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Questo articolo è stato pubblicato il 15 luglio 2012 alle ore 08:18.

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Sui quotidiani nazionali e internazionali dello scorso fine settimana ho letto con molta curiosità la notizia del sensazionale ritrovamento di addirittura cento disegni inediti – eseguiti, secondo gli autori della scoperta Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, dal giovane Merisi durante il periodo di apprendistato di quattro anni (1584-1588) compiuto presso il maestro Simone Peterzano a Milano – all'interno del famoso «Fondo Peterzano» del Castello Sforzesco di Milano, nucleo eterogeneo di 1.378 fogli com'è noto già scandagliato dai più grandi specialisti del pittore milanese (ad esempio, Mina Gregori e Maurizio Calvesi) e dai più rinomati studiosi di disegno lombardo del '500 (Giulio Bora).
Proprio Bora, in un interessante articolo pubblicato sulla rivista scientifica di storia dell'arte «Paragone» nel 2002 (numero 41-42, gennaio-marzo 2002), sottolineava come le sue meticolose ricerche non avevano portato sostanzialmente a nulla di concreto, se non a una prudentissima ipotesi attributiva al giovane Merisi per il Volto di vecchio e studio di panneggio (inv. B1802/34), anche se cautamente lo studioso concludeva la sua disamina critica asserendo che «Azzardare l'ipotesi che si possa trattare di una prova del giovane Caravaggio è al momento prematuro».
Alle vista delle fotografie dei presunti disegni inediti del giovane Caravaggio pubblicati dall'Ansa e riprese dai quotidiani ho letteralmente fatto un balzo sulla sedia, perché John Spike (storico dell'arte americano specialista di Caravaggio, College of William and Mary in Williamsburg, Virginia) e poi il sottoscritto hanno riconosciuto istantaneamente che tre di essi sono palesemente copie pedisseque e di fattura accademica tratte da due famose sculture, l'una di ambito pergameno (II secolo a.C.) e l'altra dei primissimi anni del '600.
Nei giorni successivi alla pubblicazione della notizia, la maggior parte dei pareri espressi dagli specialisti del Caravaggio interpellati dai media sono stati negativi o fortemente dubitativi, ma nessun studioso ha portato a supporto della propria opinione confronti visivi probanti in grado di smentire l'attribuzione al Merisi dei disegni.
Di quelli pubblicati dall'Ansa, tre non possono essere in alcun modo di mano del giovane Merisi durante l'apprendistato nella bottega del Peterzano (1584- 1588), non solo per motivi tecnico-stilistici (mancanza di qualità, tratto pesante e poco incisivo, cifra stilistica accademica e non naturalistica; e poi, al di là delle considerazioni meramente tecniche, come si fa ad attribuire al Caravaggio un disegno se non abbiamo una pietra di paragone certa, cioè un foglio di suo pugno sicuramente autografo perché firmato e citato nelle fonti antiche con cui istituire dei paralleli?), ma soprattutto perché si tratta palesemente di copie.

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