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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2012 alle ore 14:50.

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La Settimana della cultura, iniziativa di cui si è aperta ieri la XIV edizione e che fino a domenica prossima consentirà di visitare gratuitamente molti luoghi d'arte, finisce davanti ai giudici. A portare il ministero dei Beni culturali di fronte ai magistrati sono i concessionari delle biglietterie, che denunciano la perdita degli incassi. Per ogni biglietto staccato, infatti, una parte finisce al ministero e circa il 14% viene intascato dalle società private che gestiscono i servizi aggiuntivi, tra cui quelli di prenotazione e biglietteria.

La querelle non è nuova. Anche gli anni scorsi i concessionari avevano sollevato il problema, chiedendo ai Beni culturali di concordare il periodo di apertura gratuita dei monumenti (oltre alla Settimana della cultura, c'è anche S. Valentino, giorno in cui le coppie pagano un solo biglietto), così da minimizzare le perdite. La Settimana della cultura, per esempio, potrebbe essere concentrata in periodi di minore affluenza di visitatori, così da incentivare le presenze nei musei in momenti di "bassa stagione". Prevederla, invece, a ridosso della Pasqua (come è avvenuto quest'anno) o comunque in momenti di più intensi flussi turistici, come possono essere i "ponti" primaverili, risulta penalizzante per le casse dei concessionari, perché anche senza l'incentivo dell'ingresso gratuito quelle presenze sarebbero comunque assicurate.

Nonostante i ripetuti appelli, il ministero – fanno sapere i concessionari – ha sempre fatto orecchie da mercante e ha continuato a stabilire il periodo della Settimana della cultura senza alcuna forma di consultazione e coinvolgimento. Eppure non c'è alcuna norma o regola della convenzione sottoscritta con il ministero che – fanno notare i concessionari – assegni ai Beni culturali la possibilità di prevedere in maniera unilaterale iniziative di sospensione degli incassi.
Ecco perché quest'anno Confcultura, che rappresenta la maggior parte dei concessionari dei servizi aggiuntivi, ha scritto una lettera al ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e al direttore della valorizzazione, Mario Resca, ribadendo le lamentele e, soprattutto, affermando che agirà in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni subìti.

Tanto più che quest'anno è stata acconsentita una deroga: il Colosseo, a differenza delle passate edizioni della Settimana della cultura, non sarà gratuito. Anche in questi giorni la visita sarà a pagamento, perché – sostiene il ministero - servono i soldi per restaurare i danni causati dalle nevicate. Si viene così a creare una disparità di trattamento tra alcuni privati e altri. Ecco perché oltre alla lettera inviata da Confcultura al ministro, in questi giorni alcuni concessionari si sono mossi autonomamente e hanno scritto ai soprintendenti informandoli del fatto che si attiveranno per chiedere il risarcimento dei soldi dei biglietti non staccati.

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