio, localizzazione, qualità dell'architettura e degli spazi interni, visibilità e accessibilità: sono queste, oggi, le parole chiave del successo di una moderna biblioteca pubblica.
Marco Muscogiuri, architetto (Alterstudio Partners, Milano), è autore di Biblioteche. Architettura e progetto (Maggioli) e Architettura della Biblioteca (Sylvestre Bonnard).
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