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Questo articolo è stato pubblicato il 06 luglio 2012 alle ore 09:36.
Alessandro Piperno
È stata una lunga notte per molti dei protagonisti che ieri si sono contesi (su diversi tavoli: autori, editori, giurati) la 66° edizione del Premio Strega, il più prestigioso e il più chiacchierato premio letterario italiano. Al Ninfeo di Villa Giulia di Roma, gremito come non mai, la società letteraria si è data appuntamento per decretare, con i voti dei 400 Amici della Domenica (i giurati, che hanno risposto con il 94% dei voti espressi), il vincitore di una delle edizioni che, già alla vigilia e alla scelta dei candidati in cinquina, si profilava come una delle più combattute.
Alla fine ha vinto Alessandro Piperno con Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori), con 126 voti. Piperno ha vinto con soli due voti in più di Emanuele Trevi, autore di Qualcosa di scritto (Ponte alle grazie). Al terzo posto Gianrico Carofiglio con Il silenzio dell'onda (Rizzoli) (119 voti), quindi, più staccati e mai in gara Marcello Fois con Nel tempo di mezzo (Einaudi) (48) e Lorenza Ghinelli con La colpa (Newton Compton) (16).
Lo spoglio dei voti, con la diretta televisiva e lo scrittore Edoardo Nesi, ultimo vincitore, a scandire i nomi riportati sulle schede, è stato emozionante. Anche perché fino al penultimo blocco (i voti vengono riportati ogni 100, 200, 250, 300, 350, 400 schede) Trevi si era trovato in testa, e a un certo punto con un pacchetto consistente di preferenze.
Lo sprint finale di Piperno è stato però decisivo e così lo scrittore mondadoriano ha finito per stappare la bottiglia di liquore giallo.
Alcune considerazioni, al di là del mero dato numerico. Ha vinto un romanzo su cui è impossibile dire qualcosa di male: un romanzo letterario, di un autore di provata capacità. Non è certo sul piano della qualità che si possono fare eventuali recriminazioni. Al secondo posto un libro stranissimo, bellissimo, scritto con una forma ibrida a metà strada tra il racconto, il memoriale e il saggio metaletterario. Al terzo posto il primo romanzo "romano" di Gianrico Carofiglio, che abbandona il suo avvocato indagatore per scrivere una storia alquanto differente dai libri che lo hanno portato al successo. Dal punto di vista letterario, dunque, la vittoria di Piperno riconferma il romanzo-romanzo, più letterario che di intrattenimento. Tirano un sospiro di sollievo i librai, che da un Premio Strega tradizionale si attendono ora il boom di vendite estive: lo Strega è in grado di garantirle.
Il libro di Trevi sarebbe stata una sorpresa e una proposta ben più stimolante da molti punti di vista. Prima di tutto per l'editore (un marchio piccolo e raffinato, in seno al Gruppo Mauri Spagnol) e poi per la sua intrinseca portata. Forse una vittoria di Trevi avrebbe significato che può accedere all'alloro di un premio come lo Strega un libro di sperimentazione, poco digeribile per le grandi platee, ma sicuramente di elevatissima qualità culturale. E avrebbe dato seguito, un anno dopo la vittoria di Nesi con un libro tutto sommato analogo (Storia della mia gente, Bompiani è un lungo ricordo-rammarico-riflessione per la chiusura di un'impresa familiare nel tessile di Prato) a una linea interessante di sviluppo per la narrativa contemporanea. In ogni caso, anche questo testa a testa testimonia che la strada imboccata dalla Fondazione Bellonci nel rinnovare il premio, aprendolo a nuovi giurati non facenti parte del mondo letterario e rinnovando qualche membro della giuria troppo datato, è quella giusta. Avanti così.
C'è poi da esplorare la vicenda editoriale. La prova di forza di Mondadori è stata, tutto sommato, impressionante. Se è vero che nessuno era certo, nei vertici di Segrate, della vittoria (spesso invece, negli anni passati, lo spoglio era poco più che una formalità), la conferma di essere riusciti con un risicato vantaggio di tenere a bada due concorrenti temibili come Rizzoli (che, a quanto dicono, ha però fatto il pieno delle sue preferenze) e Gems (ancora non dentro questi meccanismi alla perfezione, ma che schierava un candidato fortissimo nella conoscenza dei giurati) e di non perdere nemmeno troppi voti di un concorrente interno ma penalizzato come Fois (che correva per la scuderia Einaudi), la dice lunga su come Mondadori abbia ancora un consenso tra gli addetti ai lavori quasi inscalfibile.Vana e poco utile la corsa di Lorenza Ghinelli, spiace dirlo. Far eleggere uno scrittore in cinquina e abbandonarlo totalmente a se stesso nel momento del voto non depone a favore né dell'autore, né dell'editore.
La parola passa ora ai banconi delle librerie: Piperno ha tutte le carte in regola per compiere un salto nelle vendite che, di solito, la fascetta Premio Strega regala.
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