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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2012 alle ore 20:04.

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Correva l'anno 1978 quando l'Italia più cupa si ritrovava stretta nella morsa del terrorismo. Il titolo del film di Margarethe Von Trotta, Anni di piombo, ne riassume al meglio l'atmosfera. Br, Unità combattenti, Ordine nuovo, Comunisti combattenti diventano sigle familiari per gli italiani, che alla sera apprendono dal tg i bollettini di uno stillicidio sanguinario. La crisi economica avvita il paese in una spirale perversa che sfocia nelle dimissioni del governo Andreotti.

E' in un crescendo di sangue, sulla scia delle stragi di Piazza Fontana (1969) , Gioia Tauro (1970) Peteano (1972), Piazza della Loggia (1974) e dell'Italicus (1974) che la strategia del terrore trova il climax: il 16 marzo 1978 in Via Fani il presidente della Dc - Aldo Moro - viene rapito dalle Brigate Rosse e 5 uomini della scorta vengono uccisi. Moro è il protagonista insieme ad Enrico Berlinguer del «compromesso storico» che dovrebbe portare il paese fuori dalla cupa spirale instauratasi e il più grande partito comunista d'occidente al governo.

L'Italia - alle prese con la crisi economica e gli scioperi, messa sotto scacco dalla strategia del terrore oltre che campo privilegiato per le azioni dei servizi segreti (1972 esecuzione del palestinese Wa'il Zu'ayter‎, 1973 la Strage di Fiumicino) - è un paese bloccato di fronte a un terribile shock. Camera e Senato votano immediatamente la fiducia al gabinetto monocolore Andreotti sostenuto da Pci, Psi, Pri. Francesco Cossiga è ministro dell'Interno.

Mentre la politica e il paese si interrogano fra fermezza o trattativa con i terroristi la legislazione tenta di adeguarsi alle esigenze investigative di lotta al terrorismo. Già a fine gennaio 1978 il ministro dell'interno Francesco Cossiga aveva emanato il decreto d'istituzione dell'Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e operazioni speciali), per la raccolta di informazioni «per il ristabilimento dell'ordine pubblico», per la prevenzione dei reati di terrorismo e contro la sicurezza dello stato.

Su questo scenario, con Cossiga nuovamente ministro dell'Interno, viene anche approvato pochi giorni dopo il rapimento di Moro il Dl 59 (21 marzo 1978, n.59, convertito dalla legge n. 191 del 18 maggio 1978) che impone la comunicazione di cessione di fabbricato da farsi all'autorità di pubblica sicurezza da parte di chiunque ceda la proprietà o il godimento o a qualunque altro titolo consenta «per un tempo superiore a un mese l'uso esclusivo di un fabbricato o parte di esso». In questo modo si cerca di contrastare l'utilizzo di appartamenti in affitto come covi per il terrorismo.

Il 9 maggio 1978 il cadavere di Moro viene ritrovato in una Renault rossa in via Caetani. Per 55 giorni il leader Dc è stato nascosto nella "prigione del popolo" di via Montalcini 8. La casa prigione - che in realtà era stata comprata e non affittata dalla terrorista Anna Laura Braghetti su incarico di Mario Moretti - venne scoperta solo nel 1984. La norma di vigilanza sugli affitti ha resistito per 34 anni, fino al giugno del 2012.

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