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Questo articolo è stato pubblicato il 31 marzo 2012 alle ore 16:16.

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«Ci sono posti magici. Che ti mettono in profonda relazione con l'assoluto per lo spettacolo che, attraverso di essi, offre la natura. Che ti riconciliano con la storia, per le innumerevoli grandi vite che li hanno attraversati. Ravello è uno di questi».

Igor Mitoraj, scultore franco-polacco tra i più influenti della sua generazione, commenta così la retrospettiva a lui dedicata in corso fino all'8 settembre a Ravello, la cittadina del Festival wagneriano situata nel cuore della Costiera Amalfitana.
Il titolo della mostra è «Memoriae», lo stesso che ha l'edizione 2012 della kermesse. «E un titolo migliore probabilmente non lo si poteva scegliere, – spiega il maestro – perché quando chi fa arte arriva in un posto come questo, fa inevitabilmente i conti con le tracce del passato. E deve in qualche modo appropriarsene. Ravello è un luogo a suo modo pieno di classicità». E classica («secondo la critica», ci tiene a precisare lui) è l'arte di Mitroaj che non ha mai nutrito timori reverenziali nel rileggere «modelli» cari a Fidia e Policleto.

Le grandiose, suggestive sue opere sono presenti nei maggiori musei del mondo e in spazi pubblici e privati: da Londra a Parigi fino a Roma e New York. Un grande artista contemporaneo che attraverso la scultura riesce a far cogliere allo spettatore lo scambio di energia tra il luogo e le figure rappresentate che riflettono sempre la condizione dell'uomo contemporaneo con «le sue fratture, la sua perdita di identità, i drammi quotidiani che ci circondano». Sono insomma l'espressione della vita che, per Mitoraj, si traduce nell'«essere screpolati».
La retrospettiva di Ravello si articola in due momenti. Il primo, coincidente con il mese di aprile, vede il piazzale dell'Auditorium Oscar Niemeyer ma anche piazza Duomo e i giardini di Villa Rufolo popolarsi delle creature monumentali, dei cosiddetti «idoli moderni ingiuriati dal tempo» dello scultore.

Di fronte al Duomo c'è, per esempio, la riconoscibilissima «Corazza» del 1980 cui il Maestro deve gran parte della sua fama, a Villa Rufolo la «Polvere d'Oriente» (1990), il «Centauro» (1994), la «Porta Italica» (1997) e «White Benares», l'enorme volto marmoreo realizzato (e «sfregiato») dieci anni fa. Ben cinque opere, realizzate nei primi dieci anni del nuovo millennio, trovano invece ospitalità all'ingresso dell'auditorium progettato dall'archistar brasiliano Niemeyer: la celebre «Bocca di Eros», «Gambe alate», il «Torso alato screpolato», il «Torso di Icaro» e l'«Osiride addormentato». Come ci si sente in «coabitazione» con un'opera pubblica (l'auditorium di Niemeyer, appunto) contestata eppure figlia di un padre così illustre? Mitoraj, sarà anche classico, ma si dimostra conoscitore ed estimatore del grande vecchio del modernismo sudamericano: «Mi piace molto l'auditorium di Niemeyer – dichiara – e, in dissenso con le polemiche che ne hanno accompagnato la realizzazione, lo ritengo un'opera architettonica che rispetta profondamente tanto la bellezza naturalistica quanto la storia di Ravello.

Capisco – aggiunge l'artista – che ci sia in giro la volontà di tutelare la bellezza naturale e artistica consolidatasi attraverso i secoli. Ma l'arte contemporanea non può rinunciare a esprimersi. Niemeyer, poi, è stato bravo a leggere le coordinate di questo territorio».
Una cosa che Mitoraj proverà a fare con il secondo momento dell'esposizione ravellese, in programma dall'1 maggio: otto lavori su tela e un mosaico assolutamente inediti saranno presentati per la prima volta al pubblico all'interno di villa Rufolo, cornice storica del Ravello Festival che, come di consueto, partirà a giugno. «Per i dipinti – anticipa Mitoraj a "Il Sole 24 Ore" – ho adottato la tecnica a encausto che conobbe grande fortuna tra i greci e i romani. Il tutto sull'onda emotiva di colori e memorie perfettamente in sintonia con questo posto».

E il Maestro Mitoraj trasferirebbe il suo laboratorio a Ravello? «Il luogo – risponde – esercita su di me immenso fascino. Mi piace respirarne l'aria, sentirne gli odori, lasciarmi abbagliare dalle sue luci. L'unico vero problema è che lo si raggiunge con grande difficoltà, abbarbicato com'è in mezzo alle montagne e a strapiombo sul mare. Ma credo – conclude l'artista franco-polacco – che questa particolarità faccia parte della sua incomparabile bellezza».
Igor Mitoraj «Memoriae»
Ravello, Auditorium, piazza Duomo e Villa Rufolo
Dal 31 marzo all'8 settembre 2012

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