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Questo articolo è stato pubblicato il 03 maggio 2012 alle ore 17:50.

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Araki, Ruff, Skoglund: lo scandaglio in un clickAraki, Ruff, Skoglund: lo scandaglio in un click

Il titolo è preso in prestito da Ugo Mulas («Non solo il fotografo, ma nessuno si può mai vedere in faccia, realmente, a meno di non ricorrere, appunto, a una fotografia»). Le opere sono scatti di maestri di spicco del panorama internazionale. Il percorso, curato da Flaminio Gualdoni, permette di soffermarsi sulle infinite possibilità di un medium dalla precisa identità artistico-espressiva. Ospitata fino al 17 giugno da Lattuada Studio di Milano, A meno di non ricorrere a una fotografia riflette «senza alcuna pretesa d'essere esauriente, né classificatoria» - come sottolinea il curatore - sullo spettro amplissimo delle pratiche fotografiche, esplorate a partire dall'orizzonte pop fino a quello postavanguardistico attuale. Un viaggio che permette allo sguardo di scegliere il suo incedere. Si può partire dal reportage, indugiare sull'immagine glamour o concentrarsi su quelle opere che permettono di analizzare l'utilizzo delle molteplici potenzialità tecniche della fotografia. Si possono seguire le linee sinuose del corpo scultoreo di Brigitte Nielsen, intrappolate dallo sguardo di Helmut Newton che con i suoi scatti ha regalato un'ideale di erotismo colto ed elegante, dove il gioco fra soggetto e spettatore si fa ambiguo e sottile (Chi domina? Chi è dominato?). Si può indugiare fra le rigorose geometrie di quegli edifici che i coniugi Becher hanno ritratto come cattedrali che sfidano il cielo, o farsi irretire dalla lieve e conturbante sensualità di Nobuyoshi Araki che mescola con sapienza amore e morte, bellezza e caducità. Possiamo perderci in un'affollata via di Shangai, colta dallo sguardo del tedesco Thomas Struth, o trascorre alcuni minuti su una spiaggia affollata insieme ai bagnanti che Massimo Vitali ha rappresentato come una massa lontana, dando vita a un lavoro ai confini tra reportage antropologico e narrazione onirica. Chi va interrogandosi su ciò che è artificiale, sui meccanismi della finzione, su come si può manipolare la materia, entrando in relazione per contrasto con ciò che è naturale, vero, reale, potrà indugiare davanti all'opera della newyorkese Sandy Skoglund (qui presente con Gathering paradise del 1991), che dagli anni Settanta dà vita a opere che si collocano al confine fra fotografia e installazione e richiedono anni di progettazione e costruzione, prima di essere immortalate in largo formato con una fotocamera. Chi, invece, privilegia la riflessione sul mezzo digitale, esplorato nelle sue molte declinazioni, può trovare nei Nudes di Thomas Ruff un terreno di confronto per indagare un medium che sa modulare più voci, regalando sinfonie dagli esiti più inaspettati. Un percorso libero che regala allo sguardo frammenti di libertà.

A meno di non ricorrere a una fotografia
Lattuada Studio di Milano
Fino al 17 giugno
A cura di Flaminio Gualdoni
www.lattuadastudio.it

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