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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2012 alle ore 08:43.

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Quando a marzo il Piratenpartei ha ottenuto il 7,4 per cento (4 seggi) alle regionali del rurale Saarland, i commentatori politici dei principali quotidiani tedeschi non hanno nascosto il proprio stupore: l'ascesa del Partito dei pirati della Rete sembra inarrestabile. Il successo dei berlinesi dello scorso settembre (15 seggi) al confronto era molto più facile da giustificare: la sofisticata metropoli delle società informatiche e del dissenso permanente (sette dimostrazioni al giorno di media) è considerata la roccaforte del partito.

La crescita
Da allora il numero dei soci è più che raddoppiato, passando da 12mila a oltre 28 mila. Questo fine settimana si sono svolte le elezioni nel Nord Reno-Vestfalia e un sondaggio di metà aprile li dava all'11 per cento (hanno preso il 7,8%, ndr) mentre per le politiche del 2013 l'istituto Forsa ha previsto un consenso del 12 per cento. Secondo Gero Neugebauer, politologo dell'Otto-Suhr-Institut interrogato da IL circa la collocazione del nuovo partito e il suo bacino di utenza, i pirati «fanno concorrenza non solo ai liberali, ma anche ai socialdemocratici, ai verdi e alla sinistra della Linke». Rispetto ai partiti tradizionali, continua Neugebauer, godono del vantaggio di essere considerati un'alternativa e di fungere da veicolo di protesta. Una protesta di respiro internazionale. La piratessa russa Lola Voronina, ospite lo scorso dicembre del congresso federale di Offenbach, si è rivolta all'equipaggio con queste parole: «Non siete semplicemente un partito tedesco, siete la nave ammiraglia dei combattenti per la libertà. Internet fa sì che una bambina di 9 anni del Paraguay seduta in questo momento davanti al computer sia nostra eguale».

Nati in Svezia
La difesa di questa condizione è una cosa per cui vale la pena lottare, ha concluso tra gli applausi la segretaria generale del Partito dei Pirati Internazionale. Il movimento dei corsari del web, nato in Svezia nel 2006, conta oggi decine di partiti nazionali indipendenti. È formato da individui che sanno sfruttare appieno le potenzialità di internet e si ribellano alle limitazioni imposte alla rete da Governi e industria. Navigatori della "terza ondata", come li definisce il presidente del Partido Pirata spagnolo Ángel Vázquez. Il professionista dei consumi, termine coniato da Alvin Toffler, si è buttato in politica e le sue parole d'ordine sono: copiare e condividere. Punto centrale del programma piratesco è la riforma del copyright. Il movimento viene spesso accusato di malafede: dietro ai bei discorsi sulla libera diffusione del sapere si nasconderebbe molto banalmente la volontà di scaricare film, canzoni e videogiochi senza sborsare un soldo. Un partito creato per giustificare un crimine, come il castello di bugie costruito dal bambino che ha rubato la marmellata. In quanto monotematico, viene classificato come partito del consumatore, dove chi consuma in questo caso non è la massaia angosciata dall'inflazione bensì l'adolescente incollato al computer. «Soci e votanti sono per lo più maschi tra i 18 e i 30 anni, di destra o di sinistra, che si occupano di information technology.

In Svezia i nostri principali alleati sono le organizzazioni giovanili degli altri partiti», dichiara il segretario generale del partito madre Jan Lindgren. Gli svedesi, che sono riusciti a insediare nel Parlamento europeo Christian Engström e Amelia Andersdotter, affiliati al gruppo dei Verdi, hanno un programma in tre punti: riforma della legislazione in materia di diritti d'autore, abolizione del sistema dei brevetti (con alcune proposte concrete nel campo farmaceutico) e lotta per il rispetto del diritto alla privacy. I partiti pirata nazionali agiscono autonomamente: il movimento internazionale offre supporto ai partiti nascenti e coordina il flusso di informazioni. I tedeschi battono tutti in fatto di ampiezza di programma e questo, secondo il professor Harald Schoen, potrebbe giocare a loro favore. Il docente di Sociologia politica dell'Università di Bamberg afferma: «Se il Piratenpartei vuole diventare una forza politica e parlamentare rilevante, è corretto e sensato che allarghi lo spettro tematico del suo programma al di là della Netzpolitik, la politica della Rete.

Trovare una posizione univoca in materie come economia, Europa ed esteri non è certo un'impresa facile vista la disomogeneità del gruppo che è approdato al partito attratto dalle sue istanze iniziali: il dibattito contiene un alto potenziale di conflitto». Fondato otto mesi dopo il partito madre svedese, l'organizzazione politica tedesca si è finora profilata lottando contro le perquisizioni online e il cosiddetto "trojan di Stato", tacciato di incostituzionalità dagli hacker del Chaos Computer Club, e contro la proposta di legge del ministro Ursula von der Leyen, soprannominata dai pirati Censursula, che prevedeva di bloccare tramite una pagina statica le pagine web contenenti immagini pedopornografiche e di creare liste nere gestite dalla polizia criminale. Il portavoce uscente del Partito dei pirati Christopher Lang ci dice: «È necessario compiere nuovi passi. Non bastano tre punti per conseguire le riforme sociali che riteniamo necessarie. Le nostre richieste principali, che restano la nostra priorità, si fondono automaticamente con altre realtà e ambiti di vita».

Nella capitale
A Berlino il partito ha ottenuto 15 seggi (più altri 56 nei consigli distrettuali) dichiarando in campagna elettorale di voler agevolare la concessione della cittadinanza ai migranti, bloccare la privatizzazione di servizi base come gas, elettricità e acqua, abbassare al 3 per cento la soglia di sbarramento per le elezioni regionali ed estendere il suffragio ai minorenni, nonché di impegnarsi in sede di Consiglio federale per far chiudere una centrale atomica all'anno. Gli slogan che si leggevano sui manifesti: «Le reti in mano agli utenti», «Privatizzare la religione», «Chiedete ai vostri figli perché votano Pirati». Al congresso federale del partito, che si è tenuto a Offenbach a dicembre, è stato deciso di integrare nel programma per le elezioni federali del 2013 una nuova posizione ufficiale su droghe e dipendenze e la richiesta dell'istituzione di una commissione di inchiesta per l'introduzione di un reddito minimo di esistenza, da sottoporre poi a referendum nazionale. Per non far pensare che i temi forti siano stati dimenticati, alla voce copyright i soci hanno deciso di precisare le loro richieste: i diritti personali dell'autore durano per tutta la sua vita più, al massimo, 10 anni; la copia per uso privato è permessa senza alcuna limitazione. Il presidente Sebastian Nerz ha salutato i compagni di pirateria dichiarando il loro approdo definitivo nella realpolitik.

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