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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2012 alle ore 13:53.
Il mondo pop glorifica il suo dio
Il 22 febbraio del 1987 moriva (accidentalmente) Andy Warhol. Oggi, che il mondo è diventato come lui lo aveva serigrafato, una serie di mostre evento lo celebrerà da qui ai prossimi tre anni, quale massimo cantore della modernità più spinta.
Andy Warhola (in seguito toglierà la "a" per sembrare più yankee) cresce a Pittsburgh, in Pennsylvania, figlio di umilissimi emigrati cecoslovacchi. Fin da ragazzo ama disegnare, colorare, tagliare e incollare immagini. Sua madre, ossessionata dal talento artistico, lo incoraggia dandogli una barretta di cioccolato ogni qualvolta Andy finisca di decorare una pagina del suo quaderno.
La scuola elementare è un trauma per il piccolo Warhol, soprattutto perché contrae la còrea di Sydenham – nota come Ballo di San Vito - una malattia che attacca il sistema nervoso e rende agitati in maniera incontrollabile lasciando come strascico un certo grado di labilità emotiva. Andy perde un sacco di giorni di scuola e passa diversi mesi a letto. Si riempie di grandi macchie rosa sulla pelle e diventa lo zimbello dei compagni: la sua autostima scende vorticosamente.
Durante l'adolescenza Warhol prende lezioni d'arte, sia a scuola che presso il locale museo d'arte. Prende il diploma e poi va al Carnegie Institute of Technology, dove si laurea in Arte nel 1949, con specializzazione in pittura.
E' durante gli anni del college che Warhol mette a punto la tecnica della blotted-line (linea macchiata d'inchiostro): si tratta di creare una composizione, a partire da una foto o un disegno, trasferendo su carta assorbente un schizzo fatto con l'inchiostro su di una carta impermeabile. Il risultato è che l'oggetto riprodotto - dalle linee irregolari, poi colorato con gli acquerelli - acquisisce un'evidenza reale.
Subito dopo aver terminato gli studi, Warhol si trasferisce a New York e rapidamente si guadagna una reputazione attraverso l'utilizzo di tale tecnica in numerosi lavori di grafica pubblicitaria. I manifesti più famosi che Warhol realizza sono senza dubbio quelli per le scarpe Miller, ma – tra le altre cose - egli disegna anche le cartoline di Natale per Tiffany & Co., illustra i racconti di Truman Capote e realizza la copertina del Complete Book of Etiquette di Amy Vanderbilt.
Intorno al 1960, Warhol decide di entrare nella storia dell'arte come artista pop. La Pop Art è un nuovo movimento che ha avuto inizio in Inghilterra a metà degli anni ‘50 e consiste nella rappresentazione realistica di popolari oggetti d'uso quotidiano. Andy, così, abbandona la blotted-line e decide di passare alla vernice su tela ma è in crisi riguardo a cosa dipingere.
Parte con le bottiglie di Coca-Cola e i fumetti, ma il suo lavoro non ottiene attenzione alcuna. Nel dicembre del 1961, un'amica, in cambio di 50 dollari, gli consiglia: «Dipingi quello che più ti piace, fosse anche il denaro o un barattolo di zuppa!». Andy dipinge entrambi.
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