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Questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2012 alle ore 11:34.

Un filologo alcolista, una famiglia borghese, la Genova di De Andrè alle prese con il G8 e gli scritti del De Bergerac. In un variegato mix tra comico e tragico con il suo primo romanzo (La fine dell'altro mondo, minimumfax), Filippo D'Angelo racconta senza sconti i destini incrociati di casa Roncalli, ricca famiglia genovese di disadattati per agio.
«L'improbabile ricatto emotivo della famiglia perfetta era moneta corrente presso i Roncalli. Inconsapevoli carnefici, i genitori di Umberta e Ludovico coltivavano il fantasma tragico di ogni autentica coppia borghese: genitori ideali e figli ingrati». Protagonista è il ricercatore di belle speranze Ludovico – vuoto dottorando di Lettere alle prese con intuizioni retoriche dettate dai fumi dell'alcool – che trascina le giornate fra amplessi e masturbazioni d'ogni genere mentre Genova si prepara al G8 del 2001, uno degli episodi più bui della nostra storia recente. Solo la sorella, cui lo lega una reciproca attrazione incestuosa, lo riporta alla realtà morbosa e asfittica di un'intera generazione di esclusi «che non è neanche scesa in campo». «Se non fossi intervenuta io, le tue stronzate sull'uomo dei lupi avrebbero fatto epoca» lo sferza lei, irridendo le sue elucubrazioni da studioso senza futuro su un inedito di Savinien Cyrano de Bergerac. Tra riflessioni metaletterarie e un intreccio quasi da thriller, con le velleità del protagonista si dissolvono quelle dell'Italia intera, affascinata dal berlusconismo imperante. Se si escludono la lentezza di certe scene e la furba insistenza sulle descrizioni di performance erotiche, risulta pienamente positivo il bilancio di questo professore di letteratura Francese che con penna sicura sa sovrapporre piani di lettura e destini.
Filippo d'Angelo, La fine dell'altro mondo, minimumfax, Roma, pagg.328, € 15,00
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