Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 13 aprile 2012 alle ore 14:16.

My24

«Le generazioni future faticheranno, probabilmente, a credere che un uomo simile si sia realmente aggirato in carne ed ossa su questa terra». Poche, efficaci parole, alle quali Einstein affidava il suo personale ritratto del Mahatma Gandhi. Una visione profetica. Tanto che oggi, l'esile figura vestita soltanto del tradizionale dhoti indiano, perennemente in cammino appoggiata all'inseparabile bastone, ci appare quasi come un essere sovrannaturale. Forse perché è difficile, di questi tempi, figurarsi un personaggio di tale statura morale. Tuttavia, nel secolo scorso, non fu lui l'unico leader capace di trascinare le folle con la forza di un sogno. Al suo fianco dobbiamo ricordare, per lo meno, Martin Luther King e Nelson Mandela.

Come fa notare Ugo Papi, nel prologo del libro che Editori Internazionali Riuniti pubblica in questi giorni, all'alba del nuovo millennio non è facile trovare figure che si possano accostare a questi giganti del XX secolo. Con una, mirabile, eccezione: Aung San Suu Kyi. Daw, per i birmani, ovvero la "Signora" che armata soltanto del suo coraggio e della forza delle sue idee ha sfidato la sanguinaria giunta militare al governo del Paese dal ‘62. Non a caso, un'ammiratrice della lotta non violenta di Gandhi.

Figlia di Aung San, padre della patria ed eroe dell'indipendenza birmana, questa donna esile ed elegante ma dotata di una ferrea volontà, ha trascorso gran parte degli ultimi 24 anni agli arresti domiciliari, nella sua villa a Rangoon, sulle rive del lago Inya. Il cancello dell'abitazione circondata dai militari, è stato a lungo l'unico palco dal quale "The Lady" poteva, ogni tanto, salutare i suoi sostenitori. Isolata dal mondo, privata del diritto di crescere i propri figli, perfino della possibilità di incontrare per un'ultima volta il marito malato di cancro, Aung San Suu Kyi non si è mai arresa. Al regime che tentava di seppellirla viva ha risposto con inesauribile tenacia e una volontà inflessibile. Fino al successo nelle recenti elezioni che, per la prima volta, offre una speranza concreta ad un Paese strangolato dalla dittatura.

L'incredibile storia di questa donna, cresciuta e vissuta all'estero senza alcuna esperienza politica, che si trovò improvvisamente a guidare l'opposizione democratica della sua nazione, è raccontata nel libro "Aung San Suu Kyi" di Ugo Papi, con una nota introduttiva del Dalai Lama. Il giornalista, esperto del paese asiatico, già consigliere di Fassino come inviato Ue per la Birmania, descrive tutto l'eccezionale cammino della protagonista che l'autore ha incontrato personalmente.

Dagli anni in Inghilterra alla liberazione del 2010, la narrazione arriva alla vigilia delle storiche elezioni appena concluse. Gli arresti, le votazioni del '90 annullate dalla giunta, la persecuzione, i tentativi di trattare con i generali, le aggressioni. Il premio Nobel per la pace, la rivoluzione zafferano con i monaci che sfilavano a migliaia per difendere la popolazione dai soprusi del regime. Nel libro di Papi c'è tutto, a partire da un minuzioso ritratto di Aung San, fondamentale per comprendere il percorso della figlia.

Chi è interessato alla storia di Aung San Suu Kyi, comunque, troverà anche altri volumi nelle librerie come, per esempio, la lunga, bellissima intervista realizzata da Alan Clements a metà degli anni '90, intitolata "La mia Birmania". Nei cinema, intanto, è in programmazione "The Lady- L'amore per libertà" di Luc Besson. Un film che riesce a catturare il carisma e la grandezza di Aun San Suu Kyi, senza perdere di vista la sua dimensione più umana e intima. Merito della passione del regista e della protagonista Michelle Yeoh, impressionante nella sua capacità di incarnare la grazia e la forza interiore della Signora. E se la pellicola, per altro storicamente molto accurata, è stata definita un po' scolastica da una parte della critica, bisogna riconoscere a Besson la dedizione ad una causa di fondamentale importanza, non solo per la Birmana.

L'unico elemento che il regista tralascia quasi del tutto è l'aspetto spirituale, la profonda fede buddhista della protagonista, fonte di ispirazione per la sua lotta non violenta e dalla quale, attraverso la meditazione, è riuscita a trarre le energie per sopportare la lunghissima reclusione.

Come Gandhi, anche Aung San Suu Kyi sembra racchiudere in sé qualcosa di sovraumano. Un semplice sorriso di questa donna dalla bellezza quasi eterea riesce ad irradiare pace e speranza nel cuore di chi le sta di fronte, a disarmare i nemici, a tenere vivo l'amore per la libertà. La sua lotta accende una luce che rischiara non soltanto il futuro della Birmania ma il cammino dell'intera umanità, ricordandoci che è sempre doveroso battersi per il rispetto dei diritti e della dignità e che si può farlo senza ricorrere alla violenza. Come ebbe a dire il premio Nobel Desmond Tutu, Aung San Suu Kyi «fisicamente è elegante e minuta, ma in statura morale è un gigante».

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi