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Questo articolo è stato pubblicato il 09 dicembre 2012 alle ore 08:17.

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La prevenzione è uno dei cardini della nostra società. Uragani, inondazioni, tsunami, eruzioni vulcaniche non ci cadono più addosso per volere del fato avverso, ma sono fenomeni che abbiamo capito e che riusciamo, in larga parte, a prevedere. Ovviamente, questo non impedisce alla natura di scatenare la furia dei suoi elementi, ma ci permette di mitigare le conseguenze, limitando i danni. Oggi più che mai, sopravvive chi si premunisce e progetta i sistemi "sensibili" tenendo conto delle peggiori condizioni che è ragionevole aspettarsi. Questo non significa essere al riparo da tutto: eventi eccezionalmente violenti, ma estremamente rari, possono vanificare tutti i nostri sforzi.
Pensiamo allo tsunami dell'anno scorso di Giappone e alle sue conseguenze devastanti in un paese dove la prevenzione è quasi una religione. Molte località costiere, così come la centrale nucleare di Fukushima, avevano barriere progettate per resistere a tsunami paragonabili a quelli più forti registrati nella Regione. La furia del l'onda dell'11 marzo 2011 li ha resi inefficaci, sorpassati dall'evento eccezionale. Lo stesso è successo poche settimane fa a New York, messa in ginocchio da una tempesta di violenza senza precedenti. Per fortuna, l'uragano Sandy era stato studiato nei minimi dettagli, la sua traiettoria era stata prevista con buon anticipo permettendo di mettere in campo una serie di misure preventive che hanno sicuramente limitato il numero di vittime. Tuttavia, con il sistema di distribuzione dell'energia elettrica sott'acqua, non è stato possibile evitare il black out che ha paralizzato il centro nevralgico dell'economia mondiale. Una grande città senza ascensori, senza frigoriferi, senza riscaldamento, senza televisione, senza comunicazioni. Tutti ne hanno risentito … ed è prevedibile che tra 9 mesi di registrerà un picco di nascite. Telefoni in tilt, internet in affanno, Wall Street azzoppata hanno causato perdite indirette che raggiungono subito cifre a 9 zeri. Ora ci si interroga se l'eccezionalità della tempesta sia da collegarsi al cambiamento climatico e se sia il caso di premunirsi contro future possibili ripetizioni costruendo barriere a difesa della città. Il costo (sicuramente salato) del progetto sarebbe comunque inferiore ai danni che si possono prevedere per un prossimo uragano altrettanto violento.
In ultima analisi, tra i moltissimi danni creati da Sandy, il black out è stato quello che ha causato maggiori ripercussioni nella nostra civiltà così tecnologicamente vulnerabile. Quindi, mentre ci si preoccupa di progettare sistemi di distribuzione più resistenti agli uragani, ci si chiede quali altri eventi naturali possano avere conseguenze simili.
I black out non sono scatenati solo dalle inondazioni, un sole splendente può essere altrettanto preoccupante se decide di spedirci un pacco di energia in offerta speciale sotto forma di una coronal mass ejection particolarmente energetica. Si tratta di "sbuffi" del nostro Sole che liberano migliaia di tonnellate di particelle cariche che vengono scagliate nello spazio interplanetario e poi seguono delle autostrade magnetiche che regolano il traffico nello spazio tra i pianeti. Sono autostrade un po' curve che descrivono delle larghe spirali centrate sul sole. Solo alcune intercettano la terra, quindi solo una parte delle Cme registrate dagli strumenti in orbita arrivano a lambire la terra. In ogni caso abbiamo un campo magnetico che ci protegge e fa da scudo a questi pacchi di energia solare. I satelliti ce lo fanno vedere l'eroico campo magnetico che, colpito da questi schiaffi di energia, prima arretra, poi ondeggia vistosamente, alla fine si riprende per tornare in uno stato quasi normale. Nella maggior parte dei casi, solo una piccola parte delle particelle riescono a passare lo scudo, infilandosi nei poli del campo magnetico della terra, le uniche piccole aperture disponibili. Così hanno origine le aurore boreali, le spettacolari luci danzanti del grande nord. Alcune volte, però, quando il flusso di particelle è particolarmente abbondante, le conseguenze possono essere molto meno piacevoli. Intendiamoci, nessun essere umano è mai morto per un evento solare. La specie umana si è felicemente evoluta attraversando ignara migliaia di sbuffi del sole. È la dipendenza dalla tecnologia che abbiamo sviluppato negli ultimi decenni a renderci sempre più vulnerabili. Le particelle solari possono disturbare, e qualche volta danneggiare seriamente, i satelliti in orbita. Le stesse particelle, una volta penetrate nell'atmosfera possono causare correnti parassite lungo le linee di alta tensione, scaldando fino a fondere i magneti dei trasformatori che sono alla base del sistema di distribuzione dell'energia elettrica. Un trasformatore inutilizzabile ferma la distribuzione e lo spettro del black out è davanti a tutti. Non sono cose che succedono tutti i giorni, ma non sono neanche così rare: nel 1989 il sistema di distribuzione dell'energia elettrica in Quebec è stato messo KO da un evento solare intenso, ma certo non mostruoso. Anche se resta vero che le regioni più vicino ai poli sono le più colpite, la rete di distribuzione dell'energia elettrica è così interconnessa che un problema in Canada può avere conseguenze su gran parte degli Stati Uniti. L'eventualità di un black out prolungato a New York oppure di seri problemi con i satelliti Gps, che forniscono la temporizzazione di ogni transazione finanziaria sul pianeta, farebbero saltare il mercato a livello mondiale Gli analisti sono unanimi nel sostenere che gli effetti economici sarebbero dell'ordine del trilione di dollari. Meglio, molto meglio cercare di prevenire, irrobustendo i trasformatori e migliorando la rete di monitoraggio del sole per riuscire a individuare le Cme più pericolose. Abbiamo imparato e prevedere il tempo sulla terra, è ora che impariamo a prevedere il tempo nello spazio.

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